Gianni Mura (Fonte Flickr)
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Recentemente, a 74 anni, è morto Gianni Mura. Un attacco cardiaco ha colpito la storica firma di Repubblica da alcuni giorni ricoverato all’Ospedale di Senigallia per un malore

Nato a Milano, classe ’45, Gianni Mura è conosciuto in Italia e nel mondo come erede di un’altra storica firma del giornalismo, Gianni Brera, cui era molto legato.

Gli inizi e il rapporto con Gianni Brera

Si appassiona alla scrittura durante gli studi al liceo classico. Ben presto approda alla Gazzetta dello sport e si avvicina professionalmente a Gianni Brera di cui diventa fedele discepolo.

I due condividono la passione per la scrittura e per lo sport; hanno lo stesso stile ed entrambi sono amanti della buona cucina. Questo forse li avvicina ancora di più.

Seguire i 21 giorni di una corsa a tappe per loro diventa un piacere assoluto che raggiunge l’apoteosi alla sera quando si poteva condividere la tavola approfittando di poter cambiare ogni giorno trattoria commentandone i piatti e il buon vino.

Non a caso si narra che i due distribuissero ottimi e preziosi consigli a tutta la carovana.

Lo stile e le passioni

Raccoglieva dettagli Mura. Pare che il suo taccuino fosse sempre colmo alla fine della manifestazione che era chiamato a seguire ai tempi della Gazzetta.

Un giornalista d’altri tempi, per niente amante della modernità e della tecnologia. Capace di contestualizzare il fatto non limitandosi al racconto sterile dei fatti. Le sue cronache, infatti, sono spesso “condite” da riferimenti gastronomici, letterali o musicali dettati dal suo gusto personale.

Questa è la sua particolarità, e questo lo ha fatto amare dalla gente comune che poteva leggere lo sport senza districarsi tra incomprensibili tecnicismi e apprezzando invece un racconto ricco di spunti.

Amava il calcio, quello puro di qualche anno fa.

Amava il ciclismo, soprattutto il Tour de France, che cominciò a seguire come cronista a soli 21 anni.

Amava i campioni, non quelli delle copertine patinate, ma gli ultimi, quelli che fanno il lavoro sporco, ma il più “pulito” di tutti.

Amava i gregari, i ribelli e… le squadre minori – pur restando un appassionato dell’Inter.

Opere e riconoscimenti

La passione per lo sport non lo abbandona neanche nei romanzi.

Giallo su giallo”, opera prima del 2007, edito da Feltrinelli, è il romanzo ambientato durante lo svolgimento di un Tour de France che gli valse il premio Grinzane – Pavese per la narrativa.

Nel 2000 e nel 2010 raggiunse poi altri importanti riconoscimenti, questa volta nel giornalismo, il premio Saint-Vincent e il Premio Nazionale Andrea Fortunato.

Fino all’ultimo, instancabile, ci ha regalato le sue perle nella rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri” per La Repubblica, nella quale commentava e giudicava svariati argomenti si cronaca e non.

Mura lascia la moglie Paola cui va tutto il nostro affetto.

TI SIA LIEVE LA TERRA … cit. 

Roberta Santillo