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Riconsiderare e distinguere: azioni necessaria

Leggo di cordoglio, leggo di vicinanza, ma non riesco a prescindere da improvvisazioni politiche, denotanti gravi mancanze strutturali, circa l’effettiva percezione della realtà.

Mi piacerebbe conoscere il parere, spassionato e intriso di onestà intellettuale, sulla situazione attuale; al di là di slogan e frasi fatte. Oggi è opinione comune che, ormai, le ideologie non animano più la storia, ma che la storia stessa è sollecitata da situazioni assai diverse, come ad esempio le deriva economica, cui versano settori interi del Paese.

Si esprime dolore incondizionato,  ma non si offre uno straccio di proposta; inoltre i farmaci, proposti dalla classe politica, non ispirano molta  fiducia; quando la fiducia è assai vicina allo zero e il buon senso latita, la bomba sociale è prossima alla detonazione.

Si proponga qualcosa, si dia corpo a fatti annunciati. Di “Mayday” il Popolo ne ha piene le tasche.

L’unico modo di risolvere i problemi è di conoscerli, di sapere che ci sono. Il semplicismo li cancella, anzi li aggrava. Siamo, ormai, ad un passo dal baratro; un baratro non avvertito, evidentemente, con il dovuto tempismo da chi dovrebbe assumersi responsabilità improcrastinabili.

Partecipazioni a svariate trasmissioni televisive, con interlocutori che a precise domande tergiversano, con risposte avulse da ogni cognizione dello stato dell’arte; da logiche assai impellenti che richiederebbero dirimenti decisioni.

La burocrazia; il fenomeno inatteso; l’assoluta bravura – per fortuna e per competenze indiscutibili – dell’intero comparto sanitario; il sistema bancario che sembra andare per conto proprio; polemiche sterili utilizzate come scusanti, senza nessun nesso con le considerazioni mosse. Insomma un indescrivibile caos; circa 140 provvedimenti adottati, Organi Regionali che appaiono insiemi assestanti, avulsi dalla Centralità dello Stato.

La mancanza di soluzioni

La percezione dell’inutilità a volte ha la meglio. Non è gestibile e la disperazione è incalzante. Non è possibile giudicarsi, se si insegue ciò di cui si ha bisogno e, quindi, l’inconsistenza di supporti, annunciati e non perseguiti, aggrava situazioni già critiche.

Ad un certo momento non si chiedono neppure soluzioni, non se ne cercano neppure. Si ha solo ben presente, in se stessi, che non esistono vie di fuga.

Nella follia di certi frangenti, si può ritenere di fare una  scelta e le scelte sono simili alle idee. Possono essere discusse, ma poi se si attuano possono avere risvolti devastanti.

Buon senso latitante a Milano; riscontri zero a Roma; sensibilità: questa sconosciuta; propaganda senza vergogna, circa operati incomprensibili.

Ed ecco che, alla periferia di Napoli (quartiere Barra) un uomo, desolato e ferito nella propria dignità, si impicca nella sua azienda. Una piccola impresa oppressa dalla crisi economica.
“Dobbiamo affrontare un periodo di grandi sofferenze”, così il Presidente del Consiglio; ma se ne ha contezza da oltre sessanta giorni e, d’altra parte, un documento lo attestava già da fine gennaio. Con un periodo emergenziale, individuato fino al 31 luglio, siamo ancora in attesa della completa cognizione di un “Cura Italia” – che sembra più un palliativo in soccorso di un’agonizzante realtà – mentre del decreto di aprile se ne sono perse le coordinate e ancora non si è capito, effettivamente, di cosa tratti.

I complimenti al Popolo Italiano si sprecano, si decanta la responsabilità e il comportamento; tuttavia non si riesce a comprendere come in circa 30 mq di un esercizio commerciale si debba entrare uno per volta, ma in un autobus, di circa lo stesso spazio, possano trovare posto circa 20 persone; una meraviglia dopo l’altra, a seguito di decisioni di menti superiori; centinaia di menti superiori.

“Non conosciamo ancora i dettagli”, ha dichiarato  il Presidente del Consiglio, ma “siamo vicini alla famiglia”.

Presumo che la famiglia, segnatamente una vedova e un’orfana, possa anche fare a meno di tale vicinanza; anzi penso che tanto più  le Istituzioni siano lontane da tale tragedia, tanto più sia scongiurato l’innesco di “quella” bomba sociale di cui si è parlato.

Antonio Nagaro se ne è andato; aveva scadenze da rispettare, fornitori e dipendenti da pagare. La sua piccola realtà economica, si occupava di allestimenti di esercizi commerciali in genere e, da quanto emerge, era anche in “buona salute”, avendo commesse dall’Italia e dall’estero.

Forse vivrò su altro pianeta, ma auspico un’apertura di un’indagine con approfondita attività investigativa; possibili approcci presso istituti di credito, eventuali azioni intraprese a seguito di promessi supporti; potrebbero emergere indagati per istigazione al suicidio?

Non darebbe la vita ad un lavoratore, ma potrebbe ridare speranza a chi ancora crede in qualcosa.

Alla fine, è storia antica,  l’eventuale  vittoria avrà tanti artefici, la sconfitta un solo responsabile e tutti i mancati artefici sapevano come sarebbe finita.

Intanto, al momento, abbiamo perso tutti.

Non mi sembra il caso di chiudere come sempre, non è il momento di augurarci nulla; dobbiamo solamente desiderare, ardentemente, che non si ripetano drammi simili.

Lo sappiano e si muovano; dal Colle Presidenziale, la pazienza potrebbe raggi