La Polizia postale invita a non sottovalutare i Deep Fake
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Il Deep Fake può essere uno strumento utilizzato per crimini gravissimi: la Polizia postale mantiene alta l’allerta

Del fenomeno Deep Fake ne abbiamo parlato alcuni giorni fa, raccontandovi come le più grandi aziende al mondo operanti nel settore dell’informatica, tra cui Amazon, Microsoft, Google e Facebook si stiano adoperando per cercare di mettere a disposizione degli esperti e degli utenti quanti più strumenti sia possibile per debellare il fenomeno. Sull’argomento vige però ancora un’informazione troppo lacunosa: a cercare di tenere alta l’allerta anche in Italia è quindi la Polizia postale, che ha invitato a non sottovalutare i rischi di questa pratica.

Deep Fake: crimine, ma a che scopo?

La domanda al quale la Polizia postale tenta di rispondere è principalmente una: a che scopo utilizzare il Deep Fake? Per chi avesse bisogno di ricapitolare, ricordiamo che parliamo della pratica che consente di sovrapporre un volto a nostro piacimento a quello di una persona presente in un video, con una precisione tale da rendere l’intervento praticamente invisibile ad occhi anche piuttosto allenati.

A parlare dei rischi collegati al Deep Fake è Nunzia Ciardi, direttrice del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni: “può essere usato per tanti scopi criminali gravissimi, nel mondo politico ma anche finanziario” ha ammonito Ciardi intervenendo da Videocittà a Roma.

La direttrice ha poi proseguito: “Le aziende negli ultimi anni sono preda di truffe informatiche sempre più sofisticate e in alcuni casi milionarie, portate avanti usando il social engineering, ad esempio con email che sembrano inviate dall’amministratore delegato dell’impresa. Con il deep fake, si potrebbe arrivare a simulare una videoconferenza dall’ad”.

La piaga del revenge porn

Questi, dunque, i rischi per le grandi aziende. C’è però anche la sfera personale degli utenti, che tramite il Deep Fake può essere vittima di attacchi selvaggi capaci potenzialmente di distruggere la vita di una persona. Il settore della pornografia, ad esempio, si sposa ovviamente alla perfezione con tecnologie di questo tipo e, in un periodo storico in cui fenomeni come il revenge porn sono ancora lontani dall’essere debellati, questo è sicuramente un aspetto da non sottovalutare.

“Siamo abituati a chattare con persone a cui attribuiamo l’immagine che vediamo in una foto, rischiando di incappare, ad esempio, in una truffa sentimentale.
Attribuiamo credibilità alle immagini che vediamo, mala tecnologia riesce ingannare i nostri sensi, e il deep fake è un’evoluzione che rende ancora più deflagrante questo impatto” ha spiegato Ciardi, ricordando poi come attualmente il 96% dei casi di Deep Fake abbia a che fare proprio con il mondo del porno.

Allerta massima, dunque: il Deep Fake è un fenomeno subdolo e difficile da individuare e debellare: proprio per questo è necessaria la massima collaborazione tra forze dell’ordine, aziende e utenti allo scopo di rendere internet un posto sempre più sicuro.