Impianti Cocleari, Protesi ed altre Tecnologie contro la sordità
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Interventi tempestivi e Tecnologie avanzate adottate in centri d’eccellenza possono restituire buoni livelli di udito

Giornata Mondiale dell’Udito: il 3 marzo l’AGUAV ricorda le possibilità dell’uso di protesi acustiche mini invasive e tecnologici impianti cocleari.

Le cifre dell’epidemia di sordità nel mondo

Nascere con problemi di udito sta diventando sempre più frequente, così come diventare sordi anche in età successive. Le stime delle società scientifiche riportano 220.000 impianti cocleari effettuati in Europa, mentre gli impianti di tali apparecchiature in Italia sono circa 3.000 ogni anno. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nello scorso anno i sordi erano 466 milioni, ma il dato preoccupante è che le previsioni sono terribili. Si prevedere che le persone con deficit elevati di udito saranno 630 milioni nel 2030 e addirittura 900 milioni dopo altri 20 anni. È palese che è in atto una vera e propria epidemia planetaria di sordità, le cui cause sono ancora da chiarire pienamente, ma che ha indotto l’OMS ad organizzare una giornata mondiale per l’udito, che ricorre il 3 marzo di ogni anno. Lo scopo dell’evento è la sensibilizzazione sui rischi per la perdita di udito e sulla necessità di prevenzione. Ovviamente, in questa occasione si informa la popolazione sulle possibilità di recupero offerte dalle protesi innovative disponibili e sugli impianti cocleari intracranici.

Protesi altamente tecnologiche

Le protesi cocleari consistono in una sezione esterna, contenente un microfono ed un trasduttore, ed una interna, impiantata sotto la calotta cranica. La parte interna riceve i segnali dal microfono e li trasmette attraverso impulsi elettrici direttamente ai nervi acustici.

Per i bimbi in cui la sordità si è riscontrata in tenera età è utile l’impianto precoce, così da sfruttare la plasticità del cervello nell’interpretare i suoni attraverso il dispositivo elettronico. L’impianto cocleare può ovviamente essere effettuato solo in centri altamente specializzati, che solo il terzo livello audiologico può garantire.

Metodiche avanzate per la cura della sordità

Il metodo adottato in uno dei centri più evoluti è quello “protesico-cognitivo”, messo a punto dal dott. Burdo del dipartimento di Audiovestibologia di Varese, diretto dalla dottoressa Eliana Cristofari.L’attività sul paziente non si limita all’ambito chirurgico, ma tende ad attivare il cervello e portarlo a riconoscere al meglio i segnali che l’elettronica gli invia. Il protocollo adottato prevede l’intervento al primo orecchio, seguito a distanza di 12-18 mesi da quello bilaterale. Dopo varie sedute logopediche, il paziente in precedenza totalmente sordo generalmente acquista l’ascolto incidentale, la funzione più difficile da acquisire. L’ascolto incidentale è descrivibile come percepire che qualcuno ci chiama mentre siamo impegnati in un altro compito.

La disponibilità di impianti cocleari e di centri adeguati per effettuarli non è però uniformemente distribuita sul territorio italiano. In Campania, uno dei centri di eccellenza per l’impianto è presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, presso la UOC di Otorino, diretta dal Prof. Carlantonio Leone.

Il cervello è un organo da “tenere acceso”, tanto che la prolungata deprivazione del suono provoca declino cognitivo e depressione, con la conseguente riduzione della capacità lavorativa.

In mancanza di intervento chirurgico per l’impianto, la mancanza di stimoli neuronali uditivi provoca una riorganizzazione plastica delle connessioni neuronali della corteccia, chiamata riorganizzazione cross modale, che porta la parte del cervello dedicata al parlato a trasformarsi in corteccia visiva, deputata quindi alla vista e non all’udito. Ciò causa un danno irreversibile.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.