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Dopo una dura battaglia legale, l’ente federale russo per il controllo dei media ha chiesto di limitare gli accessi a Telegram ai provider di servizi telefonici. Lo scontro si fa sempre più duro e il futuro appare indecifrabile.

Telegram vs governo russo. La battaglia tra la famosa azienda che fornisce servizi di messaggistica e uno dei più potenti paesi del mondo si fa sempre più aspra. Tanto che l’autorità per le telecomunicazioni, la Roskomnadzor, ha intimato il blocco totale dell’app nel paese, a seguito di una discussa sentenza emessa la scorsa settimana dal tribunale di Mosca.

La “Sentenza Telegram”

Era arrivata venerdì 13 aprile la sentenza della Corte Tagansky di Mosca che sanciva il divieto di accesso a Telegram nel paese, mettendo l’ultima parola a una battaglia legale nata dopo il diniego, da parte dell’azienda, di concedere ai servizi segreti russi le chiavi per decrittare i messaggi della chat. Al Roskomnadzor non è restato così che procedere nella richiesta che tutti gli utenti temevano: il blocco totale di accesso alla app in tutto il paese. Un blocco che ha un tempo determinato, ma che potrebbe essere anche infinito, dal momento che nella sentenza si specifica che sarà mantenuto “fin quando non verranno soddisfatte le richieste dell’FSB”.

Telegram contro il governo: scontro su tutti i fronti

Alle richieste di decrittare i messaggi, però, Telegram potrebbe anche non cedere mai, come ha lasciato intendere nei giorni scorsi. Il fondatore della app, Pavel Durov, ha infatti dichiarato più volte che «Telegram può permettersi il lusso di non tener conto dei flussi finanziari e della pubblicità persa. La privacy però non si vende, e i diritti umani non possono essere sacrificati». Un vero e proprio braccio di ferro insomma, anche perché lo stesso Durov ha annunciato, sulla pagina del social network VKontakte, di aver messo allo studio il modo per aggirare il blocco, per garantire una accessibilità al servizio almeno parziale.

Il duello naturalmente continuerà anche in tribunale, anche perché gli avvocati che tutelano gli interessi di Telegram hanno già annunciato il ricorso in appello, dopo aver studiato le motivazioni fornite dalla corte riguardo il blocco. Un blocco che appare durissimo, avendo già chiesto il Roskomnadzor di attuarlo a tutti i provider di servizi telefonici, mentre in questi giorni pare che l’autorità sia pronta a procedere con Apple e Google, intimandogli rimuovere Telegram dai loro store sul web.

Durov, dal canto suo, parla di una decisione anticostituzionale. Sottolinea, anzi, i danni che l’azienda sta ricevendo in questi giorni, a causa dei disservizi registrati fin dalle primissime ore dopo l’annuncio del blocco. «Questa scelta – ha spiegato Durov – indebolirà invece che rinforzarla, la sicurezza nazionale russa. Da oggi infatti una parte dei dati dei cittadini russi verrà trattata da WhatsApp e Facebook, a cui gli utenti si rivolgeranno. Due social che sono notoriamente controllati dagli Stati Uniti». La guerra fredda insomma sembra non essere mai finita, solo che questa volta in mezzo ci sono anche delle aziende private, con i loro enormi interessi economici.

La legge russa sulle comunicazioni

All’origine del blocco, c’è la stretta da parte del governo russo, effettuata con l’approvazione delle nuove norme federali in tema di comunicazione. Va detto che Telegram oggi ha quasi duecento milioni di utenti nel mondo, motivo per cui era ritenuta particolarmente importante, da parte del governo, la sua iscrizione al “Registro nazionale dei diffusori di informazioni”. Il registro infatti, impone alle aziende di fornire, su richiesta ufficiale, informazioni riguardanti la società, ma anche le conversazioni effettuate via chat dagli utenti, nonché le chiavi per decifrare i messaggi crittografati. Telegram, che del tema sicurezza ha fatto il suo fiore all’occhiello in questi anni, e che a lungo ha insistito su questo aspetto nella lunga battaglia con l’altro colosso chat WhatsApp, non avrebbe mai potuto accettare una “proposta” di questo genere. Ed è proprio qui che sono iniziati i problemi.

Telegram ma non solo. Un futuro incerto

Come andrà a finire questa storia è molto difficile da dirsi. Resta il fatto che ogni qual volta in cui un governo, più o meno democratico che sia, mette le mani su temi come la comunicazione web, i social network, il controllo dei dati e delle informazioni degli utenti, la polemica diventa ineludibile. Sarà da capire nei prossimi anni se il potere di aziende multinazionali che controllano oggi mercati immensi, riuscirà a fare da contraltare a quello politico e alla sua necessità di controllo. Oggi è toccato a Telegram. E domani?