In Mongolia tre nuovi casi di peste bubbonica
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Dopo il nuovo Coronavirus ritorna la peste bubbonica

Nelle ultime settimane, in una città della Mongolia Interna, sono stati registrati tre casi di peste bubbonica. Le autorità cinesi hanno già attivato lo stato di allerta, ma tutt’oggi non è ancora ben chiaro come sia avvenuto il contagio.

Il ritorno della morte nera?

Nella città di Bayannur, situata a nord-ovest di Pechino, sono ufficialmente stati registrati tre casi di peste bubbonica. L’ultimo contagio risale a pochi giorni fa, mentre i primi due casi sono stati identificati la settimana scorsa. Due fratelli (16 e 27 anni), si sono ammalati di peste bubbonica dopo aver consumato carne cruda di marmotta. Con il terzo caso, le autorità cinesi hanno deciso di emettere un allerta di livello tre, su un sistema di 4 livelli, che durerà fino alla fine dell’anno. Tutt’ora è ancora ignota la modalità con cui il terzo paziente si sia ammalato.

Caratteristiche ed eziologia della peste bubbonica

La peste bubbonica è causata dal batterio Yersinia pestis ed è una delle malattie infettive più letali della storia. Generalmente la trasmissione avviene mediante dei vettori animale-uomo, in questo caso pulci parassite di roditori, ratti, scoiattoli e marmotte. Questa malattia ha un’origine molto antica e a causa della sua letalità è stata rinominata “la morte nera”. L’ultima pandemia di peste è cominciata sempre in Cina a fine ‘800. Da qui si è diffusa in tutto il globo contagiando oltre 30 milioni di persone e uccidendone 12 milioni.

La peste bubbonica è la forma più comune di peste. Oltre alla bubbonica c’è quella polmonare e quella setticemica. Generalmente, la malattia si manifesta in seguito alla puntura di pulci o per contatto diretto tra materiale infetto e lesione cutanee. I sintomi principali sono i bubboni (da qui il nome), ingrossamenti infiammati neri e maleodoranti delle ghiandole linfatiche, febbre, brividi, mal di testa e debolezza. In questa forma, la malattia non si trasmette da persone a persona.

Terapie

Attualmente non esiste un vaccino contro la peste, pertanto, è fondamentale identificare la patologia tempestivamente così da poterla trattare con gli appositi antibiotici. Se non trattata in tempo può trasformarsi in peste polmonare, che provoca una polmonite e in questo caso può essere trasmessa da persona a persona tramite aerosol.

Il nuovo caso di peste bubbonica

Con la conferma del terzo caso di peste bubbonica in Mongolia, le autorità sanitarie stanno incoraggiando le persone ad adottare misure precauzionali per ridurre al minimo il rischio di trasmissione. Tra queste, ovviamente è sconsigliato il consumo di animali che potrebbero causare infezioni, soprattutto se consumati crudi. L’autorità sanitaria a riguardo ha riferito: “Al momento, esiste il rischio che un’epidemia di peste si diffonda in questa città. I cittadini dovrebbero quindi migliorare la propria capacità di autoprotezione e segnalare prontamente condizioni di salute anormali”. Sebbene non si sappia ancora come il paziente sia stato contagiato, le autorità ipotizzano che il responsabile sia la marmotta, roditore che viene consumato in alcune parti della Cina. Già in passato, questo animale ha causato epidemie in queste regioni. Non a caso, si pensa che questo animale abbia causato l’epidemia di peste polmonare del 1911 uccidendo circa 63 mila persone nel nord-est della Cina.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.