I ragazzi del Teatro
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Improvvisazione teatrale, una passione in espansione; tra emozioni e sentimenti, spazio all’impulso creativo

La suggestiva scenografia del Teatro Instabile Napoli (TIN) “Michele Del Grosso”, al Vico Fico al Purgatorio ad Arco 30, ha visto l’esibizione dei partecipanti, a coronamento dei rispettivi anni di corso della Scuola di Improvvisazione Teatrale “Coffee Brecht”.

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La rassegna, denominata “Chicchi di coffee”, si è svolta il 7,8 e 9 giugno, è stata curata dalla stessa scuola, con sede in via Nilo 20.

Saggio di fine corso

Abbiamo assistito al saggio di fine corso del terzo anno, tenutasi sabato 8 giugno, sotto la sapiente regia di Giorgio Rosa, precursore dell’improvvisazione teatrale a Napoli.

In scena  Agostino, Alessandro, Gennaro, Laura, Luigi, Marianna, Serena, Stefania, Valentina e Valeria, si sono esibiti coinvolgendo i numerosi partecipanti, direttamente  chiamati in causa per le proposte  delle esibizioni susseguitesi.

Giorgio Rosa

Diretti dal Maestro Marco Biondi e coordinati da Martina Di Leva, Mago (al secolo Massimo Magaldi) e Diego Purpo, gli improvvisatori hanno iniziato con alcuni esercizi di riscaldamento e all’incitamento di “Uno, due e tre IMPRO’!”, capitanati da Giorgio Rosa e seguiti dal pubblico tutto, si sono preparati al clima della sfida.

Una sfida tra due gruppi, ciascuno di cinque frequentatori del terzo anno, denominati “PAGURI AZZURRI”, da un lato, e “SQUALI ROSSI”, dall’altro.

Come ogni competizione che si rispetti, anche quella in argomento ha avuto un giudice. Inflessibile e severo, Antonio Lubrano, già parte integrante di Coffee Brecht, è stato investito, con plebiscitario gradimento, del ruolo.

Marco Biondi

L’incipit, quindi, è stato un verso della voce che doveva permettere di individuare un mestiere; dal campanaro al cane, dal fabbro al pilota di formula uno, dalla doppiatrice al capo claque, si sono susseguite improvvisazioni che hanno iniziato immediatamente a trascinare il pubblico.

Giorgio Rosa ha chiamato, poi, ad esprimere con una posizione del corpo (quasi un esercizio di sinergologia) una figura. Un albero; la meraviglia;  il perdono; l’omicidio; marameo; il bacio, hanno avuto, ciascuno, un’interpretazione estemporanea. Davvero interessante e godibile l’esternazione di ciascun partecipante.

Martina Di Leva

Pur senza una trama, un canovaccio, una precisa strategia, come impone l’arte dell’improvvisazione teatrale, lo spettacolo è continuato con il “pescare”, da una boccia di vetro, un bigliettino.

Prima di accedere ai posti, ciascun componente del pubblico aveva scritto un pensiero o una frase, su un tagliando inserendo, quindi, lo stesso nella boccia citata. In pratica, l’estrazione del biglietto in argomento, avrebbe preso la connotazione dell’input per l’improvvisazione da rappresentare.

“Venerdì è bello”, “Liberi liberi”, “L’amante”, “La soddisfazione”, “Perdere le chiavi di casa”, “Storia d’amore”, “Incazzato nero”. I vari temi estratti dall’urna.

L’improvvisazione teatrale all’opera 

Sulla scena irrompono, sempre seguendo la creatività insita nell’improvvisazione, disperazione e consolazione; l’avvio di un bambino ad essere adulto con un “carico di responsabilità”; similitudini dei giudizi con “cariatidi che guardano statue moderne”; Cupido, con l’arco, scaglia una freccia contro “un cuore dal fondo tenero” o “nel deretano di un obeso di cinquantatre anni”.

La pronta, magistrale, a volte addirittura previdente e incoraggiante insieme, sapienza di Giorgio Rosa, sempre in agguato per dipanare matasse che sembrano ingarbugliarsi, è una sorta di improvvisazione nell’improvvisazione. Un valore aggiunto ad uno spettacolo che prosegue con i “cavalli di battaglia” delle due squadre sfidanti.

Gli “Squali Rossi” si cimentano in “Spazi emozionali”. La scena suddivisa, idealmente, in tre collocazioni, attraverso cui ci si adatta alla “subornazione”, alla “libidine” ed alla “vergogna”. Un continuo passaggio “saltellando” tra entusiasmi, pudori ed istigazioni; una sorta di emozioni ambientali.

I “Paguri Azzurri” propongono la soluzione di un omicidio, con l’ausilio della “Polizia del Vomero” che rinviene diversi reperti sulla scena del delitto. Da trucioli, probabilmente prodotti da una sega, ad una macchia di nutella, risultato di un coltello che l’ha spalmata. l referti, sull’esistenza delle prove e delle possibili arme del delitto, indirizzano le indagini su svariate spiegazioni e in diverse direzioni.

“Il moscio cerca moglie”, “Tengo fame”, “L’inno ucraino” e un improbabile, ma riuscito connubio tra la fiaba di Biancaneve e “uomini diversamente alti”, contaminata da “Gigi la trottola”, con la mela che viene messa a canestro, avviano alla fine di una serata, testimone della assoluta evidenza di una passione, collante di più menti e condivisa, senza alcuna preclusione, da ogni tipologia di cultura.

L’apprezzato epilogo viene “catturato”, dalla sagace regia, come espediente per un’improvvisazione con limiti temporali. Prima in un minuto, quindi in trenta secondi poi in quindici e, infine, in cinque secondi appena, il congedo diventa un esilarante spettacolo nello spettacolo.

Il verdetto finale, sulla scorta dei voti raccolti, in base all’alzata di cartoncini rossi e azzurri, al termine di ciascuna prova, è emesso  da Antonio Lubrano, sancendo la vittoria, di misura, di una delle due squadre contendenti.

Il giudice stesso resta coinvolto nell’entusiasmo finale che contagia tutti sulla scena. In fin dei conti ne ha ben donde; “Chi pronuncia la sentenza deve essere colui che cala la spada”, diceva il lord di “Grande inverno”, ma in questo caso, per fortuna, ad Antonio tocca solo decretare  e calare il sipario.

Casting il 21 giugno 

Il prossimo 21 giugno, alle 20,00 presso la sede di via Nilo numero 20, è in programma il casting per accedere al primo anno di improvvisazione teatrale. “Coffee Brecht” attende e accoglie tutti coloro volessero partecipare.

“Si dichiara che in quanto esposto non è ravvisabile nessuna intenzione a compiere alcuna violazione del copyright

Lucia De Martino