Patologie da iperconnessione
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Sempre più diffuse sono le patologie da iperconnessione, sviluppate soprattutto tra gli adolescenti, che possono portare a gravi conseguenze

Attualmente, è sempre più diffusa, soprattutto tra gli adolescenti, l’abitudine di rimanere svegli anche fino a tarda notte per chattare, parlare o giocare online. Al pari, sempre più diffuse sono le patologie da iperconnessione come la nomofobia, il vamping, lo sleep texting ed altre ancora.

Il Vamping

Il Vamping è una moda sempre più diffusa tra gli adolescenti che consiste nel trascorrere moltissime ore notturne sui social network. In uno studio condotto lo scorso anno dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, che ha coinvolto 8000 adolescenti dagli 11 anni di età, è emerso che circa 6 ragazzi su 10 quasi tutte le notti rimangono svegli fino all’alba. A fare cosa? Ovviamente connessi sui social a parlare e chattare con il fidanzato/a o con gli amici oppure a giocare con la playstation. Per la fascia dei preadolescenti, invece, le percentuali emerse sono di 4 su 10, quindi parzialmente più basse.

La nomofobia

A chi di noi non capita di andare in ansia quando il nostro cellulare sta per scaricarsi e non abbiamo modo di ricaricarlo? Chi non si sente perse quando non riesce a connettersi ad Internet ed ai social magari perché la connessione del nostro smartphone oppure quella della rete telefonica non danno segni di vita? Certo, ormai queste sono reazioni molto diffuse tra tutti. Il problema è che a volte alcune persone provano una forte paura ed un forte disagio nel sentirsi fuori dal mondo, tanto da sviluppare alcuni disturbi psicologici. In particolare, questa condizione è stata definita nomofobia (“nomo” deriva dall’abbreviazione, infatti, dell’espressione no mobile) è indica per l’appunto l’ansia da separazione da cellulare.

Lo sleep texting

Un altro fenomeno molto diffuso tra gli adolescenti negli Stati Uniti è lo sleep texting, ovvero l’abitudine di inviare messaggi attraverso dispositivi elettronici nel cuore della notte, di cui spesso non si ricordano neanche i contenuti. Infatti, questi messaggi vengono inviati proprio prima di addormentarsi o immediatamente svegli, per questo motivo spesso sono del tutto privi di fondamento e sconclusionati.

La like addiction

Gli adolescenti sono sempre più attivi nel mondo dei social, nel quale postano continuamente contenuti alla ricerca di like e di follower. Infatti, per 5 adolescenti su 10 è assolutamente normale postare nel web tutta la propria vita: foto, pensieri e momenti. Per 3 adolescenti su 10 è di fondamentale importanza il numero dei like ricevuti e i commenti positivi. Pochi “mi piace” oppure commenti dispregiativi possono influenzare notevolmente l’autostima ma anche l’umore dei soggetti.

Selfie estremi

Gli adolescenti di oggi comunicano moltissimo tramite i selfie, ovvero foto di se stessi. Dagli studi condotti sul fenomeno è emerso che tra i ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 19 anni il numero medio di selfie quotidiani è di circa 5 al giorno. La maggior parte di questi sono postati sui social network, trasformando la loro intimità in un’intimità condivisa. Il problema, però, è che spesso gli adolescenti per ottenere selfie “spettacolari” mettono a repentaglio la propria vita. Purtroppo, dal 2011 ad oggi sono circa 259 le persone morte per avere cercato di scattare selfie in condizioni estreme. L’età media dei soggetti è di circa 23 anni.