Italia e Dcpm
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Non capita spesso, nella storia di un paese, di vivere nell’incertezza e di fronte a un governo che non ha risposte concrete, in balia di un futuro incerto e falcidiati dall’Unione Europea

Un popolo eterogeneo, allibito e spaventato che cerca di reagire per trovare una via di ripartenza da un punto di vista economico, nonostante non si sia ancora usciti pienamente dalla crisi pandemica, che ci ha costretto a modificare radicalmente le nostre abitudini quotidiane e lavorative.

Un palliativo  potrebbe trarci  in salvo da tutte queste incombenze che ci sono piovute addosso?

Suscettibili le emozioni che si sono alternate e che spesso ci hanno lasciato sospesi nel vuoto di risposte che non sono arrivate o che sono state lacunose e poco comprensibili alla stragrande maggioranza delle persone non addette ai lavori. Intendendo con non addette ai lavori tutta la popolazione che si è vista investita di una miriade di notizie a volte in netto contrasto tra di loro e che hanno generato paure e incertezza latente nel futuro prossimo.

Quale sarà il  futuro che ci aspetterà?

Questo trimestre ci ha lasciato  l’incertezza e il guardarci con occhi di sospetto, e volti coperti da mascherine che non lasciano trapelare parte delle nostre emozioni.

Un dilemma, la ricerca di un antidoto che dia speranze a cui aggrapparsi. Intanto, con abnegazione e espedienti si cercano risposte e soluzioni, la grinta e la  tenacia che contraddistinguono il popolo italiano è l’unica consigliera, da sempre l’Italia è una nazione che fa della caparbietà il motore principale della sua forza di ripartenza.

Cercando una coesione su tutto il versante politico si è cercato di correre su uno stesso tracciato al fine di sopperire alle carenze di qualcosa che non ci si aspettava avesse tale grave natura distruttiva.

I rappresentati politici della classe dirigente della nostra nazione Italia,cercando di mettere da parte, non sempre con buoni risultati, ha cercato di andare fino in fondo a quelli che sono i territori dell’economia europea.

Perché non dobbiamo dimenticare che la sede principale dell’Unione Europea e la sala di comando che gestisce il fondo economico del continente Europa, non è proprio vicina all’Italia (si vedano le idee di Francia Germania e il paradisco fiscale dell’Olanda),che non ci favoriscono con la giusta propensione risolutiva.

Sul fronte economico lavorativo e produttivo ci trovavamo già in una fase che zoppicava da tempo, in cui si erano creati degli ammortizzatori sociali, nella speranza di spostare ad un tempo più lungo il possibile viatico fattivo.

In realtà il reddito di cittadinanza e il reddito di emergenza sono solo palliativi che hanno tanto del sapore raffigurativo dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia. Ma ad essere obiettivi, procrastinare non vuol dire risolvere né aggirare l’ostacolo alla lunga si dimostra una scelta saggia.

Si cerca una soluzione economica e fondi dall’Europa che però non devono trasformarsi in un cappio senza possibilità di salvezza per la nostra nazione. Sulla carta gli aiuti  dall’Europa stanno arrivando ,nella speranza che però non si fermino, come spesso accade, nei piani alti, per aiutare questo o quell’amico, l’Italia deve ripartire dal basso con la giusta solidarietà economica alla piccola e media imprenditoria, che poi è il vero propulsore che fa girare davvero l’economia. Quello che ci vuole è saggezza, lungimiranza e razionalità.

Covid tax: per alcuni esercenti tassa aggiuntiva per la sanificazione

Ci aspettiamo liquidità, meno tasse e agevolazioni fiscali in tutte le nostre attività… in questa emergenza compare la covid tax una voce su alcuni scontrini sotto forma di contributo aggiuntivo per spese affrontate da parte dell’esercente, i quali sono d’accordo nell’applicare la tassa aggiuntiva per i consumatori, il rimborso prevede i costi dei dispositivi di protezione.

Il Codacons denuncia la tassa delle sanificazioni imposte da numerose autofficine ai loro clienti per riparazioni, tagliando alla propria autovettura: è inaccettabile il pagamento di questa imposta che è già previsto nel credito d’ imposta del 60% per il recupero necessario di queste risorse di sanificazione e adeguamento dei locali.

Come uscire da questa empasse, sembra tutto così surreale, e il governo  dovrebbe tutelarci e non confonderci con infiniti DPCM poco chiari e a volte contradditori.

Si spera di uscirne al più presto guardando a questo periodo con distacco e vincenti.

Maria Carannante