Imprese: fondamentale investire ancora nell’Industria 4.0

Nonostante i primi risultati positivi registrati con la riforma del Governo sull’Industria 4.0 e tirando un po’ le somme sulla situazione economica dell’Italia, sui rischi che corre il paese e su quanto fatto fin ora, è importante sottolineare che il Governo non può tirarsi indietro, ma che deve continuare a garantire agevolazioni alle imprese, ed in particolare alla Pmi, perché c’è ancora tanta strada da percorrere.

159
Office
adv

Nonostante i primi risultati positivi registrati con la riforma del Governo sull’Industria 4.0 e tirando un po’ le somme sulla situazione economica dell’Italia, sui rischi che corre il paese e su quanto fatto fin ora, è importante sottolineare che il Governo non può tirarsi indietro, ma che deve continuare a garantire agevolazioni alle imprese, ed in particolare alla Pmi, perché c’è ancora tanta strada da percorrere.

Il Documento di Economia e Finanza per il 2019 prevede un rapporto deficit/Pil allo 0,9%, se la situazione prevista dagli esperti per il 2018, non accennerà a cambiare.

Come si può cercare di arginare questa previsione?  Secondo gli esperti, l’unica possibilità per ridurre questo dato sarebbe un appropriato quanto imponente piano industriale, incentrato sulla crescita, sugli investimenti e in particolare sul ramo tecnologico.

Nonostante i primi dati positivi, ottenuti con l’intervento del Governo rispetto al piano Industria 4.0, bisogna riflettere in maniera approfondita sull’attuale situazione del Paese e tirare anche un po’ le somme rispetto a quanto fatto e anche a quanto ancora c’è da fare. Innanzitutto è di estrema importanza continuare a favorire l’innovazione, soprattutto tecnologica, e crescere e creare sempre più posti di lavori.

Il fattore preoccupante è che l’attuale situazione di campagna elettorale rischia di alimentare una generale mancanza di consapevolezza riguardante le criticità nazionali ed internazionali: infatti l’Italia deve mostrarsi all’altezza degli altri Paesi industrializzati, altrimenti si rischia un nuovo shock sistemico, come quello accaduto prima della globalizzazione.

Inoltre, è opportuno concentrarsi su temi riguardanti lo sviluppo delle imprese e l’Industria 4.0, tenendo presente alcuni punti salienti del Piano emesso dal Ministero dello Sviluppo sull’Industria e le Imprese 4.0, grazie al quale, la politica industriale è stata riportata al centro dell’agenda del paese. Soprattutto il Governo ha stanziato risorse appropriate per rilanciare le imprese italiane, specialmente le Pmi, con la legge di bilancio 2017 che ha messo a disposizione circa 20 miliardi di euro, da sommare ai 10 miliardi stanziati nell’ultima legge di bilancio. Parliamo, in totale, solo negli ultimi due anni, di 30 miliardi di euro messi a disposizione per favorire l’adeguamento e la formazione digitale e tecnologica per le imprese del nostro paese.

Un investimento assolutamente proficuo, come confermato dalla ripresa degli investimenti da parte delle imprese e dalla rinnovata crescita degli ordini interni registrati nel 2017.

Sebbene, quindi, i primi dati siano incoraggianti, quanto fatto fin ora non basta e il Governo non può assolutamente tirarsi indietro dal processo di adeguamento tecnologico e strumentale rivolto alle imprese.

Secondo il Ministro dello Sviluppo Economico Calenda uno dei primi passi da compiere dovrebbe essere, ad esempio, rifinanziare il Fondo Centrale di Garanzia per il 2019 con un investimento di 2 miliardi di euro, per potersi assicurare all’incirca 50 milioni di crediti destinati agli investimenti delle imprese, ma soprattutto delle Pmi.

Infatti, elemento essenziale, sarà sostenere l’investimento delle imprese private affinchè possano acquisire competenze e strumenti nell’ottica dell’Industria 4.0. In concreto bisogna stanziare all’incirca 400 milioni di euro aggiuntivi all’anno da destinare agli Istituti Tecnici Superiori.

L’acquisizione delle competenze 4.0 è un investimento strategico in vista di una crescita economica duratura nell’intera Italia che cerca di raggiungere un obiettivo stimato su almeno 100.000 studenti iscritti entro il 2020. Basti, infatti, pensare che ad oggi gli studenti iscritti all’ITS sono all’incirca 9000, rispetto alla Germania in cui ne sono sono quasi 800mila.

Altro punto importante, su cui soffermarsi, sono i competence center, il cui obiettivo sarà quello di fondare una vera e propria rete nazionale, dedicata allo sviluppo ed al trasferimento di tutte le competenze digitali e ad alta specializzazione ed ispirato dal “modello del tedesco Fraunhofer e dell’inglese Catapult”.

Sarà anche opportuno rendere strutturale lo strumento del credito di imposta sulla formazione 4.0, che è al momento previsto, ma solo in forma sperimentale.

Diventa inevitabile, affrontando il tema dell’Industria 4.0, analizzare la questione del lavoro, e più nello specifico, dei contratti e dell’organizzazione del lavoro stesso.

Rispetto ai contratti è opportuno incoraggiare un vero e proprio decentramento contrattuale, fondamentale per migliorare la produttività a livello non più solo territoriale, ma anche di sito e di rete.

Quest’azione è strettamente correlata anche con i nuovi dibattiti sui contratti perchè potrebbe essere il presupposto per il patto con le fabbriche, per porre al centro dell’attenzione la produttività e l’innovazione delle imprese, in particolare delle Pmi.

Per quanto riguarda, invece, il tema dell’organizzazione del lavoro, è inevitabile affrontare il discorso del rischio di automatizzazione e dell’eventuale e progressiva digitalizzazione delle mansioni, che rischierebbe di ridurre il lavoro, andando incontro alla riduzione del valore del lavoro che va contrastata con la capacità di costruire nuove tutele e diritti sociali, tra cui argomento centrale è quello del salario minimo legale, per i settori non coperti da nessun tipo di contrattazione collettiva.