Brexit sempre più difficile a causa dell'Irlanda. La bandierea dell'Ulster (Fonte Wikipedia)
Brexit sempre più difficile a causa dell'Irlanda. La bandierea dell'Ulster (Fonte Wikipedia)
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Uno dei nodi più difficili da sciogliere, per quanto riguarda la Brexit, è la controversa questione irlandese. Con questo articolo vi spiegheremo il perché

Theresa May, in queste ore, è in estrema difficoltà. Il Parlamento britannico non le sta rendendo le cose facili: poche ore fa la Camera dei Comuni ha deliberato che non è necessario un accordo con l’Unione Europea per uscire dall’Europa.

Determinanti sono stati i voti del Partito unionista democratico nordirlandese (il celebre Democratic Union Party), contrario a far rimanere l’Irlanda del Nord unita commercialmente al resto dell’Unione Europea tramite l’apertura completa del confine fisico tra le due Irlande.

Con questo articolo vi spiegheremo perché il nodo irlandese è probabilmente il nodo più intricato da sciogliere in questa complessa Brexit.

Le due Irlande. Nord Irlanda in rosso e Repubblica d'Irlanda in verde
Le due Irlande. Nord Irlanda in rosso e Repubblica d’Irlanda in verde

Il 1921, anno maledetto per l’Irlanda

Dopo anni di gravissimi scontri tra irlandesi e truppe anglo-scozzesi (iniziate con la Rivolta di Pasqua del 1917) la Pace giunse nel 1921, anno del Trattato Anglo-irlandese.

Con questo accordo nacque lo Stato Libero d’Irlanda, antesignano dell’attuale Repubblica d’Irlanda. Teoricamente il Trattato avrebbe dovuto coprire tutta l’isola ma ciò non avvenne nel Nord perché questa parte dell’isola verde era a maggioranza protestante e discendente dei coloni anglo-scozzesi che erano giunti nell’Ulster a partire dal XVI Secolo.

Per paura di perdere i loro vantaggi, ottenuti a scapito dei cattolici, ed essendo maggioranza assoluta nelle sei contee del Nord (Antrim, Armagh, Down, Fermanagh, Londonderry e Tyrone), i protestanti anglo-scozzesi decisero di rimanere parte del Regno Unito.

Da allora nulla sarebbe stato come prima e la lotta sarebbe imperversata tra gli unionisti pro britannici e i membri dell’IRA (Irish Republican Army), repubblicani e favorevoli all’unione dell’Ulster con la Repubblica d’Irlanda.

Il periodo più difficile furono gli Anni 70 e 80, durante i quali scoppiò in Irlanda del Nord una vera e propria Guerra Civile, che si concluse solo con  l’Accordo di Belfast del 10 aprile 1998 (meglio conosciuto come accordo del Venerdì Santo).

In questo accordo, poi recepito dall’Unione Europea, vi è l’obbligo di tenere aperto il confine fisico tra le due Irlande, sia per quanto riguarda le persone sia per le merci.

Una situazione messa a rischio dalla Brexit.

Il backstop, pomo della discordia della Brexit

Nel dicembre 2018, durante le trattative tra Regno Unito e Unione Europea per un divorzio politico consensuale, è stato approvato un accordo che impone alle due parti in causa di non introdurre barriere fisiche al confine irlandese.

Il pomo attuale di discordia è il backstop, clausola di salvaguardia, che mantiene tutto come è attualmente, salvo accordi tra le parti. Al Primo Ministro fa comodo una situazione simile ma non a tutti e questo è il reale vulnus.

Il mantenimento del libero passaggio di merci e persone tra le due Irlande pone l’Irlanda del Nord all’interno dell’Unione Doganale Europea. Si andrebbe così a creare, de facto, un Regno Unito a due velocità e con due legislazioni, per alcune tematiche, diverse: la Gran Bretagna al di fuori dell’UE e il Nord Irlanda all’interno, per molti versi, dell’UE.

Una situazione assurda. Il 29 marzo è alle porte e non si intravede, ancora,  una soluzione soddisfacente per tutte le parti.

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.