Industria 4.0: manca il personale appositamente specializzato

Dopo l’ammodernamento delle imprese italiane, grazie soprattutto al Piano del Governo Industria 4.0, ciò che manca adesso nel nostro Paese sono le figure appositamente specializzate che possano ricoprire i ruoli richiesti dalle aziende

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Dopo l’ammodernamento delle imprese italiane, grazie soprattutto al Piano del Governo Industria 4.0, ciò che manca adesso nel nostro Paese sono le figure appositamente specializzate che possano ricoprire i ruoli richiesti dalle aziende

L’Industria 4.0 in Italia

Il Piano sull’Industria 4.0 nel nostro Paese, lanciato dal precedente Governo con l’obiettivo di diffondere quanto più possibile le moderne tecnologie nelle imprese italiane, ha portato a dei risultati assolutamente positivi, insieme però a nuove aspettative e speranze.

Ma il problema rispetto a cui le aziende si sono imbattute sempre più spesso è la mancanza di personale appositamente specializzato per poter entrare nei nuovi circuiti lavorativi. La difficoltà non è circoscritta esclusivamente a coloro che escono dagli istituti tecnici specializzati con un diploma, ma coinvolge anche i neo laureati dal momento che, attualmente, né la Scuola e né l’Università riescono a formare i profili professionali che servono, in questo preciso periodo storico, nel mondo industriale, soprattutto quello dell’Industria 4.0.

Per questo motivo, in Italia siamo di fronte alla situazione paradossale per cui le aziende non riescono ad assumere il personale di cui necessitano ed hanno bisogno ed allo stesso tempo ci sono percentuali altissime di giovani disoccupati che non hanno le competenze per essere assunti. È chiaro, quindi, che siamo in assenza di una giusta relazione e comunicazione tra le imprese e coloro che hanno il ruolo di formare i giovani, dunque Scuole ed Università.

La formazione non può essere trascurata

Come accennato in precedenza, il Piano Industria 4.0 è stato pensato per ridurre gli sgravi fiscali sull’acquisto di prodotti di ultima generazione, quindi più tecnologici e più digitali affinchè le imprese italiane potessero iniziare ad acquistarli. Solo dopo ci si è, però, resi conti che la formazione, in un processo di sviluppo di questa portata, non poteva essere affatto essere trascurata. Con l’acquisizione, infatti, di queste nuove tipologie di macchinari, le competenze fino ad ora possedute risultano essere insufficienti, dunque, mancano le conoscenze necessarie. Solo da inizio maggio sono stati approvati incentivi fiscali, con copertura parziale, per la formazione del personale; per cui, la maggior parte dei costi rimane a carico delle aziende.

E le Scuole e le Università?

La situazione in cui attualmente si trova l’Italia è dunque un chiaro momento di empasse tra le imprese e le Scuole e le Università. Una circostanza questa che non ha fatto altro che evidenziare l’enorme distanza che c’è tra il mondo del lavoro ed i luoghi di formazione. Processi questi che comportano un evidente e notevole rallentamento e stanziamento dello sviluppo del nostro Paese.

La mancanza di relazione tra il mondo del lavoro e le Scuole e le Università è stata resa ancora più chiara in occasione dell’avvio del progetto di alternanza scuola-lavoro, durante il quale la maggior parte delle istituzioni scolastiche ha avuto enormi difficoltà nella gestione del programma imposto dal MIUR, ovvero di destinare una quantità di ore scolastiche a stage in imprese (soprattutto PMI) o enti vari, con i quali, però, i rapporti risultavano essere quasi del tutto assenti. D’altro canto, le stesse strutture ospitanti, non avendo quasi mai avuto a che fare con le scolaresche non sono state sempre in grado, o quanto meno la maggior parte delle volte, di ospitarli.

È pur vero che negli ultimi tempi sono stati mossi passi importanti da entrambe le parti per cercare un modo attraverso il quale collaborare in maniera appropriata, ma i risultati non sono ancora all’altezza delle aspettative.

Finalmente, un’iniziativa positiva è stata l’istituzione degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) di stampo tedesco, che dovrebbero essere in grado di formare personale altamente specializzato; ma per il momento, però, rispetto alla Germania, in Italia ce ne sono ancora troppo pochi.

Il nuovo modello di scuola

La promozione di un modello scolastico che consenta di acquisire tutte le capacità necessarie per entrare nei profili professionali attualmente richiesti dalle imprese non significa, però, modificare la mission di base che la scuola ha nella tradizione del nostro Paese. L’obiettivo è piuttosto quello di affiancare alle istituzioni scolastiche anche il compito di preparare gli studenti alle attività professionali.

Bisogna iniziare a pensare alla scuola come ad un luogo in cui si apprendono abilità importanti che poi verranno coltivate e perfezionate per tutto il resto della vita, in un modello di lifelong learning (apprendimento permanente).

Proprio su questa scia è stato formulato ad opera di Aica il Programma 4.0 per formare i giovani al Lavoro 4.0, in cui un ruolo centrale sarà riservato all’acquisizione di tutte le competenze tecnologiche volte alle certificazioni di IT Administrator e di Project Management, oltre che alle certificazioni specifiche dell’Industria 4.0.