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Evoluzione di un sistema

Fino a non molto tempo fa, era diffusa l’opinione che l’introduzione degli elaborarti informatici avrebbe prodotto mutamenti nella struttura organizzativa delle unità produttive e, più in generale, dei sistemi burocratici.

Li si temava come una notevole concertazione di potere, in ultima analisi, una sostituzione dell’intero meccanismo decisionale e costituzione di una sorta di “ cervello organizzativo”, controllato da pochi dirigenti di altissimo livello.

Questa posizione di pensiero costituiva, da un lato, il prolungamento dell’idea di una graduale automazione dei sistemi produttivi: dall’automazione dei veri e propri processi produttivi sarebbe, progressivamente, passati all’automazione dei processi organizzativi e decisionali.

Dall’altro, si fondava sulle sempre evidenti analogie tra sistemi informatici e sistemi organizzativi all’interno di una generale posizione “in fieri”, che portava a rendere assai più facile di quanto non fosse in realtà la sostituzione di un sistema con un altro.

Ebbene, queste previsioni non si sono avverate, la grande diffusione degli elaboratori nell’organizzazione non ha comportato tutte le trasformazioni che ci si attendevano e, quindi, il divorzio tra aspettative, sostanzialmente fondate su una valutazione astratta del mezzo tecnologico e la realtà, non può essere spigato se non ricorrendo a fattori sociologici.

Problematiche conseguenti

Sul piano sociologico i problemi posti dall’innovazione tecnologica nel campo dell’informazione, all’interno di una organizzazione formale, sono innanzitutto riconducibili ad uno dei principali attributi di un organizzazione: ovvero la compresenza nel sistema organizzativo di un quadro di riferimento.

Oggi, a distanza di tempo, tali problematiche, seppure in parte superate, non tendono ad alleviare il peso della burocrazia; specialmente nella realtà attuale, l’esigenza di uno snellimento effettivo è un bisogno assai avvertito dal Popolo.
Ad aggravare la realtà, ciò che accade in luoghi deputati al rispetto Istituzionale.

L’utilizzo del garbo appare come un fondato tratto di fragilità e di debolezza. E, quanto più apicali sono i ruoli, tanto più la cortesia appare una leggerezza.
La conoscenza di fatti e cose, è frutto di lavoro e di cognizione di ciò che è già stato.

I dilettanti, generalmente,  aspettano illuminazioni e ispirazioni; senza fondamentali basi cognitive. Parlare con loro a volte è anche irritante. Non per superbia o immodestia, ma semplicemente perché la sensazione netta è che non sanno neppure di cosa parlano.

“Iura novit curia” (il giudice conosce le leggi), e su tale certezza non esistono dubbi; almeno dovrebbe essere  una solida base di partenza, per il dovuto e reciproco riguardo istituzionale.

Si avvertono atteggiamenti pericolosi; alla “Ragion di Stato” non si pongono ostacoli e, inoltre, se la stessa racchiude in un solo concetto le “Ragioni Sanitarie”, quelle del “Buon Senso” e, infine – ma certamente non ultime – le “Ragioni Economiche”, le esigenze di fondamentali priorità non devono sfuggire.

Un Paese che ne denota deficienza applicativa, non può andare incontro ad una delicata fase di ripresa.
Urgono rimedi e non parole.
Come al solito, auguri a noi.

 

Raimondo Miele.