Informazione
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Ai tempi di un mondo dominato dalla tecnologia e dal digitale, la guerra tradizionale è stata sostituita dalla guerra dell’informazione

La questione della guerra dell’informazione, che è un argomento quanto mai attuale, appariva già nel 1994, cioè ben 24 anni fa, nell’articolo di P.J. Gustave dal titolo “Guerre e contre-guerre de l’information économique” (Guerra e contro-guerra dell’informazione economica) sulla Revue Echanges.

La guerra dei tempi contemporanei

Se può apparentemente sembrare che con la caduta del Muro di Berlino del 9 novembre 1989 e la conseguente fine della Guerra Fredda, i Paesi Occidentali siano usciti definitivamente dai periodi bellici del secolo scorso – fatta eccezione dei conflitti in cui intervengono continuamente nei Paesi del mondo in via di sviluppo – esiste una nuova forma di guerra, la cosiddetta guerra dell’informazione. Quest’ultima è quella nella quale siamo completamente immersi.

Che cos’è la guerra dell’informazione?

Ai tempi in cui la gestione dell’economia regna da sovrana nei rapporti internazionali, il possesso dell’informazione è diventato l’arma strategica per i paesi attualmente in conflitto per la predominanza dell’economia.

La questione, secondo lo stesso Gustave, non riguarda più entrare o meno a far parte della guerra economica, quanto piuttosto trovare gli strumenti per non perderla.

Le nazioni che attualmente si trovano in una condizione avvantaggiata sono quelli che puntano sull’informazione e la cui intelligence è passata dalla gestione di conflitti bellici all’organizzazione della guerra economica.

 

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Il ruolo della disinformazione e della contro-informazione

Questo nuovo tipo di guerra è completamente incentrato sull’informazione che, da un lato, è una risorsa essenziale per le imprese nella misura in cui rappresenta il mezzo di accesso a tutti i servizi e i beni; in secondo luogo, l’informazione funge tanto da scudo protettivo quanto da arma di attacco.

Dato il ruolo di centralità dell’informazione, di conseguenza, un ruolo essenziale è determinato anche dalla disinformazione o contro-informazione.

La disinformazione non è un processo nato in era sovietica visto che è stata utilizzata sin dai primordi dell’umanità.

Da sempre, nelle guerre si è ricorsi a tecniche di inganno sul campo di battaglia: oggi, piuttosto, l’inganno è informatico e tecnologico, ad esempio sovrainvestendo progetti in direzioni sbagliate.

La disinformazione è utile anche per tentare di rendersi invisibili nello spazio e nel tempo. Essa scaturisce, infatti, da un’eccessiva protezione delle informazioni personali, le quali vengono continuamente rese sicure e custodite. Azioni queste che rimbalzano nell’idea che si abbia effettivamente qualcosa da nascondere, piuttosto che proteggere quanto di più personale si possiede.

Spesso, infatti, le aziende si trovano ad utilizzare atteggiamenti contraddittori: difendendosi, ma allo stesso attaccando qualunque tentativo di accesso. Quelle stesse aziende che sono sempre più bersaglio di tentativi di cybercriminalità, i quali sono estremamente difficili tanto da individuare quanto da neutralizzare.

Inoltre, gli effetti di violazioni di questo tipo, diffuse sul web, in poco tempo raggiungono ogni parte del mondo, rovinando completamente la reputazione dell’impresa che ne è stata vittima.

Paradossale è che se l’azienda distrutta è da tutti conosciuta, chi ha sferrato l’attacco rimane quasi sempre in condizioni di anonimato.

Per lo più, gli attacchi vengono sferrati da imprese avversarie che riescono in pochissimo tempo ad annientare la concorrenza. Un esempio è la diffusione della notizia dell’utilizzo di benzene nelle bottiglie d’acqua dell’impresa francese Perrier, che ha causato, in pochissimi giorni, danni finanziari di portata elevatissima in un’azienda, fino a quel momento economicamente sana.

Grazie ad un attacco contro-informatico, ovvero la diffusione delle scuse e del riconoscimento delle colpe da parte della Perrier, oltre che alla decisione di ritirare tutte le bottiglie contaminate dal commercio a proprie spese, l’industria francese è riuscita a riprendersi economicamente in pochissimi giorni.

Esempio questo della velocità con cui le informazioni circolano nel mondo tecnologico e di quanto queste ultime incidano sull’economia.

Il concetto di contro-informazione nacque in Italia ai tempi delle Brigate Rosse in occasione della diffusione della rivista Contro-Informazione, che si poneva l’obiettivo di chiarire e spiegare alla popolazione tutte le “offensive” che giungevano nei loro confronti da parte della stampa nazionale.

Alla luce di ciò è possibile leggere il comportamento della Perrier come la messa in atto di un’azione di contro-informazione a scopo difensivo.

Dunque, la contro-informazione è una tecnica volta al riutilizzo delle informazioni diffuse dall’opinione pubblica accusata di essere manipolata, male informata oppure influenzata dai leader dell’opinione.

Quindi, la contro-informazione è basata sull’utilizzo degli stessi canali della disinformazione.

Conclusioni

L’utilizzo massiccio della disinformazione e della contro-informazione sono indice di quanto la guerra dell’informazione è diventata pura e vera realtà, rispetto alla quale vanno trovati metodi appropriati di adattamento.