Industria 4.0, lo scenario tecnologico nel territorio italiano

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industria 4 lo scenario italiano

A che cosa ci si riferisce quando parliamo di “Industria 4.0”? Generalmente, quando utilizziamo il termine “Industria 4.0” facciamo riferimento ad una serie di trasformazioni sia nei modi di produzione (cioè su come si producono beni e servizi), che nei rapporti di produzione (quindi per esempio tra datore di lavoro e lavoratore).

Gli elementi basilari su cui si sta lavorando allo sviluppo dell’Industria 4.0 sono:

  1. L’utilizzo dei dati come mezzo per creare il valore, per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione, dal momento che intorno ai dati si muove il potere di calcolo delle macchine (big data, Internet of Things – IOT – , cloud computing, i dati aperti, etc…);
  2. Analytics, cioè uno studio approfondito su come si possano effettivamente far fruttare i dati raccolti (infatti, oggi, solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere enormi vantaggi dal “machine learning”, cioè dalle macchine che correggono il loro funzionamento “imparando” dai dati progressivamente raccolti e analizzati);
  3. Rapporto-interazione uomo-macchina, cioè uno studio su come ci relazioniamo alle macchine, agli strumenti, alle interfacce ed ai linguaggi;
  4. Il ponte tra reale e digitale, cioè una volta che i dati sono stati recuperati, analizzati, studiati ed infine resi strumento attraverso il quale impostare le macchine, non rimane altro che trovare i modi e gli strumenti per produrre i beni, attraverso la stampa 3D, la manifattura additiva, le comunicazioni, la robotica, le interazioni machine-to-machine e i modi innovativi per utilizzare l’energia in modo mirato, tentando a riuscire a razionalizzare i costi ed ad ottimizzare le prestazioni.

Ma l’Italia come si sta muovendo rispetto all’”Industria 4.0”?

Dopo una serie di ripetuti annunci, il 21 settembre 2016 l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, insieme al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, hanno proposto il tanto atteso piano del governo per l’”Industria 4.0” presente all’interno della legge di Bilancio 2017, approvata definitivamente dal Senato il 7 dicembre 2016.

Lo scopo del piano era quello di mobilitare nel 2017 ingenti somme di capitale, a partire da investimenti privati per 10 miliardi, 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, innovazione e sviluppo incentrate sulle tecniche dell’Industria 4.0, ed in più 2,6 miliardi di euro per gli investimenti privati early stage.

Il progetto proponeva un insieme di agevolazioni fiscali, diffusione della banda ultralarga, sostegno al venture capital, e soprattutto programmi di formazione nelle scuole e nelle università con lo scopo di sostenere ed incoraggiare le imprese ad adeguarsi ed a prendere parte alla quarta rivoluzione industriale.

Il piano nazionale per l’Industria 4.0 è quindi l’occasione per le aziende di rinnovarsi e di entrare a far parte dell’innovazione e si struttura in quattro direttrici strategiche e tre linee guida:

Le direttrici strategiche prevedono:

  • – Investimenti innovativi: favorire l’investimento privato affinchè si adottino le tecniche dell’Industria 4.0 e soprattutto favorire gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione
  • – Infrastrutture abilitanti: assicurare la presenza di opportune infrastrutture di rete, garantire la sicurezza e la protezione dei dati e la collaborazione internazionale.
  • – Competenze e Ricerca: creare competenze e stimolare la ricerca mediante percorsi formativi ad hoc a partire dalle scuole.
  • – Awareness e Governance: diffondere la conoscenza, la potenzialità ed i possibili rami di applicazioni delle tecnologie Industria 4.0 attraverso una governance pubblico-privata.

Le linee guida sono incentrate su:

  • – operare in termini di neutralità tecnologica
  • – intervenire con azioni non verticali o settoriali ma orizzontali
  • – agire su ambiti qualificanti

A più di anno dalla promozione del piano di sviluppo del governo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ritiene che l’Italia sia sulla buona strada per la trasformazione digitale; ma dal rapporto “Getting Skills Right”, sullo sviluppo della tecnologia dell’Industria 4.0 in Italia, emerge come ci siano ancora alcuni punti sui quali sarebbe opportuno lavorare: “I nuovi interventi del governo sono un passo nella giusta direzione poiché stimolano l’adozione di nuove tecnologie e rafforzano la domanda di competenze digitali. Ma affinché’ le misure del 4.0 siano realmente efficaci, la qualità e la tipologia delle competenze sviluppate dai lavoratori italiani, così come quelle dalla classe manageriale italiana, dovranno sottostare a una sostanziale trasformazione” (Getting Skills Right).

In particolare, sempre in base a quanto sostenuto dall’Ocse, le riforme varate negli ultimi anni dal Governo Italiano, dal sistema educativo con la Buona Scuola, al mercato del lavoro con il Jobs Act ed alla politica industriale (Industria 4.0), risultano avere evidenti punti di sinergia che potrebbero favorire il rapporto tra la domanda e l’offerta di competenze nel mercato del lavoro italiano.

Per poter favorire sempre lo sviluppo dell’Italia, sempre l’Ocse sottolinea che un primo passo fondamentale da compiere “risiede in un utilizzo più oculato dei fondi per la formazione continua. Tale utilizzo deve essere legato alle reali domande e sfide del mercato del lavoro italiano. Sebbene, infatti, siano ancora tanti i lavoratori italiani con scarse competenze informatiche, ridotta conoscenza delle lingue straniere e deficit in una vasta gamma di competenze tecniche e trasversali, una considerevole parte dei fondi interprofessionali (a disposizione per la formazione continua) sono stati spesso indirizzati verso lo sviluppo di competenze in aree che sono solo marginalmente collegate alle sfide dettate dal rapido cambiamento tecnologico, la globalizzazione o l’automazione”