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Situazioni al limite del pudore

Il mancato rispetto di regole e norme, è la connotazione di scarsa educazione di un Popolo e, inevitabilmente, la deriva scaturisce da ciascuna, singola, insufficiente osservanza dei dettami.
La presenza del Presidente della Repubblica a Codogno sarebbe stata, forse, più intrisa dell’auspicata coesione, se in altri luoghi ci fossero stati echi attinenti.

Oggi, la Città lombarda, ha vissuto il giorno della rinascita; dopo quel funesto 21 febbraio scorso, con quanto è tragicamente seguito, la presenza dello Stato è stata forte e chiara.
Il Governo, intanto, si è forse accorto che il disagio è grande, ma non ha ancora provveduto a eliminare gli ostacoli, che si frappongono per l’effettiva trasmissione dei fondi necessari.

Questo il fattore scatenante delle proteste, ma, comunque, la voglia di ripartire non può essere inquinata da comportamenti lesivi ad immagine e salute. L’emergenza sanitaria non è debellata.
La forma, in determinati contesti, è sostanza; questo dato di fatto, purtroppo, è stato calpestato con condotte che avrebbero richiesto segnali dirimenti, non tolleranza incomprensibile.

L’inadeguatezza delle scusanti

Se si corrono dei rischi, non si possono invocare discolpanti. Sembra abbastanza chiaro che, specialmente in questo periodo assai critico, un sit-in non può auspicarsi pacifico e calmo. Il rischio, appunto, che tale forma di protesta possa tramutarsi in un assembramento senza controllo. Sarebbe stato molto più indicato evitarne l’organizzazione, scegliendo, invece, una partecipazione figurativa, ma decisa e indiscutibile, all’iniziativa del Capo dello Stato.

Si obietta che la partecipazione e la condivisione non è stata raccolta in Parlamento; non sembrano attenuanti in tale frangente; il Popolo è allo stremo, non serve aizzarlo oltremodo solo per propagandare e divulgare. A fronte dell’annunciata virulenza dialettica, si è poi esternata cautela nei toni e nei comportamenti. La situazione era, comunque, già inquadrata in un preciso significato politico. Questo si doveva evitare, pur se l’intensità dialettica è apparsa stemperata. Per calcolo o per immagine? Forse per entrambi i motivi.

Le immagini, pervenute da altre piazze di lagnanze, sono state assai chiare, circa il mancato distanziamento e l’assoluta inosservanza, ad indossare dispositivi di protezione individuale.  Non è stato uno spettacolo decoroso e, certamente un’aggravante, l’attività di prevenzione e persuasione, ha suscitato  indecente derisione.

Contrapposti significati

Il Presidente Mattarella a portare solidarietà e vicinanza, non solo alle famiglie colpite da lutti, ma a tutti coloro che si sono comportati da eroi nell’affrontare la pandemia; a prescindere da colori e da appartenenze, si sono battuti in prima linea, in nome di quella solidarietà e coesione tanto auspicata.

Da altri palcoscenici, di contro,  dissensi per le persone dimenticate, per gente discriminata, per realtà economiche compromesse. Si chiede uno snellimento, urgente e necessario, per riaprire i cantieri e far ripartire strutture, con sviluppi positivi.

La ripartenza deve fondersi con la forza morale mirando, per la “riaccensione” dei motori, all’abolizione di polemiche e discussioni, ma è basilare ricordare che i malcontenti nascono dalla stanchezza di ascoltare solo parole; ormai, da troppo tempo, è sentita l’esigenza del Popolo di apprezzare i fatti, per poter usufruire di concreti sostegni.

Senza inutile retorica è, però, indispensabile restare nella sfera della dignità e del rispetto reciproci. Senza se e senza ma.

Come al solito, auguri a noi.

 

Raimondo Miele