Invito a cena con Drone Uber promette consegne via aerea dal 2021
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Anche la consegna del cibo vive la rivoluzione della robotica e promette consegne di pasti a domicilio tramite sofisticatissimi droni

Entro tre anni i fattorini corrono il rischio di essere sostituiti da piccoli mezzi volanti anche nella consegna di pizza e cibo, fino alla porta delle nostre case

Quando la pizza arriva dal cielo

L’ultima frontiera di un futuro comodo, ma forse anche inquietante, è la consegna a domicilio di pasti pronti direttamente dal produttore al consumatore, eliminando buona parte della forza lavoro attualmente impiegata in questo settore. I vantaggi per i ristoratori sono indubbi: tempi di consegna rapidi e certi, zero assenze per malattia, possibilità di mantenere caldi gli alimenti con celle riscaldate. Tuttavia, le incognite sono numerose. I dubbi sono legati alla possibile congestione dei cieli, intasati da stormi di piccoli veicoli che ci ronzano sulla testa, dal pericolo che un velivolo in avaria ci piombi sulla testa, fino alla quasi certa perdita di posti di lavoro.

Il drone che ci sostituirà

Consegnare pasti già cotti non è certo il mestiere della vita, tuttavia molti arrotondano lo stipendio con questa attività oggi così diffusa che i raider di catene concorrenti stanno lottando per il riconoscimento dei propri diritti. Il punto potrebbe essere infatti questo, un drone non chiede certo la mancia, ma ancor di più non avanza rivendicazioni sindacali e questo rappresenta un motivo indiscutibile per spingere verso la automazione del servizio.

La forza aerea di UberEats

L’impiego commerciale di consegne via aria si integrerebbe sinergicamente con il già diffuso servizio offerto da UberEats, che oggi rappresenta un notevole fiore all’occhiello della società. Ricordiamo che UberEats è un sistema di consegna a domicilio che impiega fattorini umani e che collabora con colossi della levatura di McDonald. Con una frase immaginifica, alcuni mesi fa l’amministratore delegato di Uber, Kara Khosrowshahi, ha affermato che “abbiamo bisogno di hamburger volanti”, facendo chiaro riferimento a prodotti McDonald trasportati via drone.

Un, due, tre: drone!

La notizia che lascia più sconcerti è la velocità con la quale si ipotizza l’entrata in servizio delle flotte di piccoli veicoli volanti, appena tre anni a partire da ora, un tempo rapidissimo che difficilmente consentirà di risolvere le problematiche legate all’utilizzo commerciale e massivo di droni nei cieli delle nostre città.

Al momento è solo una indiscrezione, ma è apparsa sull’autorevolissimo Wall Street Journal, che notoriamente non è un giornale dedito a gossip passeggeri. Uber, per ora fortemente radicata nel segmento delle app per le auto con conducente, pare voglia diversificare la propria offerta commerciale per rafforzarsi nell’immaginario degli investitori prima del suo ingresso proprio nella borsa di Wall Street. Strategicamente la quotazione sulla principale piazza finanziaria mondiale è prevista per il 2019, cioè tra pochi mesi da oggi.

Cercasi manager esperto di pilotaggio

Mettere in piedi questa impresa commerciale innovativa e decisamente visionaria, tuttavia, non è agevole.  Uber è alla ricerca di un manager realmente in grado di “costruire” in maniera affidabile un sistema che coinvolga centinaia di oggetti in volo per consegnare carichi leggeri, con la dovuta autonomia e nelle indispensabili condizioni di sicurezza. L’ultima cosa che la società desidera è infatti vedersi cadere dal cielo una valanga di cause per lesioni o danneggiamenti causati dai ronzanti fattorini automatici. In realtà il lancio delle consegne via cielo pare sia già in fase di prova su piccola scala e si prevede un primo test operativo su scala più ampia già entro il 2019. La road map prevede l’espansione nel 2021 sul mercato mondiale.

Il diritto dell’aria

Affermati studi professionali sono attualmente impegnati nel garantire l’aspetto legale dell’innovativo sistema di consegna. Uber ha inserito sul proprio sito un’inserzione pubblicitaria del servizio “volante”, salvo prontamente rimuoverla a seguito di una richiesta di chiarimenti avanzata dallo stesso Wall Street Journal. Probabilmente il colosso commerciale non si è ancora sentito pronto per diffondere i dettagli del piano operativo, ancora in fase di definizione e a cui necessitano importanti modifiche, soprattutto nel campo della sicurezza.

La normativa degli stati, in particolare quella degli Stati Uniti d’America, è particolarmente stringente e limitante in merito all’utilizzo commerciale di oggetti volanti nei cieli e soprattutto nelle zone densamente popolate. Ovviamente il settore è in espansione tumultuosa e un’economia liberista come quella statunitense non può non tenerne conto, pertanto le autorità americane sono al lavoro per definire regole precise che tuttavia diano il via all’uso intensivo dei velivoli a guida remota.

Alla ricerca delle specifiche tecniche

Le principali criticità sono legate alle frequenze radio da dedicare al servizio, in modo che non interferiscano con tutte le altre comunicazioni già attive nello spettro di emissione, ed alle caratteristiche dei sistemi che devono consentire ai droni di operare lontano da chi li pilota da remoto.

Particolarmente  complesse sono le modalità di sicurezza legate ai voli notturni, al rischio di volo in condizioni meteo avverse, alla modalità di identificazione dei velivoli stessi. Anche l’operazione apparentemente banale dell’atterraggio per effettuare la consegna è estremamente delicata, perché effettuata a grande distanza, senza la conoscenza precisa della destinazione finale e dell’eventuale comportamento imprevedibile dell’utente. Occorre anche definire chi risponderebbe dei danni nel caso in cui, ad esempio, un cliente ubriaco o sotto effetto di stupefacenti richieda una consegna al settimo piano di un fabbricato, sporgendosi da una finestra e causando la caduta del pacco o del drone stesso.

Ulteriori rischi sono legati alla possibilità che i droni possano essere “hackerati” da malintenzionati per porre in essere atti terroristici o fraudolenti.

Auto volanti e sogni nel cassetto

Uber non è l’unica a spingere per la rapida definizione delle regole del settore, affiancata in questo anche da Amazon, che sta già sperimentando sistemi analoghi per la consegna di merci, anche di peso maggiore.

Alla fine del secolo scorso i futurologi immaginavano i cieli delle città solcati da flotte di automobili volanti. Le loro previsioni si sono rivelate errate, ma forse i piccoli droni saranno la piccola rivincita per quei sognatori visionari.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.