Informatica la tecnologia deve essere al servizio delle persone
adv

Riportiamo un’intervista di Enrico Nardelli: ordinario di informatica presso l’università di Tor Vergata, dove parla di “Programma il Futuro”

Enrico Nardelli, docente di informatica dell’università di Tor Vergata, in un’intervista ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al progetto “Programma il Futuro”, portato avanti dal Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica).
Tale iniziativa ha il fine di impartire e far appassionare i discenti al mondo informatico, tramite strumenti (anche) divertenti e intuitivi.

Qualche numero tra “informatica e Nardelli”: 6.412 scuole; 31.529 insegnanti; 128.755 classi; 2.508.126 studenti (fino a maggio 2019), si parla del “re del coding?”

Assolutamente no! Il coding è una semplificazione comunicativa e sta all’informatica così come le tabelline stanno alla matematica. Non è il fine. È il lato scientifico-culturale dell’informatica, definito anche pensiero computazionale, che aiuta a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente. Questo é l’obiettivo, perché queste capacità sono importanti per tutti i futuri cittadini. Il modo più semplice e divertente di sviluppare il pensiero computazionale è attraverso la programmazione (coding ) in un contesto di gioco.”
Conclude Nardelli: “Tutto questo rientra in quella che noi chiamiamo “Responsabilità sociale dell’informatica”.

Informatics europe

Sì noi di Informatics Europe, l’associazione europea dei Dipartimenti universitari e Centri di ricerca in Informatica, dellaxquale sono l’attuale presidente. A questo tema abbiamo dedicato il nostro convegno annuale, che quest’anno faremo a Roma dal 28 al 30 ottobre.
Prosegue: “Noi come scienziati dobbiamo porci il problema dell’impatto del digitale sulla nostra vita, per questo il convegno di Roma si pone tre obiettivi.”

Quali sono tali obiettivi?

Il primo obiettivo è appunto approfondire e rilanciare il concetto di “Responsabilità sociale dell’informatica“; il secondo è promuovere il “Manifesto per l’Umanesimo Digitale“, che abbiamo finalizzato a Vienna, la scorsa primavera, per riportare la tecnologia digitale al servizio degli esseri umani; infine capire in che modo dare sostanza e raccogliere adesioni forti alla “Dichiarazione di Roma“, l’appello a tutte le istituzioni nazionali ed internazionali affinché l’informatica sia parte dell’educazione scolastica e permanente.

Lo scorso marzo la Camera ha approvato la mozione “Aprea”, che riguarda l’insegnamento obbligatorio di materie informatiche (già dalla scuola dell’infanzia) entro il 2022

Questo è un primo passo importante ma spero proprio che ce la si possa fare prima. In Gran Bretagna l’insegnamento dell’informatica è obbligatorio dal 2014 e lo Stato ha stanziato 84 milioni di sterline per questo. Negli Stati Uniti è obbligatorio a livello federale dal 2015. In Cina e Giappone è lo stesso. L’italia e l’Unione europea devono mettersi al passo per non perdere il treno del progresso digitale.

Come adeguarsi totalmente, dunque?

Il Manifesto per l’Umanesimo digitale, secondo cui “la tecnologia è al servizio delle persone e non viceversa“, lo può sottoscrivere chiunque. Mentre per la Dichiarazione di Roma, che insiste sull’importanza di insegnare informatica in Europa, vogliamo l’adesione di istituzioni pubbliche e private.