Inquinamento dell'acqua
Inquinamento
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Il rischio che i presidi sanitari per l’uomo siano un’altra forma di calpestare la natura. Esiste anche un inquinamento da Covid-19 

Siamo un popolo davvero strano, neanche davanti ad una pandemia mondiale, con numeri catastrofici, riusciamo a migliorare ciò che è la nostra casa, il nostro verde il nostro azzurro del mare.

Abbiamo visto tanti video da ogni dove, mentre il lockdown ha portato gli animali ad appropriarsi a tempo degli spazi umani: qualcuno di noi ha sorriso commosso.

Io stessa ho visto e rivisto quei video condividendoli sui social come una cosa bellissima e coinvolgente.

Quello che fa sorridere l’anima è doveroso che sia compartecipato.

La natura è sicuramente migliore dell’uomo, sa comunicare quello che noi abbiamo dimenticato.

Forse il bello ci spaventa?

Forse ci riporta ai primordi e alla figura del “fanciullino pascoliano” quando avevamo ancora la capacità di lasciarci emozionare, di pensare e sentire senza condizionamenti e retaggi indotti dagli adulti. Avevamo ancora un background plasmabile.

Tanti cuori e apprezzamenti da dietro una tastiera, tanti video condivisi e meraviglia negli occhi dei bambini e poi, al primo “sgabbiamento da quarantena forzosa” sembra che sia stato solo un cortometraggio con la scritta a campeggiare al centro dello schermo game over.

E nel mentre?

Il mio è un comune di media grandezza eppure da quando è iniziata la raccolta differenziata tante cose sono cambiate, certo c’è ancora una certa moltitudine che si arroga il diritto di fare come gli pare, e si trovano discariche a cielo aperto, indifferenti alla tangibilità che è necessario cambiare rotta prima della collisione ecologica.

Vedere ancora i bordi strada disseminati a macchia di leopardo di rettangoli azzurri (meglio conosciuti come mascherine chirurgiche) e strani prototipi di polipi plastici a cinque tentacoli, meglio conosciuti come guanti protettivi, è davvero triste.

Eppure ci hanno bombardato con la Direttiva (UE) 2019/904 sulla riduzione della plastica sull’ambiente, che inneggiava a spiagge e mari liberi da questi orpelli inutili del consumismo imperante.

Maschere chirurgiche, guanti, dispositivi di protezione: la crisi di Covid-19 ha stimolato una rapida espansione nella produzione di DPI in plastica. Per carità sono tutti presidi importanti che si utilizzano da sempre nei laboratori e in tutti il luoghi in cui si è obbligati a rispettare i DPI (dispositivi di protezione individuale), però meritano un trattamento di smaltimento diverso che non è quello di essere dispersi per strada.

Cosa sono i DPI?

Si tratta di attrezzature utilizzate per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori (guanti, occhiali, visiere, maschere facciali filtranti, scarpe, ecc.). I DPI per le vie respiratorie sono diversi in base allo scopo per cui devono essere impiegati. La protezione è garantita dalla capacità filtrante dei dispositivi in grado di trattenere le particelle aerodisperse, per lo più in funzione delle dimensioni, della forma e della densità, impedendone l’inalazione.

 Da un punto di vista igienico i guanti trattengono il nostro sudore e le mascherine allo stesso modo trattengono micro particelle di saliva. D’altro canto se servono per filtrare è giusto pensare che anche migliaia di particelle di particolato da polveri sottili faccia buona compagnia a ciò che produce di per sé l’essere umano.

Da stime tangibili portate avanti da Wwf, Greenpeace, Greenme, Legambiente e tantissime associazioni,  si leggono numeri folli: almeno 8 milioni di tonnellate di plastica di rifiuti si riversano nei mari, e i vari DPI potranno solo acuire la problematica delle microplastiche nei mari e negli oceani.

Possibile che si parli di plastic free solo quando impazza l’esigenza di strappare la tanto blasonata Bandiera blu per questo o quel piccolo territorio virtuoso?

I mari, i prati, i boschi, l’aria sono un diritto-proprietà di tutti, non esclusivo, e allora mi chiedo perché non dovrei indignarmi di fronte a pessime abitudini qualunquiste, che se applicate positivamente faciliterebbero la coesistenza di tutto il genere che va ricordato non è solo umano … noi siamo in quanto siamo una realtà con la flora e la fauna.

Il pericolo dell’inquinamento da Covid-19

È da settimane che gli ambientalisti sono insorti, anche perché le prospettive di produzione, per il prorogarsi del virus covid19 asseriscono che serviranno almeno un miliardo di mascherine e mezzo miliardo do guanti al mese, quantitativi eccessivi che richiedono di contro una seria dose di responsabilità da parte di chi ne farà uso.

Come spiega anche il Wwf “se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura questo si tradurrebbe in 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi questo comporterebbe la dispersione di oltre 40 mila chilogrammi di plastica in natura.

 Per non allontanarci troppo da casa, già il nostro Mar Mediterraneo soffre per la nostra incuria, infatti ogni anno rendiconta una situazione insostenibile pari a 570 mila tonnellate di plastica.

Basterebbero buonsenso e condivisione, così come gli esseri umani hanno preteso di tutelarsi da qualcosa di invisibile con cui combattere, anche gli animali e la natura non devono essere vittimizzati condivisori del Pianeta Terra.

Dovremmo, a mio avviso, riuscire a tornare sensibili verso ciò che ci fa essere ogni giorno, senza calpestare niente e nessuno, con la voglia di essere davvero futuribili, se non per noi che adulti lo siamo diventati già almeno per tutti coloro che erediteranno da noi strade da percorrere.

Irene Sparagna