Anche la Mona Lisa fu oggetto di un furto nel 1911
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iTPC è l’app del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, facilmente scaricabile con Google Play ed Apple Store

E’ abbastanza risaputo come da diversi decenni l’Arma dei Carabinieri sia attiva in Italia attraverso uno specifico reparto, il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale (http://www.carabinieri.it/cittadino/tutela/patrimonio-culturale), nel recupero delle opere d’arte e dei beni archeologici trafugati da musei, pinacoteche e gallerie. Meno nota ai più, invece, è l’esistenza di un’app, facilmente scaricabile con Google Play ed Apple Store, chiamata iTPC. Realizzata nel 2014 in sinergia con la “Reply S.p.a.” e concepita per essere costantemente aggiornata, essa permette, tra l’altro, a qualsiasi cittadino di aiutare nel suo lavoro il Comando dei Carabinieri mediante la segnalazione di furti o di rinvenimenti di antichissimi quadri o statue.

Prima di iTPC: il Comando e la Convenzione di Parigi del 1970

Già molto prima della nascita di iTPC, nel 1969, con l’istituzione del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, l’Arma dei Carabinieri diede una grande dimostrazione di sensibilità verso un argomento delicatissimo, trattato un anno dopo nella Convenzione Unesco di Parigi. In tale documento i Paesi contraenti lanciarono una mission già messa in atto dal corpo militare italiano: proteggere i beni culturali delle nazioni attraverso una rete che unisse le rispettive forze di polizia nella ricerca di tutte le opere d’arte derubate.

Come è strutturata iTPC: il menu Funzioni

iTPC, disponibile sia in italiano che in inglese, è strutturata in due fondamentali macro-sezioni. La prima è costituita dal menu Funzioni. Qui, digitando sulla voce “Bollettini”, si potrà visualizzare un vero e proprio archivio storico, formato dalla riproduzione dei bollettini stilati dall’Arma dei Carabinieri sin dagli anni Ottanta del secolo scorso, quando si decise di costituire per la prima volta una “Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti”. In seguito al riconoscimento ufficiale alla luce del Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici (D. Lgs. 42/2004), tale grandissimo database è stato inserito prima su un sito web (la Banca Dati Leonardo) e successivamente nell’app in questione. Attualmente, grazie al suo ultimo aggiornamento risalente al 22 febbraio scorso, è possibile scaricare ciascuno di questi resoconti compilati dall’Arma sul proprio dispositivo fisso o mobile. Scorrendo tra le indagini più note e soprattutto andate a buon fine, l’utente potrà rivedere sicuramente il numeroso gruppo di reperti recuperati in Svizzera nell’ambito dell’operazione Teseo nel gennaio del 2015. Un corpus, quello detenuto dal mercante Gianfranco Becchina, assolutamente considerevole in quanto annoverava diversi bronzetti dell’antica cultura nuragica sarda, vasi greci a figure rosse e statuette ellenistiche del valore complessivo di circa 50 milioni di euro. Come in questo caso, anche negli altri “Bollettini” sarà possibile visualizzare tutti i dati tecnici relativi ad ogni singolo manufatto.

Un’altra interessante voce del menu Funzioni di iTPC è dedicata alla “Ricerca visuale”. Il suo obiettivo è di fornire all’utente un database di immagini riguardanti opere trafugate ma non ancora recuperate. Trovandosi, ad esempio, a visualizzare i quadri di una collezione privata, chiunque potrà decidere di fotografare col proprio smartphone quelli ritenuti “sospetti” e confrontarli rapidamente con la lista fornita da iTPC.

Una significativa parte del patrimonio culturale italiano, da un punto di vista giuridico, appartiene ad imprese, associazioni senza scopo di lucro o semplici privati. Tutte queste opere, riconosciute dal Mibact all’interno dei propri archivi cartacei, possono essere inserite all’interno di iTPC attraverso la voce Object ID, chiamata anche Documento dell’opera d’arte. Proprio come se si trattasse di una carta d’identità, il possessore di una tela o di un antico vaso può documentare il proprio oggetto attraverso una breve descrizione testuale ed un’accurata gallery fotografica che, rimanendo custodita nell’app, potrà risultare di grandissima utilità nell’ eventualità di furto o smarrimento.

Come è strutturata iTPC: il menu Informazioni

La seconda macro-sezione di iTPC, cioè il menu Informazioni, è munita di altre importanti opzioni. Una prima è costituita dalla possibile di richiedere la consulenza della Task Force CC U4H (Unite 4 Heritage). Si tratta di un gruppo di lavoro sovranazionale, meglio noto con l’appellativo di “Caschi blu della cultura”, che fornisce assistenza a soggetti pubblici e privati il cui patrimonio culturale è minacciato da guerre o altre calamità. La presenza dei Carabinieri nella Task Force, accanto a personale esperto del Mibact, si giustifica in virtù del ruolo attivo da essi assunto nella difesa dei monumenti durante le missioni belliche nel Kossovo ed in Iraq. Ulteriori voci del menu Informazioni riguardano l’ubicazione delle varie sedi del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, distribuite su tutto il territorio nazionale, nonché i recapiti che vanno utilizzati per effettuare segnalazioni di furti.

Come utilizzare iTPC

Per poter usare iTPC sarà necessario disporre di una normale connessione ad Internet sul proprio smartphone o tablet, così come del sistema operativo Android 4.1 o di una delle sue versioni successive. In particolare, secondo gli esperti, se si adopera un iPod Touch oppure un iPhone 2G il livello di localizzazione offerto sarà meno puntuale di quello ottenibile con un iPhone 3G o di categoria ancora superiore. Questi ultimi apparecchi, infatti, a differenza dei primi che impiegano la tecnica di triangolazione WiFi o GSM, riescono ad effettuare i vari posizionamenti richiesti mediante il più avanzato sistema GPS.

 

Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.