protesi stampate in 3d
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Protesi ortopediche, stampanti in 3D, e sistema Bioprinting, Tac Dual Energy Protesi dell’apparato muscolo-scheletrico e maxillofacciale, vanto italiano.

La ricerca scientifica ha sempre portato con sé un alone di mistero.

Chi da piccolo non ha mai immaginato che dalle menti di medici e scienziati potessero venir fuori progetti per la creazione di esseri improbabili, bionici, magari anche a più teste.

Negli anni 60, infatti, i bambini si affezionarono molto al personaggio dello scienziato pazzo Clyde Crashcup appartenente alla celebre serie di cartoni animati Alvin show, e con più timore, ma altrettanta curiosità, si avvicinarono alla misteriosa storia del dottor Jekyll e mister Hyde partorita dalla fervida ed affascinante mente del grande Robert Louis Stevenson.

Quel che una volta poteva apparire come pura e semplice fantascienza sembra, tuttavia, rientrare quasi nella normalità di oggi, nella cronaca e, soprattutto, nel quotidiano di alcuni attuali ricercatori. Basti pensare, infatti, che a Bologna, presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli, la ricerca scientifica può usufruire, grazie ad un un’innovativa piattaforma, di una tecnica in grado di realizzare addirittura protesi su misura per i pazienti con il semplice ausilio di una stampante in 3D.

Questa iniziativa, presentata al pubblico il 18 aprile 2017 alla presenza del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, del sindaco di Bologna Virginio Merola, e del direttore generale dell’Istituto Rizzoli, Francesco Ripa di Meana, è stata resa possibile da un finanziamento congiunto del Ministero della Salute e della Regione Emilia-Romagna.

Nel campo della realizzazione di protesi in 3D viene utilizzata, inoltre, la Tac “Dual Energy”, questa permette, infatti, di realizzare immagini più precise e qualitativamente migliori, ma vediamola nel dettaglio.

La Tac e la TacDual Energy”

In medicina, così come nella ricerca medica, uno strumento diagnostico ed esplorativo essenziale è la Tac, tomografia assiale computerizzata. Ḕ un esame radiologico che grazie all’utilizzo di programmi informatici particolari, riesce a riportare immagini del nostro corpo, in sezioni o stadi.

Non è un’indagine dolorosa, bisogna semplicemente restare in posizione ferma per qualche minuto (di solito non ne dura più di 15). Nel caso in cui l’accertamento preveda l’iniezione di un liquido di contrasto iodato per via endovenosa, potrebbe esserci una minima possibilità di reazione allergica ma nulla di più.

La Tac si utilizza, spesso, per la diagnosi dei tumori, per visualizzarne l’estensione e per individuare noduli.

Nel campo della realizzazione di protesi in 3D viene utilizzata, invece, la Tac “Dual Energy”; questa permette, infatti, di realizzare immagini più precise e qualitativamente migliori. Dopo la rilevazione delle immagini, e dopo lo studio, si possono, quindi, stampare particolari parti anatomiche.

Vengono svolti, inoltre, approfonditi studi sui materiali da utilizzare per la stampa della protesi, vengono, solitamente, preferiti quelli che riescono a far circolare al loro interno delle cellule ed è proprio per tal ragione che la ricerca su questi materiali va avanti per individuare anche quelli più adatti ad essere utilizzati nella medicina dell’apparato muscolo-scheletrico e maxillofacciale.

Studi, ricerche e pratiche quasi consuete che, tuttavia, ai non addetti ai lavori possono ancora sembrare studi un po’ fantascientifici.

Ritornano alla mente, infatti, le immagini di “Salto nel buio” un film fine anni 80, in cui in una lunga serie di esperimenti e di lotte tra spie, una capsula miniaturizzata con a bordo un pilota altrettanto miniaturizzato, invece di finire nel corpo di un coniglio per un esperimento, viene casualmente iniettata nella natica di un complessato cassiere di un supermercato.

Da qui il rocambolesco viaggio di un essere umano in un altro essere umano, non poi così lontano, dalla grande realtà del nostro paese e che porta l’Istituto Ortopedico Rizzoli a ricoprire una posizione di prima linea a livello europeo.

In questo istituto lavorano, infatti, ben 156 ricercatori, le cui ricerche, e la loro attuazione in campo internazionale, saranno non solo un vanto per la nostra nazione, quanto una conquista per l’intera umanità.

Sicuramente queste rivoluzionarie tecniche che ora sono al servizio dell’umanità e di tutti gli ammalati fanno ben sperare sulle ricerche future ma, ancora una volta, puntano il dito sull’importanza della ricerca e dell’assoluto bisogno di finanziamenti.

Chiudiamo, dunque, con un’altra immagine cinematografica cara un po’ a tutti noi, con la certezza, e forse anche la speranza, che nulla di quello visto sul grande schermo potrà mai appartenere alla nostra realtà. “Frankenstein” (1818) della scrittrice inglese Mary Shelley è stato e sempre sarà nell’immaginario collettivo, l’applicazione di una grande e fervida fantasia, e non il risultato di un serio lavoro scientifico.

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Un po’ di me...mi chiamo Patrizia, amo la mia città. Adoro girare per le sue strade intervistando persone comuni per rimanere sempre legata alle tradizioni storiche, artistiche e fantastiche della mia città. Ritengo alcuni valori fondamentali, il senso di appartenza, la memoria, il rispetto per l’altro. Sono molto attiva nel campo del sociale collaborando con un CAV di cui sono anche socio, in qualità di counselor. Adoro fotografare e scrivere, amo leggere romanzi storici italiani o stranieri, in modo particolare amo gli scrittori dell’America latina, Gabriel García Márquez, Isabel Allende, Paulo Coelho, Jorge Amado, Sivulpeda. Tra gli scrittori italiani, oltre ai grandi classici, come Manzoni, tra i moderni e contemporanei Enzo Striano e il mitico Maurizio De Giovanni. Eccomi questa sono io Storia e Leggenda, Mito e Realtà in breve il resto lo lascio a voi