la fase due
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Una voce silente

Capita, mentre leggo, penso o ascolto “superiori menti”, discettare in televisione, di restare ancora meravigliato dai racconti o dagli eventi.  Una volta mi sembrò, addirittura, di sentire una specie di invocazione.

Ero solo e ho continuato a leggere. Ad un certo punto, però, davvero la voce: ”Sono in giro a chiedere asilo”. Mi sono voltato. Una donna, dai lineamenti decisi e dal portamento sicuro. Una figura assolutamente determinata, elegante e sobria.

Le vesti, tuttavia, erano stracciate, lise, bisunte, ma ancora facevano trasparire e intendere l’ottima qualità, con la pregevole fattura che ne denotavano lo stile, la classe e la costumatezza di un tempo.

L’ho guardata perplesso e lei :”Ero…sarei…forse sono ancora la giustizia”. Ed è scomparsa.

La mancanza di giustizia

Ho assistito ad una trasmissione televisiva; “Uomini dello Stato”, anche abbastanza disorientati di fronte a soluzioni che non auspicavano, con l’unico intento di spiegare il proprio punto di vista, alla luce di inequivocabili riferimenti, in relazione a fatti accaduti ritenuti, però, solo di interpretazioni personali, senza alcun sostegno di riscontro obiettivo. Sinceramente sconcertante.

Dalla parte opposta – quella segnatamente attrice di considerazioni ritenute, poi, interpretative -un’Istituzione impegnata a elencare iniziative “ottimali”, rese operative grazie alla propria sapienza.

Il problema, tuttavia, è che traspare una certa “inquietudine” in un settore assai delicato che dovrebbe, di contro, infondere celerità,  produttività e senso di sicurezza tra il Popolo.

L’interrogativo sorge palese: la giustizia è organizzata o solo frutto di estemporanee decisioni demandate a confusionari concetti? Il lapsus tra “Affari generali” e “Affari legali”, prontamente rilevato da un “rottamato” di un’antica categoria competente, ma, purtroppo, implosa sui propri errori, la dimostrazione dell’approssimazione.

La sensazione è che si stia svalutando e svilendo “Uomini”, adusi a vivere in un costante pericolo, per servire lo Stato cui appartengono.

Rimedi senza molta speranza

E’ partita “La Fase 2” e, a quanto si apprende, non si sono appalesati particolari problemi; certo il trasporto pubblico, su rotaia, proveniente da Pozzuoli ha denotato scene assai preoccupanti. Sovraffollamento, distanziamento sociale zero, dispositivi di sicurezza individuale assai precari in simili circostanze.

I responsabili si sono affrettati a dichiarare che si era verificato un guasto e, quindi, il convoglio era formato da un vagone in meno; il consueto insulto all’intelligenza della gente: con un vagone in più non si sarebbe verificato preoccupante assembramento? Le immagini, all’arrivo della stazione terminale, lasciano più di un ragionevole dubbio.

Elementi di distrazione di massa

Richieste all’Europa, decreto di aprile che verrà varato a maggio, senza approdare  ancora a risultati; interviste autoreferenziali sulle bravure espresse; pareri discordi circa la tenuta di una maggioranza balbettante e di un’opposizione aggressiva, ma divisa.

Eppure, uno spirito collaborativo potrebbe servire al cospetto Europeo, ma tra il “Tutti a casa” ed il “Liberi tutti” ancora incombono seri problemi. Gli aventi diritto non hanno ancora – nella piena totalità – potuto godere dei 600 euro di marzo mente è terminato pure aprile, la cassa integrazione è ancora un miraggio e dal 4 maggio sono tornate in circolazione 4.500.000 persone; mascherine obbligatorie e – in determinati casi – guanti.

L’epidemia ha allentato la presa, ma non è certo finita; si fa appello al senso di responsabilità. Tuttavia, lo stesso appello, potrebbe essere rispedito al mittente: a quando i sussidi per la ripartenza? Anche questa è responsabilità.

Si discute, si parla, si argomenta, si dibatte, si polemizza, si preannunciano provvedimenti senza ravvisarne riscontri.

Andrà tutto bene? E’ l’augurio a tutti e, come sempre, a noi.