Industria 4.0: investire di più nella digitalizzazione per stare al passo con i tempi.

In Italia, rispetto a quanto sottolineato da Aica, da Assintel e Assinter Italia e da Anitec-Assinform, lo scarto tra offerte di lavoro e competenze professionali è sempre più ampio. La digitalizzazione sta prendendo il sopravvento in ogni aspetto della vita, soprattutto nel lavoro. In questo scenario Milano diventa un esempio da seguire.

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In Italia, rispetto a quanto sottolineato da Aica, da Assintel e Assinter Italia e da Anitec-Assinform, lo scarto tra offerte di lavoro e competenze professionali è sempre più ampio. La digitalizzazione sta prendendo il sopravvento in ogni aspetto della vita, soprattutto nel lavoro. In questo scenario Milano diventa un esempio da seguire.

Nell’era della quarta rivoluzione industriale, la digitalizzazione è, indubbiamente, l’elemento basilare che sta operando delle innovazioni in tutti i settori della vita.

Se questi cambiamenti stanno sconvolgendo la vita quotidiana, basti pensare al fatto che ognuno di noi possiede almeno un pc, uno smartphone, un tablet, elettrodomestici sempre più intelligenti, la Trasformazione Digitale sta iniziando a permeare anche il mondo lavorativo. Infatti le competenze, considerate necessarie per svolgere il proprio lavoro nelle imprese e nella pubblica amministrazione, iniziano ad essere basate proprio sulle abilità digitali.

Al tempo stesso, però, attualmente, non è possibile contare su un mercato del lavoro, per così dire, digitalizzato, cioè mancano programmi di formazione che permettano ai lavoratori di stare al passo con i tempi, ovvero di acquisire le capacità fondamentali, che consentano loro di svolgere il proprio lavoro con tutte le competenze necessarie.

Se quanto detto è valido in tutto i campi lavorativi, è anche vero che, nel ramo delle piccole e medie imprese ciò che manca è soprattutto la consapevolezza, da parte degli imprenditori stessi, di ciò che la trasformazione digitale sta portando con sé, quindi anche degli eventuali vantaggi.

Quanto detto sin ora è stato affermato, in seguito all’analisi dei dati dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, da Aica (Associazione italiana per l’informatica ed il calcolo automatico), Assintel (Associazione Nazionale Imprese ICT) e Assinter Italia e Anitec-Assinform, insieme al Miur e Agid.

Infatti, basta analizzare le offerte di lavoro che troviamo quotidianamente sul web per renderci conto di quale sia la situazione attuale, ovvero, un divario sempre maggiore tra quanto richiesto dalle aziende e le competenze dei professionisti che cercano lavoro.

Le offerte di lavoro sono cresciute del + 280% da febbraio 2013 ad aprile 2017, ma i campi in cui tali professionisti vengono ricercati sono quelli strettamente correlati al nuovo modo di intendere il lavoro, cioè: Business Intelligence Analyst, Data Scientist, Cloud Computing, CyberSecurity Expert, Social Media Marketing, Big Data Analyst.

L’aspetto singolare, che è alla base del processo di digitalizzazione, è che queste competenze tecnologiche non vengono richieste solamente negli ambiti lavorativi informatici, bensì in ogni tipologia di lavoro. Dimostrazione questa, di come il digitale stia diventando appunto fondamentale in ogni campo della vita.

Recentemente, ma soprattutto finalmente, il mondo politico sta iniziando ad occuparsi dell’importanza della digitalizzazione nell’ambito lavorativo, attraverso provvedimenti quali Impresa 4.0 o anche le iniziative del Miur e della Funzione Pubblica. È ormai risaputo che bisogna quindi uscire dalla visione del mondo del lavoro dei tempi passati e che bisogna entrare, per dirla alla Bauman, in prospettiva di competenze di lavoro liquide, in cui l’abilità maggiormente richiesta è quella di saper cogliere ed adeguarsi al cambiamento continuo.

In questo scenario, in Italia, la preoccupazione è rivolta soprattutto alle piccole e medie imprese che hanno una base culturale completamente diversa da quella richiesta oggi, infatti, la maggior parte di queste non è in grado di comprendere quali siano le nuove competenze necessarie, e pur riuscendoci, non avrebbero comunque le risorse economiche per poterle mettere in atto. Ma soprattutto l’elemento mancante delle PMI italiane è una coscienza imprenditoriale delle strategie che riguardano il digitale.

È sicuramente Milano, in questo scenario, che può essere presa ad esempio come una delle città più “smart” del nostro paese (la più sviluppata, ma è bene sottolineare, non l’unica). Milano infatti è l’emblema del fatto che i cambiamenti negli aspetti basilari dell’amministrazione e l’espansione delle competenze digitali sono possibili collaborando con il tessuto territoriale di riferimento.

Infatti, l’assessore alla Trasformazione Digitale Roberta Cocco di Milano, sottolinea come la città si stia impegnando su diverse sfide fondamentali, raggiungendo anche dei risultati notevoli, quali: da un punto di vista interno, rispetto all’interoperabilità dei dati tra gli assessorati e con la riorganizzazione dei processi, sul lato esterno facendo riferimento a strategie di informazione per rendere consapevole il singolo cittadino delle possibilità di interazione digitale con la Pubblica Amministrazione.

A questo proposito, a breve, cioè dal 15 al 18 marzo 2018 Milano lancerà la Digital Week, con la speranza che possa raggiungere gli stessi risultati e la stessa notorietà della Fashion Week.