la libertà e il coraggio dei gesti
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Il rimedio al dissenno e la rassegnazione

Se un interlocutore nullo in educazione, zero a livello comportamentale, piatto in uno spessore inspiegabile, presuntuoso della propria cultura, dovesse parlare di me, vorrei mi definisse un cretino.

Ci sono contesti in cui crogiolarsi in vacuità – inondate di inutilità – consente all’effimero di zavorrare l’opinione pubblica – quella forse meno attenta alle realtà di fatti e cose – in fallaci realtà individuali. E’ comprensibile, tra l’altro, non ascoltare più la campana quando se ne conoscono già i ritocchi.

Zygmunt Bauman – non propriamente un infeltrito – profondo studioso della stratificazione sociale, asseriva come la libertà e la sicurezza fossero qualità un connubio avulso da conflittualità reciproche; tuttavia il prezzo da pagare, per ambire ad una maggiore sicurezza sta nella diminuzione della libertà e, inevitabilmente,  l’onere di una maggiore libertà sta nella diminuzione della sicurezza. La maggioranza degli esseri umani è alla continua ricerca di conciliarne i pesi, ma il risultano è sempre vano.

Memoria storica semiseria

Con l’avvento della Seconda Repubblica, i colori si sono sbiaditi e diverse aziende sono andate in crisi. Le camicerie, ad esempio, non confezionano più camicie nere per movimenti sociali; neppure i tessili fanno più strisce – a bande regolari – tricolori per liberali. Anche la zoologia è mutata: non si fanno più discorsi sulla balena bianca e – per non farci mancare nulla – pure la botanica appare, ormai, nostalgica di garofani rossi che, può darsi, fioriscono solo in un particolare posto di Hammamet; per restare in tema, la verde edera non attecchisce da nessuna parte, mentre il fiore bianco è sparito da immemorabile data.

Oggi solo siepi artificiali; siamo invasi da movimenti viscerali a stelle, in numero dispari, di scarso contenuto e inefficienti competenze. Si collocano in un firmamento, nullo e oscuro, progettato da dilettanti allo sbaraglio – oggi allo sbando totale – affidato ad imberbi miracolati, prima di defilarsi come a sottrarsi ad una cialtronesca scena,  guidati da un guitto neppure tollerato nella Città che gli diede i natali.

I concittadini – forse taccagni, ma non stupidi – propendono, essendone fieri, per il mondiale navigator Cristoforo e per il compianto De André. Anche l’utensileria annaspa; le erbacce sono altissime ed escludono la visuale, la falce non è più in voga e la crisi dei fabbri è tale che del maglio neppure si ha ricordo.

Scarsa contezza della realtà

Signorotti, tracotanti sin dall’abbigliamento, offendono dinastie che hanno dato lustro mondiale al Paese, ma può dormire sonni sereni; Matteotti era altra stoffa –  di certo non di lana infeltrita – e Di Vittorio, Lama, Pastore, Storti – tanto per citarne qualcuno – oggi gli farebbero mangiare polvere. il dubbio porta a considerare se il tutto è accaduto con l’oscura regia di coloro che hanno facile una frase: ”Lei non poteva non sapere”, in un’aula dove campeggiano sei parole che, sovente, lasciano il tempo che trovano.

Da qui la domanda: “La politica è il metodo della società nel nostro contesto socio economico o solo un mezzo per raggiungere un obiettivo a qualunque costo?” Se la risposta affermativa afferisce alla prima parte allora, evidentemente, il metodo da circa 25 lustri  a questa parte non è idoneo; se alla seconda: il dubbio lasciamolo stare. Ben ci sta, a tutti.

Il tempo è la volontà di verificare la distanza tra ciò che si è profuso e quanto si è ottenuto; la sensazione del risultato percepito è sempre la stessa: qualcosa non torna.

Il quadro appare, purtroppo, disarmante ed icastico e non ci sta bisogno di aruspici o vaticinatori. Ormai chi riesce ad interpretare al meglio il profondo malcontento popolare, traendone a proprio vantaggio il risultato, è il più serio candidato alle luci della ribalta. Ciò che accade dopo è solo materia di scarsa importanza. Non ci sta spazio per interpretazioni e per incombenze istituzionali: continua commistione tra perenne propaganda elettorale e “visionarie” evoluzioni. Una spasmodica ricerca di ottenere – e cercare di conservare – solo potere.

Confusioni continue di solidarietà con illegalità, sostegno con abuso, educazione con stupidità, autoreferenzialità con competenza. Si continua a colmare il nulla col niente. evidentemente va bene così.

Non abbiamo tempo per porre attenzione a lane infeltrite, teniamoci le nostre sete. Seppure scarse.