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Informazioni dirette e senza intermediari

Oltre mezzo secolo è trascorso da quando, in una importante Città d’Italia, un numeroso gruppo di mamme chiese udienza al Comandante di un Battaglione, di stanza nella località in argomento.

Le mamme sostenevano, con ostentata preoccupazione e indignata descrizione dei fatti, che le proprie figlie erano ormai impossibilitate a passeggiare, per la vie cittadine, dopo le 18.

Ora fatidica dello scoccare, della libera uscita dei militari, in servizio di leva, del Battaglione.

“Le nostre ragazze non possono essere continuamente avvicinate da ragazzi che le tentato” affermavano le ansiose genitrici; “Tra le altre cose siamo molto angosciate, perché sono tutti ragazzi provenienti da altre Città e non possiamo pensare che possano portarci via le nostre figlie” era il tormento di altre.

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Insomma, le stesse mamme erano latrici di una serie di informazioni atte a chiedere, in una sola soluzione, aiuto e sostegno. Il Comandante le ascoltò con attenzione, ma senza proferire una sola parola e, tantomeno, interromperle nell’eloquio. La rappresentante, allora, gli chiese di sapere cosa ne pensasse e quali rimedi potesse assumere.

Il Comandate – mi sembra di ricordare fosse un colonnello o, comunque, un ufficiale superiore –, senza troppi fronzoli, comunicò: “Signore care, io alle 18 libero i miei tori, voi, se ritenete, ritirate le vostre mucche”.

Propaganda in rete e difficoltà di recepirne informazioni

Ho letto, ultimamente, di passatempi che istigano all’uso ed all’abuso dell’alcol e di reazioni, di genitori impensieriti, che non mi convincono. Vietare la vendita di tali svaghi non mi sembra possibile, e neppure la raccolta di firme (paventata da qualche parte) appare una panacea, atta ad arginare e contenere il fenomeno.

Il problema, ritengo è che non esiste più una delimitazione tra informazione e comunicazione e la scarsa importanza, ormai largamente superata, di un intercessore che mediava – appunto – il passaggio tra diffusori ed utilizzatori, è un vulnus non più curabile. Basta ordinare via rete e, appena dopo poche ore, arriva il prodotto fino a casa.

E’ solo un intento di interessi: da una parte gli intendimenti del venditore, dall’altra le intenzioni degli acquirenti. Resta, tuttavia, un dubbio: alla visione di determinati svaghi, comprati dai giovani e minori, la famiglia di appartenenza come reagisce?

Bando alle ipocrisie, circa il fatto che i giovani consumatori non possano essere indirizzati all’utilizzo del web, forse non si è presenti come si dovrebbe.

La valutazione, seria ed approfondita, non può aver preso il posto di una realtà, approssimativa e senza regole. Capisco che è assai “pesante”, ma propongo uno sguardo. Così, giusto per stimolare il pensiero.

https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/la_tutela_dei_minorenni_nel_mondo_della_comunicazione.pdf.