Porto di Beirut dopo l'esplosione avvenuta il 4 agosto 2020 (Fonte Wikimedia Commons)
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L’esplosione che ha coinvolto ieri pomeriggio Beirut ha provocato, ad ora, danni incalcolabili e numerosi morti e feriti. Coinvolti (forse) anche dei militari italiani

Beirut e il Libano sono abituati alle tragedie: guerre e scontri inter-religiosi hanno insanguinato il Paese dei Cedri da decenni ormai. Da pochi anni una parvenza di normalità stava facendo ben sperare in uno sviluppo economico avviato anche grazie ai fondi degli altri paesi arabi e dell’Unione Europea (in primis la Francia). 

Prima il Coronavirus e ora un’esplosione, nel tardo pomeriggio di ieri, che non ha precedenti nella storia di Beirut. 

L’esplosione che ha devastato Beirut

Uno stock importante di nitrato di ammonio (NH4NO3), prodotto principalmente nel Deserto di Atacama (Cile), si trovava custodito in un deposito nel porto della capitale libanese. Materiale sequestrato negli anni precedenti da una nave ma mai stoccato a dovere: sembrerebbe che da questo deposito sia partita la deflagrazione che ha incenerito mezza Beirut. 

Un’esplosione così potente da essere stata udita nell’isola di Cipro, distante ben 200 km. Si parla, infatti, di più di 2000 tonnellate di esplosivo. 

Ad ora, sono circa 100 i morti e 4mila le persone rimaste ferite (tra le quali sembrerebbero trovarsi anche due nostri militari). 

Chi può lasci la città

Hamad Hasan, Ministro della Salute del Libano, ha consigliato di lasciare immediatamente la città a causa dei materiali pericolosi sprigionatisi nell’aria dopo l’esplosione. A lungo termine potrebbero avere effetti anche mortali.

Trump smentito dalla Difesa

Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, così si è espresso in merito all’incidente: “Ho incontrato i nostri generali e sembra che non sia un incidente industriale. Sembra, secondo loro, che sia un attentato, una bomba di qualche tipo“. Subito dopo, però, il Ministero della Difesa lo ha smentito, affermando che non ci sono elementi per poterlo affermare. 

Inchiesta in atto

Dopo una riunione d’emergenza del Supremo Consiglio della Difesa libanese è stata aperta un’inchiesta ufficiale per appurare quanto sia successo in realtà. Non sembrerebbe un attentato anche se sia Israele sia Hezbollah (il Partito di Dio) si sono lanciate accuse reciproche di essere gli autori materiali di questa immane tragedia. 

L’Italia e il Libano

Il legame tra Italia e Libano è profondo e di lunga durata: in Libano sono schierati diversi reparti delle nostre Forze Armate, parte integrante della missione Unifil (Risoluzione 425 dell’ONU del 19 marzo 1978). Attualmente, ci sono 1076 caschi blu italiani nella zona di confine tra Israele e Libano. 

L’attenzione del nostro paese, dunque, per tutto ciò che succede nell’area è comprensibilmente molto alta. 

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, così si è espresso su Twitter

Le terribili immagini che arrivano da Beirut descrivono solo in parte il dolore che sta vivendo il popolo libanese. L’Italia farà tutto quel che le è possibile per sostenerlo. Con la Farnesina e il ministero della Difesa stiamo monitorando la situazione dei nostri connazionali“.

In un altro tweet, questa volta proveniente dal Ministero degli Esteri, il Bel Paese ha espresso vicinanza “agli amici libanesi in questo momento tragico. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione“. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.