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Una mamma preoccupata

La gestione dell’ansia, per una mamma in apprensione, non è un fatto semplice da spiegare. Non è un disturbo, ma uno stato d’animo legato indissolubilmente al pensiero dei figli, che tardano a rientrare. Risulta invalidante al punto da non sapere cosa fare; chiamare al cellulare per poi non ricevere risposta ed essere in condizioni di soffrire ancora di più? Non chiamarli per sperare che rientrino quanto prima? Talvolta, a parte la sofferenza e il disagio, si manifesta anche la voglia di condividere  con qualcuno l’angoscia.

Ma tutto si complica quando si è sola; non si può coinvolgere il marito impegnato, in turno notturno, e che ha bisogno di tranquillità; non è possibile parlarne con un familiare, per evitare le solite, scontate, considerazioni. Si desidera solo rivedere a casa i propri figli.
Purtroppo succede che, al rientro, si debba vederli in uno stato abbastanza deprimente; il solo camminare emana inconfondibile puzza di alcol.

Si cerca di chiedere, ma le risposte sono confuse, non sempre nemmeno attinenti. Si è disperate al punto di non sapere cosa fare per aiutarli; rimproverali non è servito, fare sermoni non ha portato risultati e, quindi, non rimane altro da fare che – in qualche modo – cercare di supportarli, sostenendoli con la comprensione e invitandoli ad una riflessione profonda.

Cerchiamo di capire fino a che punto stanno male e fino a che punto l’alcol ne è responsabile; anzi la responsabile si avverte essere se stessa. Importante è che adesso siano a casa, ma già so che può ricapitare, che l’angoscia sarà ancora maggiore, che l’attesa tremenda si ripeterà.
La speranza sarà sempre che tornino senza danni irreparabili…o forse già ci sono stati e non voglio ammetterlo.

Quando a gennaio scorso ho saputo dell’esistenza del gruppo Comitato Genitori No Alcol, mi sono detta che non ero sola. Ho cominciato a seguire e ho capito che Gerardo, con Don Salvatore Giuliano, potevano rappresentare un sostegno importante.
Poi sono stata al convegno del 31 gennaio, ho seguito le loro iniziative e mi sono aggregata, quando ho potuto, alle passeggiate notturne ed agli impulsi che Don Salvatore cercava di dare, all’interno della Chiesa di San Giovanni Maggiore.

Una chiesa aperta sino a tardissima notte, accogliendo minori e giovani in preda alle conseguenze dell’abuso di sostanze alcoliche.
Non so se tali situazioni mi hanno resa più forte, per affrontare il discorso con maggiore incisività, non lo abbiamo potuto verificare; in tanti siamo restate inattivi per mesi a causa del virus. Da un lato eravamo assai spaventati per l’epidemia, dall’altro speravamo che la forzata astinenza ci avrebbe, forse, aiutati a disintossicare i nostri figli dalla disgraziata abitudine.

Adesso dobbiamo riprendere perché non possiamo lasciare quanto abbiamo iniziato e, soprattutto, dobbiamo aiutare i nostri ragazzi.
Le riaperture, anche se ancora con ridotte  affluenze, non sembrano essere avulse da antichi vizi; lo testimoniano i luoghi dove vengono lasciati vuoti e vetri rotti. Un degrado assoluto.

Voglia di capire

Vorremmo anche comprendere, fino in fondo, cosa è stato deciso; leggiamo di intimazioni restrittive del Presidente della Regione e, poi, dobbiamo prendere atto di prolungamenti attivati con decisioni sindacali. Tali contrasti ci rendono ancora più confusi; non abbiamo punti di riferimento su cui contare.

D’altra parte, e questo non possiamo nascondercelo, i resti che mortificano l’ambiente non sono il risultato di tutte vendite in pubblici esercizi; sappiamo benissimo come i ragazzi si recano nei supermercati e acquistano provviste per la serata che, purtroppo, spesso o quasi sempre, si tramutano in odissee per noi mamme in attesa a casa.

Non lo si può augurare a nessuno ciò che si prova intimamente; i timori si moltiplicano e, a volte, sembra sentire anche un’invocazione d’aiuto tanto è lo stato di inquietudine in cui si versa.
La nostra speranza sta tutta nell’attesa che il finale non sia troppo grave.

In fondo rivederli a casa è qualcosa di meraviglioso, ma rivederli rientrare in uno stato così pietoso è mestizia assoluta.
Dobbiamo riprendere a fare quello che avevamo iniziato; avevamo seminato una speranza e dobbiamo assolutamente raccoglierne frutti positivi.
Non possiamo vivere afflizioni tanto penose. Vogliamo tutelare i nostri ragazzi.

Lucia De Martino