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Le rivoluzioni industriali non terminano mai, non hanno una data di inizio e di fine convenzionali, poiché sono dei mutamenti graduali e radicali nel modo di pensare e di produrre

Se, però, si volesse porre una divisione fra le fasi dell’operato umano, potremmo dire di essere ormai prossimi all’industria 4.0.

L’evoluzione naturale dell’industria degli automatismi dovrebbe teoricamente essere ben rappresentata dai sistemi cibernetici, con particolare attenzione alle intelligenze artificiali e alla connessione wireless dei sistemi fra di loro. Particolare attenzione viene anche data alla decentralizzazione dei sistemi di produzione.

In Italia, a quanto pare, l’industria 4.0 ha conosciuto una crescita economica considerevole nell’ultimo anno. L’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano ha, infatti, calcolato il valore delle nuove soluzioni industriali adottate quest’anno in Italia, stimandone una cifra di 2,4 miliardi di euro.

Gli investimenti sono stati distribuiti in sei categorie riconosciute dall’Osservatorio, stimando anche la cifra spesa per ogni settore. L’industria 4.0 è stata suddivisa in:

  • Internet of Things (abbreviato IoT)
  • Advanced Automation
  • Advanced HMI (Human Machine Interface)
  • Big Data
  • Cloud Computing
  • Additive Manufacturing

I 2,4 miliardi di euro investiti nelle categorie sopracitate hanno visto come settore maggiormente apprezzato quello dell’Industrial IoT, nel quale sono stati investiti 1,4 miliardi di euro, più della metà della cifra complessiva.

Con un distacco netto, al secondo posto vi sono gli Industrial Analytics, nei quali sono stati investiti 410 milioni di euro. Al terzo posto come maggiore investimento si trova il Cloud Manufacturing, supportato da 200 milioni di euro.

Gli importanti incentivi per le aziende che investiranno nell’industria 4.0 sono fortunatamente considerati dalla maggior parte delle imprese prese a campione. Circa il 92% delle fabbriche considerate ne sono infatti a conoscenza, e un’azienda su quattro ha intenzione di investire nell’industria 4.0 entro il prossimo anno.

Le spese in favore dell’adeguamento alle condizioni necessarie per essere definiti un’Industria 4.0 sarebbero, grazie all’intervento del Piano Nazionale, ripagate economicamente e in termini di condizioni dei lavoratori.

Cosa aspettarsi da questa “nuova rivoluzione industriale”?

Indubbiamente, per quanto possa spaventare una situazione in cui il lavoro viene affidato maggiormente alle macchine, lo scopo ultimo dell’industria 4.0 resta il miglioramento delle condizioni di lavoro degli operai, oltre all’aumento di produttività.

Il concetto attorno al quale ruota la nuova concezione di industria è infatti legato alla sua trasformazione in “smart factory”. Il passaggio da una industria di “vecchia” generazione ad una di “nuova” tipologia, passa attraverso tre fasi fondamentali:

  1. La Smart Production
  2. Gli Smart Services
  3. La Smart Energy

Analizzandole singolarmente, è facile comprendere anche solo dal loro nome su quali funzioni si concentri maggiormente l’industria del futuro.

Migliorare i meccanismi produttivi, permettendo un’efficace comunicazione tra uomo e macchina e sfruttando tecnologie di adattamento degli stessi, quali Intelligenza Artificiale e Realtà Aumentata (o Realtà Virtuale), potrebbe rivelarsi una chiave vincente. La costante comunicazione fra le macchine e i meccanismi di Machine Learning permetterebbero una produzione più efficiente e meno dispendiosa.

Il miglioramento di servizi e infrastrutture, ai quali già si sta assistendo in parte in Italia (vedesi OpenFiber), migliorerebbe le possibilità di accedere ai propri strumenti lavorativi e non. Rendere più veloce e semplice la comunicazione fra gestore e cliente, o fra dipendenti, permetterebbe un aumento significativo della produttività. Ciò è facilmente realizzabile col miglioramento di infrastrutture, tra cui le reti dati mobili o fisse.

La questione energetica resta tuttora controversa e non del tutto radicata in Italia. Mentre gli impianti di produzione di Apple usano all’estero unicamente fonti energetiche rinnovabili, non vi sono ancora impianti altrettanto specializzati in Italia. L’utilizzo smart dell’energia, però, è da intendersi anche in vista dei consumi energetici, e non solo della provenienza della stessa.

Decentralizzazione

Un altro concetto fondamentale dell’industria 4.0 resta la decentralizzazione. La creazione di sistemi Ciberfisici (o CPS) connessi fra di loro e capaci di interagire permetterebbe una diffusione capillare della propria industria in sedi dislocate in giro per il mondo.

Permettere la comunicazione fra le proprie apparecchiature attraverso la rete non è da intendersi solo come un’utopia. In Italia gli investimenti in questa direzione si moltiplicano rapidamente, fattore che ha permesso la crescita del 30% sopracitata, e che permetterà effettivamente di saggiare con mano i primi accenni di “Quarta rivoluzione industriale” in un futuro molto prossimo.

Mariano Santillo