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Capodimonte si apre all’arte contemporanea: Jan Fabre mette in mostra Oro Rosso, una retrospettiva dei suoi maggiori capolavori, tra sacro e profano

Il Museo di Capodimonte, Napoli, è la cornice ideale per ospitare la mostra di Jan Fabre: “Oro Rosso”. Le opere dell’artista belga sono state messe abilmente in comunicazione con in capolavori dell’antichità classica.

Il volto contemporaneo di Fabre

Jan Fabre è un artista contemporaneo di origine belga. La sua arte, apparentemente ermetica, sembra indurre lo spettatore a chiedersi il perché delle cose; l’interpretazione delle opere non è affatto immediata, stimola la riflessione ed è assolutamente soggettiva. Ma su una cosa bisogna convenire: Jan Fabre pone nelle sue sculture tutto un mondo interiore e pare indagare le grandi domande esistenziali che tormentano l’uomo.

Le tematiche principali

Emerge chiaramente il rapporto col divino, l’imperfezione dell’uomo, la sua continua mutazione, la dialettica tra vita e morte. Non a caso, l’Oro Rosso da cui prende il nome la mostra, è il corallo. Di questo minerale, Jan Fabre riveste diverse opere, per le proprietà e le caratteristiche che gli appartengono e la forte componente simbolica.

Il corallo

Il corallo è un corpo in continua trasformazione; nasce dall’acqua, che è fonte di vita, e ha in sé gli aspetti peculiari dell’albero. Il denso colore rosso e le catene di ramificazioni, lo associano ai vasi sanguigni e alle arterie. L’artista pone questo elemento in relazione con l’essere umano per evidenziarne il perpetuo cambiamento, la guerra fra l’istinto e la ragione, l’inevitabile decadimento.

Esaminiamo alcune opere

Scarabeo d’oro con bastone da passeggio.

Lo scarabeo, sin dall’antichità, è simbolo di nascita, di resurrezione. In particolare, si credeva che lo stercorario si rigenerasse dalle palline di sterco che spingeva con tanta costanza.  Divenne allora metafora della vita, della battaglia per l’esistenza e per l’ascensione al divino. Il bastone da passeggio, invece, rappresenta il bisogno dell’uomo di sostegno, di appoggio, di aiuto. In questo caso, l’aiuto sembra dover provenir e direttamente dall’alto, da Dio, la cui luce pare descritta da una coperta d’oro che avvolge tutto: l’uomo ha bisogno di credere in qualcosa al di sopra di lui.

Holy dung beetle
Holy dung beetle

Teschio in corallo

Il teschio è rivestito interamente di corallo, elemento su cui si erge l’opera. Il corallo riesce a dare vita ad un corpo morto. La morte, da stato di fermo, diviene possibilità di ergersi, di elevarsi ad una nuova dimensione e prospettiva. Le radici, puntate verso l’alto, sembrano trovare altrove, nuova vita. La dicotomia tra terreno e interreno penetra tutte le opere di Fabre come :“cervello d’oro con ali d’angelo” : solo tramite la ragione si può arrivare alla perfezione, ma l’uomo è dotato di cuore, di istinto, di passione: è da ciò che deriva la sua natura imperfetta. Solo il divino può ascendere, solo il divino può volare verso la costante illuminazione.

Questi sono solo alcuni dei capolavori realizzati da Jan Fabre, che ha donato a Napoli, con questa mostra, la sua personale visione del mondo.

Sarà possibile visitare l’esposizione fino al 30/09/2019, tutti i giorni dalle 09:30 alle 17.00.