adv

Con l’avanzamento del progresso tecnologico è sempre più comune che la macchina soppianti il lavoro umano. Il declino dell’artigianato in favore della produzione di massa è una questione già ampiamente accertata, che ha visto nell’ultimo secolo la sua piena realizzazione

L’immaginario collettivo di un mondo interamente gestito da robot non pagati è oramai la prassi. Sono tutti d’accordo con questa visione distopica-utopica del futuro? A quanto pare no.

Gli studi pessimistici a valutare quanto sarà grave l’impatto sul settore lavorativo per gli uomini sostituiti da automatismi meccanici non sono gli unici. L’indagine condotta da PricewaterhouseCoopers parrebbe sostenere un quadro molto più roseo e ottimistico rispetto ad un futuro governati dai robot.

I posti di lavoro andranno indubbiamente a perdersi qualora il proprio operato possa essere sostituito da quello delle macchine, ma potrebbero nascere nuove opportunità. Considerando i vari settori, infatti, le possibilità lavorative saranno ancora ben presenti per gli esseri umani. Non si parla, dunque, di sola disoccupazione.

Cosa cambierà nel concreto?

Il primo settore in crescita dovrebbe essere, secondo gli studi, quello socio-sanitario. È auspicabile che, in seguito alle innovazioni tecnologiche, l’età raggiungibile dai singoli sia più elevata. Una popolazione più vecchia potrebbe aver bisogno di un uso più intenso delle strutture sanitarie, preferendo personale umano invece che robotico.

Anche l’introduzione delle Intelligenze Artificiali in ambito professionale permetterebbe un miglioramento delle performance lavorative dell’uomo, ottimizzando tempi e energie spese, ma senza sostituire quest’ultimo del tutto.

Un settore nel quale è auspicabile che accada ciò è quello dell’insegnamento. Gli strumenti di apprendimento potranno essere sempre più efficaci, ma richiederanno personale capace di utilizzarli.

Gli ambiti maggiormente colpiti negativamente sarebbero invece quello manifatturiero, senza troppe sorprese, e quello di trasporto e logistica. È impossibile negare che il desiderio di auto e mezzi pubblici in moto autonomo, interconnessi e senza possibili errori di traiettoria e di mancata ottimizzazione dei tempi, sia condiviso un po’ da tutti.

Contemporaneamente il settore logistico sta già conoscendo un’evoluzione, basti pensare alle consegne con i droni e alle gestioni di magazzini quasi interamente meccanicizzati.

Le cifre calcolate durante la ricerca fanno ben sperare. Ricordiamo che si tratta di previsioni che potrebbero non rivelarsi completamente esatte e potrebbero essere in qualsiasi momento influenzate da variabili ancora sconosciute.

Secondo il PwC, i posti di lavoro persi in favore delle macchine saranno circa 7 milioni. È sicuramente un numero che visto da solo può spaventare, ma che, confrontato ai posti di lavoro creati da questa nuova “rivoluzione industriale”, i quali ammontano a 7,2 milioni, non sembra così negativo.

Come sempre per questioni simili è impossibile esprimere stime e opinioni certe e accurate. Non ci resta che attendere sperando di non essere divorati dalla “fiumana del progresso”, divenendo parte integrante dell’innovazione invece che semplici accomodatori.

Valentina Popolo