Realtà virtuale per comprendere l'altro
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Le nuove tecnologie dovrebbero aiutarci a migliorare gli aspetti pratici delle nostre vite ma possono aiutarci anche nel comprendere gli altri? Forse la realtà virtuale può

L’Umanità è sempre alla ricerca di miglioramenti in tutti i campi e per raggiungere questo scopo sviluppa sempre nuove tecnologie.

Eppure c’è un aspetto che viene trascurato ma che è di fondamentale importanza per tutti noi: l’empatia.

Al giorno d’oggi (o forse è sempre stato cosi?) la comprensione nei confronti dell’altro manca del tutto. La realtà virtuale potrebbe dare una mano in questo senso, soprattutto se abbinata alla realtà aumentata.

La realtà virtuale e la realtà aumentata

Cosa si prova a stare in mare per ore, in balia delle onde, aspettando che qualcuno venga a salvarci? Cosa si prova ad essere ciechi o sordi? Queste sono solo alcune delle domande alle quali le nuove tecnologie possono aiutarci a rispondere.

Gli ultimi ritrovati della realtà virtuale e della realtà aumentata ci permetteranno di comprendere sempre di più il prossimo. Potremo vedere e provare, almeno in parte, ciò che l’altro da noi vede e prova in determinate situazioni.

Tutto ciò dovrebbe permettere prima una comprensione maggiore del “diverso” e poi il riconoscimento che l’altro non è poi tanto diverso da noi.

Il rischio

Dietro alla riconosciuta comprensione dell’altro, può esserci un rischio? E se sì, quale? Il rischio principale, ad avviso di chi scrive, è che l’utilizzo di queste nuove tecnologie può trasformare l’empatia in piacere nel comprendere la sofferenza e le problematiche altrui o, peggio, che ci faccia abituare in senso negativo alle difficoltà del prossimo fino a farci diventare indifferenti.

Come evitare questi rischi?

Come per tutte le novità, ci vuole tempo per abituarsi e per comprendere come utilizzare al meglio la realtà aumentata e quella virtuale.

Professionisti di vari campi devono unire i loro sforzi per migliorare l’utilizzo di queste tecnologie e, al tempo stesso, capire come evitare i rischi su esposti.

Siamo sicuri di una cosa: queste innovazioni tecnologiche non devono essere sprecate ma utilizzate nel miglior modo possibile.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.