Investimenti e criptovalute: ecco le dieci più famose al mondo

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Non si vive di soli Bitcoin, come abbiamo spiegato di recente in uno dei nostri articoli, quando abbiamo analizzato le caratteristiche e le prospettive di crescita di un’altra importante criptovaluta, Ripple, che tanto si sta diffondendo, puntando in realtà più che sul proprio valore su un “sistema” di accumulazione e ancor di più di scambio e trasferimento.

Vi sono però altre decine di criptomonete, per cui può essere utile mettere in ordine un po’ di cose, e capire più nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Il nome Ethereum nasce per identificare una blockchain speciale che regola le transazioni in Ether; tuttavia, con il passare del tempo, viene sempre più utilizzata per indicare la corrispondente valuta. La differenza principale rispetto al Bitcoin, è il fatto che la tecnologia che norma Ethereum è finalizzata ad abilitare i cosiddetti “smart contracts”, ovvero quei contratti digitali che permettono di mettere in calendario accordi tra i due contraenti, da mettere in esecuzione nel momento in cui entrambi hanno rispettato i propri termini.

Come da migliore tradizione nella storia delle grandi compagnie affaristiche, da una sorta di “scissione” all’interno della galassia Bitcoin è nato il Bitcoin Cash, una nuova criptomoneta sviluppata la scorsa estate, quando alcuni sviluppatori della Bitcoin Community, preoccupati per le momentanee cattive prestazioni transnazionali della criptomoneta più famosa, hanno dato vita a un “hard fork” del software. Stando alle loro analisi, il vantaggio di questa nuova moneta, che per il resto non presenta grosse differenza rispetto al Bitcoin originale, starebbe nella velocità maggiore di transazione che il Bitcoin Cash concederebbe. Allo stesso modo, nasce Bitcoin Gold, altro “hard fork” dell’originale, creato da un gruppo di “scissionisti” con l’intento di bandire l’uso di macchine ultra-potenti per il mining, una pratica che negli ultimi mesi avrebbe estromesso gli utenti comuni dalla creazione dei Bitcoin. Un processo inverso quindi, quello di “ri-democratizzazione” del mining, che convince molti membri della comunity, ma che è comunque, per ora, una operazione ancora fortemente minoritaria.

Anche Litecoin, stando alla propaganda dei suoi emittenti, sarebbe in tutto e per tutto simile al Bitcoin, ma attraverso una tecnologia più avanzata, le sue transazioni risulterebbero ben quattro volte più veloci del più illustre omologo. Charlie Lee, fondatore della criptovaluta, ha sottolineato inoltre come sul mercato ci siano molte più monete rispetto a tutte le altre, e per di più con commissioni più basse. Successivamente ad alcune polemiche conseguenti ai suoi Tweet e commenti pubblici, che muovevano considerevolmente le quotazioni della criptovaluta, Lee ha dovuto liquidare la sua posizione ufficiale in LTC, per evitare accuse di “insider trading”.

Sulla velocità punta anche Dash, criptovaluta basata su un network di secondo livello che include anche dei Master Node, ovvero dei nodi con una importanza più rilevante rispetto agli altri partecipanti alla rete. Sarebbe questo, secondo Duffield e gli altri sviluppatori che hanno dato vita a Dash, il segreto della rapidità delle sue transazioni, concessa anche dalle funzioni di Instant Send e Private Send, che permettono il pagamento in meno di un secondo (la prima) e un livello di privacy altissimo (la seconda) sulle singole transazioni.

Ancora, un discreto successo riscuote in questo periodo Iota, una criptovaluta nota per la possibilità di consentire un alto numero di transazioni e soprattutto la capacità di farlo senza commissioni. A differenza di quasi tutte le altre criptomonete, Iota non si basa su una blockchain, ma sul cosiddetto “Tangle” (dall’inglese: groviglio), un Grafico diretto aciclico: l’innovazione del Tangle sta nel fatto che le transazioni vengono processate in parallelo, il che permette a Iota di scalare in maniera direttamente proporzionale alla crescita del network.

Una delle criptovalute di più recente creazione è Cardano, che a differenza di molte altre criptovalute non nasce dalla costola di qualcun altro, ma si basa su una infrastruttura riscritta da zero, attraverso un processo strettamente scientifico, organizzato e revisionato da matematici ed esperti di crittografia. La moneta collegata a Cardano è l’ADA, e molti esperti scommettono su di lei come il futuro del settore.

Già da qualche anno esiste invece NEM, precisamente dal 2015, acronimo roboante che sta per New Economy Movement, un nome che non appena due anni fa richiamava l’idea di una imminente rivoluzione economica che sarebbe stata innescata dalle blockchain, e che oggi appare, più che una avventurosa utopia, una concreta realtà con cui fare i conti nel bene e nel male.

Chiudiamo infine questa rassegna illustrando una valuta molto particolare, quale è Monero, la prima criptovaluta completamente anonima. Tutte le transazioni effettuate, per esempio in Bitcoin, sono in qualche modo visibili, anche perché la privacy non era il punto cardine del progetto messo su, a suo tempo, da Satoshi Sakamoto. Monero invece basa tutta la sua forza su questo: nessuna transazione effettuata con questa criptovaluta è tracciabile; nessuna transazione effettuata con questa criptovaluta sarà nota ad alcuno, se non a chi ha effettuato lo scambio. È chiaro che, ritornando alle prospettive future, una possibilità del genere apre scenari enormi, e a testimoniare quanto sia allettante per gli investitori (ma anche per la speculazione) una possibilità del genere, vi sono alcuni dati che evidenziano come Monero sia di gran lunga la moneta più usata sui cosiddetti Darknet markets.