Incubatori d’impresa e coworking, l’Italia divisa in due

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incubatori d'impresa
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Un ambiente attrezzato e tutelato per nuovi progetti imprenditoriali

Un Incubatore d’impresa è un ambiente in cui le nuove aziende sono in grado di accelerare le proprie start-up, tutto ciò attraverso una serie di servizi che ne agevolano la partenza ed anche la futura crescita. Anche in questo caso purtroppo la forbice Nord-Sud si allarga, è stimato infatti che circa il 60% degli incubatori italiani è composto da un’azienda privata, contro il 15,4 di natura pubblica, ed è concentrata nel nord del nostro paese. La Lombardia è la regione italiana prima per presenza di queste strutture.

Per gli amanti della memoria storica, un esempio lampante di come questa forbice che distanzia l’Italia non abbia avuto sempre lo stesso andamento ci viene dalla storia del Regno Delle Due Sicilie. Il Regno fu governato da popoli diversi a fasi alterne in particolar modo dall’inizio del 1700 alla fine del 1800 ci fu un primo periodo Borbonico, a cui si alternò un decennio francese per poi concludersi con la Restaurazione Borbonica. Queste dominazioni portarono nello Stivale D’Italia innovazione nel mondo dell’organizzazione del lavoro.

Ci furono Precise linee d’intervento, a testimonianza di ciò, nel 1808 furono istituiti in Campania nel regno delle due Sicilie, il Reale Istituto dell’Incoraggiamento, e la Giunta delle Arti, manifatture ed industria del Regno. Tornando ai giorni nostri, secondo le statistiche nate da uno studio  realizzato dal Politecnico di Torino in collaborazione con Italia Startup e con il supporto di Cariplo Factory, Compagnia di San Paolo, Impact Hub Milano, Make a Cube³, Social Fare e Social Innovation Teams, la Lombardia occupa il primo posto per quantità di incubatori attivi, i due terzi delle start-up sono nel campo dei servizi, informazioni e comunicazioni, il 40%nel campo delle attività professionali, scientifiche e tecniche.

 Il Coworking, cosa è e come funziona.

Per parlare di Coworking bisogna tenere conto di vari aspetti.

Il primo è il luogo in cui si svolge questo lavoro, è questo uno spazio condiviso, che offre alle varie figure, professionisti, lavoratori indipendenti, e alle start-up, la possibilità di esercitare in una sede di lavoro partecipato, avendo a parità di altri ma in piena autonomia, un ufficio e i servizi che esso offre senza vincoli e senza dover sostenere i costi di spese fisse, come utenze e manutenzione, o un contratto a lungo termine.

Un altro aspetto del coworking, è esplicito nella traduzione della parola, lavoro condiviso, e quindi è uno stile lavorativo, che prescinde dal luogo, ma che comprende anche di una filosofia di vita. Nonostante si condivida un luogo si rimane indipendenti, infatti spesso coloro che fanno coworking non sono in genere impiegati della stessa organizzazione.

È infatti un servizio destinato a singoli e a team di professionisti, designer, creativi, maker, programmatori. In effetti è un’alternativa all’ufficio tradizionale, quindi gli elementi sono: possibilità di utilizzare un luogo di lavoro in uno spazio comune e multidisciplinare per vivere diversamente, con la massima elasticità e per il tutto il tempo che abbisogna, con strumenti di lavoro, idee ed esperienze, progetti, creando sinergie, contaminazioni e collaborazioni.

È possibile rilevare come questi spazi e questi metodi nuovi di lavoro spesso vengano usati per creare sinergie rivolte al sociale.

Per concludere, un’altra pillola di storia delle nostre origini, che ci fa riflettere quanto già in passato sai era cercato attraverso il lavoro una parità sociale.

La Casa Reale che sovraintendeva al Regno Delle Due Sicilie a metà del secolo diciannovesimo, cerco di creare sinergie lavorative tra i vari settori, fu molto attenta al sociale, per il bene del proprio popolo, ma anche per mantenere alti gli equilibri tra i lavoratori e sedare prima che nascessero, dei malcontenti.

Diede anche una svolta all’emancipazione delle donne favorendo il lavoro femminile. I due aspetti ben si fusero in una iniziativa che consentiva a ragazze provenienti al Real Albergo Dei Poveri di Napoli, di essere assunte nelle manifatture, e oltre ad apprendere un mestiere, a queste giovani si concedeva la possibilità di preparare un corredo per essere maritate a operai della fabbrica.

Un po’ di me...mi chiamo Patrizia, amo la mia città. Adoro girare per le sue strade intervistando persone comuni per rimanere sempre legata alle tradizioni storiche, artistiche e fantastiche della mia città. Ritengo alcuni valori fondamentali, il senso di appartenza, la memoria, il rispetto per l’altro. Sono molto attiva nel campo del sociale collaborando con un CAV di cui sono anche socio, in qualità di counselor. Adoro fotografare e scrivere, amo leggere romanzi storici italiani o stranieri, in modo particolare amo gli scrittori dell’America latina, Gabriel García Márquez, Isabel Allende, Paulo Coelho, Jorge Amado, Sivulpeda. Tra gli scrittori italiani, oltre ai grandi classici, come Manzoni, tra i moderni e contemporanei Enzo Striano e il mitico Maurizio De Giovanni. Eccomi questa sono io Storia e Leggenda, Mito e Realtà in breve il resto lo lascio a voi