Camorra (File Wikimedia Commons)
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Ancora oggi, dopo più di 150 anni, sentiamo parlare di Questione meridionale, quale tragedia che attanaglia il cosiddetto “meridione” senza possibilità di apportare qualsivoglia strategia per combatterla, debellarla

Nonostante la storia ufficiale che traccia gli eventi al tempo del 1860 – che molto somiglia ad un romanzo d’avventure! – oggi, fortunatamente, è possibile individuare alcune delle piaghe che segnarono la fine del Regno Delle Due Sicilie e l’inizio dello stato unitario, con la possibilità di rimarcare gli accadimenti che devono essere considerati la base, l’incipt della morsa che attanaglia tuttora il Sud.

La trattativa tra Liborio Romano e Tore ’e Criscienzo

La storia reale degli eventi che segnarono l’unità d’Italia comincia, finalmente, ad emergere e ad arrivare alle “masse”, nonostante i plurimi tentativi dei saloni di chiara ispirazione giacobina del XXI secolo, che tentano disperatamente e reiteratamente di celare quanto è accaduto.

Una unità nata finanche dalla strettissima collaborazione tra lo Stato italiano nascente e  la Camorra, grazie all’intervento e alla collaborazione tra Liborio Romano –  prefetto di polizia sotto la reggenza borbonica e pioniere del trasformismo politico – e Salvatore De Crescenzo, meglio conosciuto come Tore ’e Criscienzo, indiscusso capo della Camorra.

Romano, per garantire l’ingresso di Garibaldi a Napoli senza tumulti e rivolte, nell’intento di mantenere l’ordine, convoca  De Crescenzo e propone a lui ed ai suoi sottoposti la totale amnistia, uno stipendio governativo e l’adesione alla guardia cittadina.

Tore ’e Criscienzo accetta e l’ingresso di Garibaldi a Napoli è caratterizzato dall’ordine imposto dai camorristi.

«…è rrobba ’e zì Peppe»

 Gli uomini arruolati in pochi mesi diventano dodicimila.

Si assiste ad una vera e propria escalation criminale: la camorra in “coccarda tricolore” trova la sua legittimazione con l’incremento a dismisura di contrabbando ed estorsione.

 Tutte le merci in entrata a Napoli vengono intercettate dai malviventi, al grido di: « è robba ’e zì Peppe», alludendo evidentemente a Giuseppe Garibaldi.

La camorra manifesta in quest’occasione l’avidità del suo opportunismo e la capacità di sfruttare, in barba a ogni ideale, congiunture e situazioni propizie.

È il primo passo verso la “modernizzazione” di una delle più feroci e spietate organizzazioni criminali contemporanee.

Ferdinando Guarino