In crisi anche il mercato del latte e dei latticini a causa del coronavirus
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Ai tempi del coronavirus molte aziende, sia piccole che grandi, stanno avendo problemi a proseguire i loro affari

A causa del COVID-19, soprattutto nelle aree più colpite, numerose aziende hanno chiuso, oppure sono in gravissima difficoltà. La causa? Alcune delle linee produttive del latte fresco ed i latticini in generale, si trovano nelle aree più colpite dal virus, costrette quindi a restare ferme. Inoltre, a colpire il settore contribuisce anche la chiusura delle pizzerie e dei ristoranti già da diverse settimane. Ciò ha comportato un’enorme riduzione dei consumi, con la conseguente scarsa richiesta di mozzarella. Ahimè, la mozzarella che compriamo per fare le pizze in casa, oppure il latte per fare i dolci non sono sufficienti a coprire i cali registrati in questi giorni.

Colpiti su più fronti

Per molti caseifici, le pizzerie costituiscono circa il 40% del fatturato. Inoltre, a causa delle chiusure, ma anche alla coincidenza con il periodo florido della mungitura, si ha avuto una sovrapproduzione del 10% per un totale di 7,5 tonnellate di latte in eccesso. Normalmente, in questo periodo, vi è sovrapproduzione di latte e formaggi, ma ora i caseifici e le industrie, tra personale dimezzato, nuove norme che rallentano la produzione e la ristorazione quasi totalmente chiusa, non riescono a reggere l’emergenza. Insomma, l’economia del latte sta rischiando di incepparsi. Il latte in eccesso da smaltire, i prezzi potenzialmente in calo vertiginoso, la mancanza di aiuti da parte del governo ed il bestiame che rischia di ammalarsi in caso di una produzione ribassata costituiscono un danno dal quale l’intero settore potrebbe non risollevarsi più.

Diminuire la produzione?

È stato chiesto di abbassare la produzione ad alcune aziende leader del settore. Sfortunatamente, questo è il periodo dell’anno in cui il bestiame produce di più e rallentare la produzione vuol dire creare uno scompenso alle bestie, che potrebbero impiegare ben otto mesi a riprendersi. Ovviamente di mandarle al macello non se ne parla, visto che le mucche da latte vengono avviate al macello solo quando concludono il ciclo riproduttivo.

I problemi

Sono tre i fattori che influenzano il mercato del latte:

  • questo è il periodo dell’anno in cui si produce più latte;
  • in questo momento la richiesta è di formaggi a pasta filata e freschi è scarsa;
  • le linee produttive di chi produce latte fresco, UHT e formaggi, si trovano spesso nelle aree più colpite dal Coronavirus e sono in buona parte ferme.

Insomma, non si sa quanto e se crollerà il prezzo del latte sul mercato (attualmente è di circa 35 centesimi al litro).

Ad amplificare ulteriormente la crisi del settore, l’export di latte e formaggi italiani è diminuito. Questo perché i compratori esteri ritengono che la merce proveniente dall’Italia possa trasmettere il virus, o comunque restano diffidenti.

Il campo del latte e dei formaggi freschi è sul punto di esplodere. Al momento, tuttavia, nessuno ha avanzato soluzioni percorribili e non ci resta che aspettare e vedere se verranno messe in campo serie misure per contenere la crisi.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.