La Piramide di Cheope, una delle sette meraviglie del mondo antico (fonte Investire Oggi)
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La Piramide di Cheope rappresenta uno straordinario esempio di architettura, risalente all’antico Egitto ed inserita tra le famose sette meraviglie del mondo antico

La rubrica settimanale Pillole di archeologia si occuperà, in questa puntata e nelle prossime, delle opere che hanno rappresentato le Sette meraviglie del mondo antico. Iniziamo oggi con la Piramide di Cheope, detta anche più semplicemente la Grande Piramide

Dove si colloca la Piramide di Cheope

La Piramide di Cheope si colloca in Egitto, presso l’omonimo altopiano roccioso affacciato in corrispondenza della valle del fiume Nilo. Il monumento è chiamato anche Grande Piramide per la sua poderosa altezza, che doveva sfiorare i 150 metri, maggiore sicuramente rispetto alle altre due famose vicine strutture, appartenute ai faraoni Chefren e Micerino.

Si pensa che la Piramide fosse la tomba appartenuta a Cheope, governatore dell’Egitto all’epoca della IV dinastia, dunque intorno alla metà del III millennio a.C. Suo progettista, invece, sarebbe stato l’architetto di corte, Hemiunu.

La descrizione nelle fonti antiche

Lo scrittore greco Erodoto fornisce un racconto sulle vicende costruttive della Piramide di Cheope che, per quanto un po’ romanzato, rappresenta la fonte letteraria più antica a parlarne: “Narravano che Cheope giunse a tal punto di malvagità che, avendo bisogno di denari, mandata la figlia in un postribolo, le ordinò di esigere una certa somma di denaro (quanto esattamente non lo dicevano). Ed essa compì gli ordini del padre, e inoltre pensò di lasciare anche lei personalmente un monumento, e a ognuno che veniva presso di lei chiedeva di donarle una pietra; con queste pietre narravano fu costruita la piramide che sorge in mezzo alle tre, dinanzi alla grande piramide, e i cui lati misurano un pletro e mezzo.».

Un altro testo importante, come la Geografia di Strabone, specifica la collocazione del monumento: 40 stadi (poco più di 6 Km) dalla città di Memphis, al di sopra di un “terrazzo roccioso” ed in posizione limitrofa ad altre piramidi più piccole.

La Piramide di Cheope appartenne ad un faraone egizio della IV dinastia (fonte Tg Com24)

Alcuni aspetti tecnici

La Piramide di Cheope doveva farsi notare anche a lunghe distanze per via della sua cuspide terminale, detto appunto pyramidion, luccicante per via dei raggi del sole. Ampio circa 5 ettari alla base, il monumento, pianificato simmetricamente con base quadrilatera, presenta una lieve concavità sui lati esterni. Secondo gli esperti, questa non sarebbe una casualità ma una scelta ben ponderata per garantire una maggiore staticità.

Le pietre in calcare, con cui la Piramide di Cheope è stata costruita, pesanti tra gli 800 kg e le 4 tonnellate, sono disposte in 203 corsi, dell’altezza media tra i 60 e gli 80 cm. I visitatori che ancora oggi entrano nel monumento utilizzano un accesso che fu ricavato nel IX secolo d.C., quando il califfo al-Ma mun avviò una campagna di esplorazioni al suo interno. A quel tempo, la Grande Piramide era già stata depredata di ogni ricchezza.

Le varie Camere

La cosiddetta Camera Inferiore fu forse concepita inizialmente per la deposizione del corpo di Cheope, il quale sarebbe stato poi tumulato più in alto, nella Camera del Re. In quest’ultimo ambiente, circondato dalle cosiddette cinque Camere di Scarico (aventi in pratica una mera funzione statica), fu infatti trovato un sarcofago in granito di Assuan. La Camera Intermedia, ipoteticamente, avrebbe accolto invece il corpo di sua moglie.

I cunicoli

Proprio in questa stanza, avvennero alcune esplorazioni nel 1872 a cura di un’equipe di studiosi britannici, guidata dall’ingegnere Dixon. Scavando lungo una crepa, venne alla luce un cunicolo rettangolare, dal quale emersero, a loro volta, un sigillo di diorite e un’asta di legno di cedro.

Infine, tra i vari tunnel individuati nella Piramide di Cheope, resta ancora un mistero la funzione della cosiddetta Grande Galleria, usata forse dalle maestranze edili durante la costruzione oppure, secondo un’ipotesi più suggestiva, per lo svolgimento di cerimonie funebri.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.