La conquista dello spazio necessità di regole
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Mancata collisione tra i satelliti di SpaceX ed Esa

La catastrofe è stata sfiorata quando la SpaceX, compagnia spaziale di Elon Musk, non ha spostato il proprio satellite. La colpa è da attribuirsi al bug on-call management system.

Una tragedia scampata

Lunedì mattina, a circa 320 chilometri dalla Terra, Starlink 44, un satellite della costellazione lanciata a maggio dalla compagnia di Elon Musk, ha rischiato di schiantarsi contro Aeolus, il satellite per l’osservazione del pianeta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Fortunatamente non è accaduto il peggio altrimenti centinaia di milioni di dollari si sarebbero trasformati in altrettanti pezzi di satelliti. Ad evitare il peggio è stato il satellite Aeolus. Tutto è stato possibile grazie ad una manovra manuale eseguita dalla Terra. È la prima volta che si rischia uno scontro tra satelliti!

SpaceX

All’allarme lanciato dalla Aeronautica militare degli Stati Uniti SpaceX non ha risposto perché un bug, secondo la dichiarazione ufficiale della compagnia, “ha impedito agli operatori di Starlink di leggere dell’aumentata probabilità dell’impatto”, che risultava essere 75 volte superiore a quella stimata.

Il motivo dell’allarme

Inizialmente, i tecnici di SpaceX, dopo varie comunicazioni con i colleghi dell’Esa, avevano valutato che la situazione non fosse sufficiente critica da giustificare variazioni orbitali.

Inoltre, i satelliti SpaceX sono dotati di sensori che riconoscono e evitano autonomamente detriti o corpi spaziali, in questo caso però il sistema non sembra aver funzionato.

Fortunatamente l’Esa è sempre pronta a svolgere manovre di questo tipo infatti, nel 2018 ha eseguito 28 manovre per evitare le collisioni, principalmente contro satelliti morti o frammenti di varia dimensione. Normalmente, le manovre per evitare i satelliti attivi sono considerate rare, ma il proliferare di satelliti artificiali le aumenterà.

La visione di Donald J Kessler

Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, fortunatamente questo problema verrà eliminato o almeno ampiamente diminuito. In ogni caso, lo scenario descritto ha tutte le caratteristiche della sindrome di Kessler. L’ipotesi formulata nel 1978 dall’astrofisico della Nasa, Donald J Kessler afferma che la densità dei detriti attorno alla Terra potrebbe diventare così alta da impedire a intere generazioni qualsiasi accesso allo spazio.

Lo scorso gennaio lo Space Debris Office dell’Esa ha stimato che i 5.450 razzi lanciati dal 1957, l’anno del primo Sputnik, hanno seminato attorno al nostro pianeta 128 milioni di oggetti più piccoli di un centimetro, 900mila detriti fino a 10 centimetri e 34mila space debris più grossi. È una massa complessiva di 8.400 tonnellate, qualcosa più della Tour Eiffel che viaggia a migliaia di chilometri l’ora.

La necessità di un codice stradale spaziale

Il mancato incidente di lunedì ha mostrato che non ci sono protocolli condivisi in caso di contenziosi oltre l’atmosfera. “Non ci sono regole nello spazio”, ha ricordato Holger Krag parlando della mancata manovra di SpaceX e dell’evasività delle sue risposte. “Nessuno ha fatto niente di male. Lo spazio non è organizzato; è lì, e tutti possono usufruirne. Per questo abbiamo bisogno della tecnologia per gestirne il traffico”.

Si spera quindi che queste “regole” arrivino presto e che tutti le rispettino.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.