Immobilismo e azione contro il Coronavirus
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Sensata prudenza  e astuta  malizia. L’azione e l’immobilismo: due facce della stessa medaglia

Tra il prendere cappello e riconoscere i propri errori intercorre una demarcazione, netta e dirimente.

Nelle more dell’esplicazione, dal mio sommesso punto di vista, una precisazione è necessaria: il tono della polemica è un conto, quello dell’adempimento un altro.

La polemica, soprattutto se taciuta e poi espressa, è soprattutto una controversia  che afferisce al proprio essere; ad un modo di porsi che, inevitabilmente, può suscitare qualche perplessità.

Nessuno deve adontarsene, è la modalità di guardare fatti e cose da un punto di vista esclusivo.

“Ciò che ho fatto fino ad oggi va bene, continuo a farlo perché ritengo che così facendo non ci sono problemi”, sembra suggerire l’ego smisurato. O, forse, la convenienza personale.

Conosco, personalmente, persone che a 40 anni hanno scoperto di avere una postura errata e di dover ricorrere a calzature ortopediche. Non ne hanno fatto una complicazione, ma hanno trovato una soluzione.

Dalla parte opposta, a tale punto di vista, si pone la modulazione di riconoscere, a se stessi, l’adempimento come metodo di migliorarsi; un’analisi, seria e obiettiva, di quanto si è espresso e di come lo si è fatto.

Equidistanza e neutralità, gli ingredienti che dovrebbero connotare il giusto equilibrio tra il pensiero e l’azione.

La mancanza, anche solo di uno tra tali fattori, comporta un inevitabile dilemma: sentirsi superiori o svalutati.

E allora ecco che le possibilità diventano due: risentirsi o migliorarsi.

Tra buone intenzioni e pessime abitudini

Il risentimento, generalmente, è il risultato di una precedente condizione cui nessuno ha mai posto obiezione; la linea, tra offesa e irritazione, è assai labile e, se non corroborata da adeguata volontà, non si può fare altro che desistere da rimedi.

Il risolvibile abbisogna di volontà e abnegazione, l’impossibile di pazienza e ragionevolezza. L’impegno, la pertinacia, la tolleranza e l’equilibrio, non devono mai essere equivocate  per menomazioni.

“Quando il sistema è in pericolo, si sospendono le consuete regolamentazioni”. In microeconomia si chiama “azzardo morale”, serve per riacquisire il controllo di determinate situazioni.

E’ di attualità, sia nel terribile momento che viviamo, sia nella consuetudine quotidiana dei rapporti interpersonali.

“Talvolta il comportamento pragmatico è necessario; ma chi cerca di fare di necessità virtù, conclude poco, anzi spesso peggiora quello che è chiamato a riparare. La teoria è qualcosa di più di un piacevole lusso.

L’unità d’azione

Il pragmatismo è conservatorismo sotto la veste dell’azione. Esso conserva l’esistente, nel mentre che dà l’impressione di movimento.

Il massimo di cambiamento prodotto dai pragmatici consiste nello scavare una buca per riempirne un’altra; un gioco a cambiare anziché cambiamento”; questo il pensiero di Ralf Dahrendorf, sociologo, politologo e politico tedesco naturalizzato britannico, deceduto  da oltre un decennio.

Per fortuna, sembra che le controversie siano sopite in nome dell’unità di azione, da porre contro l’attuale emergenza sanitaria; il dopo è un autentico enigma.

Tornando in “medias res”, tra l’offesa e l’autocritica è una questione complessa, ma non esente da opinioni.

Si dice che l’ironia necessita di tre prerogative indispensabili ed inseparabili: età, cultura e intelligenza; colui che è autoironico, infatti, non prendendosi mai troppo sul serio, è sempre alla ricerca di una “rete” naturale in cui confrontarsi ed arricchire la limpidezza, e forse anche la possibile condivisione, dei principi sostenuti.

Se non si segue una linea, si resta tra i sofferenti, gli incompresi, gli opportunisti e, soprattutto, tra coloro i quali sapevano già come sarebbe finita.

La carenza di coraggio delle proprie azione è, purtroppo, un vulnus del nostro tempo e le proposte sono sempre meno influenti; meglio contraddire. Più comodo e  funzionale.

Se qualcuno oggi avallasse l’iter, ad hoc e ad horas, di devolvere l’intero montepremi del superenalotto per le urgenze impellenti ed improrogabili?

Se si prendesse in considerazione la possibilità di applicare sulle lotterie istantanee (gratta e vinci) un’immediata ritenuta alla fonte, del 10%, sui premi dai cento euro in su, da destinare alle stesse necessità?

Alibi e falsi progetti

“Io l’avevo detto” è frase, ormai, consuetudinaria tra gli “alibisti” e gli impudenti; di certo mai scaturita da confronto sereno, diretto e costruttivo.

I “Cinque minuti di Pertini”; la colta ironia di Andreotti; la sublime oratoria istituzionale di  Moro; il coraggio nelle scelte di Berlinguer; la pertinacia di Craxi; la personalità storica, umana e politica di Almirante. Senza far torto ad altri, prescindendo da colori, ideologie e convinzioni; oggi di cosa parliamo?

Forse ancora qualche “discendente”, nell’attuale panorama politico, esiste.

Conosco diversi “natanti”, più volte considerati vecchi e in disarmo, che poi sono stati ritenuti gli unici scafi adatti ad affrontare procelle.

Ho sempre ritenuto meglio “bisbigliare” un saggio consiglio all’orecchio che agire in prima persona, esponendosi a critiche strumentali; ma forse ha ragione Condoleeza Rice quando asserisce che “Abbiamo bisogno di un nemico comune che ci unisca”.

Preferisco, comunque, ancora pensare che l’istruzione, come la ricchezza, può essere sorgente di bene e di male, a seconda delle intenzioni con le quali s’adopera, di “Mazziniana” memoria.

Il resto è a discapito di coloro che ancora promulgano la furbizia, spacciandola come intelligenza.

Prima o poi, come si dice alla mia latitudine, fate “palla corta”.