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Industria 4.0 parte dalla simulazione per giungere alla realtà, così da migliorare efficienza e potenzialità

Le tecnologie abilitanti 4.0, ovvero quelle afferenti alla Quarta Rivoluzione Industriale, non possono trovare, attualmente, una collocazione precisa o, meglio, non hanno un limite di spazio individuato e circoscritto. Sono in continuo sviluppo e, inoltre, si diversificano nell’utilizzo all’origine e nelle applicazioni.

Il Piano Nazionale Industria 4.0

Il Piano Nazionale Industria 4.0, varato nel 2016, prevede, individua ed analizza tecnologie atte a fornire dati, anche grazie a robot collaborativi, interconnessi e rapidamente sinergici, finalizzati a generare nuove modalità di utilizzo.
Una realtà smisuratamente aumentata per supportare processi produttivi, simulare nuovi schemi per immaginare e, quindi, realizzare sviluppi tali, da fornire informazioni analitiche per ottimizzare la produttività afferente a ciascuna gestione interessata.
In pratica una tecnologia che concorre a creare un modello in grado, man mano, di delineare un prodotto o un servizio da applicare all’idea strategica che, nella realtà dei fatti, rappresenta il modello che ci siamo dati come traguardo. Una specie di prototipo virtuale, talmente efficace, da integrare con dati e informazioni fino ad arrivare alla realizzazione.

Le tecnologie abilitanti

Dai concetti espressi, all’applicazione in svariati settori il legame è appunto la tecnologia abilitante; nel campo della sicurezza e della stampa partendo da un disegno digitale per arrivare al prodotto; dalla possibilità di aggiungere informazioni ad una realtà, già conosciuta, per giungere ad un ambito applicativo che possa supportare esigenze di spazio e di localizzazioni, analizzando l’eventuale collocazione di macchinari e merci in funzione dell’aspetto estetico desiderato.
Non ultimo l’utilizzo per interagire con il mondo esterno; scambiare informazioni con fornitori e clienti (la cosiddetta integrazione verticale), o interagire con aziende operanti nello stesso settore per una sinergia comune, ma non concorrente (l’integrazione orizzontale).
Il caso in esame è utile per ottimizzare gli sviluppi produttivi, dal lancio alla modifica, dall’eventuale incremento del servizio al ritiro di un materiale come, ad esempio, può capitare ad una casa automobilistica per eventuali difetti su scocca o componentistica, generalmente prodotta dalle aziende satelliti. E’, in parole povere, l’applicazione del principio Gestione della Vita del Prodotto.

La filiera

Tutta la “filiera strategica” può condurre a risultati di rilievo; un artigiano, in Provincia di Vicenza, sta confezionando un capo di abbigliamento in pelle non per una persona, ma per un sedile di un’automobile straniera. La produzione, con il marchio dell’eccellenza italiana che coniuga confezione e rispetto ambientale, sarà, certamente, un positivo riscontro per il lavoro, generando benessere per il bene comune.
In effetti la sinergia tra passione ed evoluzione dei macchinari, consentirà al consumatore finale (chi acquisterà il veicolo) di usufruire di un prodotto altamente qualitativo.