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Sanità Digitale : Cure più sicure con l’informatica in corsia

Errori sanitari e uomini

Numerose indagini confermano che buona parte degli errori sanitari sono evitabili. Migliaia di morti sono del tutto inutili e provocate da errore umano. Il dato appare sconcertante, tuttavia, la “malasanità” non è un problema esclusivamente italiano ed è legato alla complessità del trattamento ospedaliero.

Catene di montaggio, corsie, monadi e galassie

Il processo di cura non è una catena di montaggio e tra l’istante del ricovero e quello della dimissione intervengono decine di passaggi, che coinvolgono figure estremamente diversificate. Medico ed infermiere sono gli attori sul palcoscenico, dietro le quinte però recitano radiologi, laboratoristi, tecnici, biologi, anatomopatologi, anestesisti, chirurghi e altri specialisti.

La qualità media dei professionisti che lavorano nella sanità italiana è alta, ma i problemi nascono nel campo organizzativo. Un paziente non è una monade, piuttosto una galassia. La cura delle persone richiede che vengano effettuate indagini diagnostiche in numero elevato; mediamente ogni ricovero genera alcune centinaia di determinazioni e referti, tra esami ematici, radiografici e strumentali in genere, oltre a visite specialistiche.

Il problema è collegare con estrema precisione tutti questi elementi tra loro. Ciascuna provetta di sangue, pezzetto di tessuto bioptico, indagine strumentale deve essere riconducibile esattamente alla persona dal quale ha avuto origine, tutto mentre medici e infermieri ruotano durante i turni. Conseguenze fatali spesso accadono quando errori umani confondono i pezzi di questo complesso puzzle.

In fabbrica il cambio turno è semplice, i pezzi da montare sono sulla linea di produzione e le informazioni da scambiare sono ridotte al minimo. Un cambio turno in una corsia è, al contrario, complesso, necessariamente accurato e non può essere svolto frettolosamente. Chi smonta generalmente è stanco e a volte non trasferisce completamente le informazioni vitali per determinati pazienti. L’informatica, al contrario, fornisce una via per evitare le imprecisioni, riportando in modo “inumanamente preciso” le informazioni ad ogni sostituzione turno.

L’umanizzazione e il dubbio su quanti “Gennaro Esposito” ci sono nell’elenco telefonico

Tutti odiamo essere spersonalizzati e “trattati come numeri”, specialmente quando siamo fragili, come durante un ricovero. Chiamare il paziente per nome fa sentire meglio, tant’è che la cosiddetta “umanizzazione in corsia” è oggetto di corsi e seminari. Questo però va bene nel rapporto con medici ed infermieri, non nel rapporto con refertazioni e sale operatorie.

La maggior parte degli scambi di avviene a causa delle omonimie. “Gennaro Esposito” a Napoli o “Giovanni Rossi” a Milano sono esempi eclatanti di quante persone hanno lo stesso nome e cognome, magari nate nello stesso giorno, mese ed anno. Il computer, al contrario, è tanto inumano da non chiamare i pazienti per nome, ma piuttosto associa a ciascuno un codice, che “etichetta” la persona e tutti i dati ad essa correlati.

Un codice è unico ed irripetibile e le omonimie sono facilmente risolte da codici come 0545632018. Se poi il paziente indossa un braccialetto con il codice, un lettore di codice a barre permette di “leggere”, come nei supermercati, queste serie di numeri apparentemente senza senso e di prevenire gli scambi di persona.

Ecco che non avvengono più permute di provette, evitando che un malato riceva una diagnosi di perfetta salute o che un individuo sano sia sottoposto a cure per malattie che non ha. Allo stesso modo, radiografie o immagini TAC scambiate tra omonimi non appaiono per errore accanto al tavolo operatorio, inducendo il chirurgo ad amputare una gamba sana.

Cartelle cliniche e sistemi Esperti

L’informatica in corsia ha però ulteriori effetti, in quanto consente di ritrovare le informazioni di precedenti contatti sanitari dello stesso paziente e di poter studiare l’evoluzione delle patologie.

L’introduzione di Sistemi Esperti (SE), riduce il rischio nella somministrazione di farmaci. Un Sistema Esperto è molti gradini al di sotto dell’Intelligenza Artificiale che oramai siamo abituati a trovare anche nei telefonini, tuttavia può salvare molte vite.

L’Integrazione di SE nei software di gestione cartella clinica di reparto rende più sicura la prescrizione di medicinali, sia perché inibisce lo scambio delle terapie, sia perché evita reazioni avverse già in fase di prescrizione. Il software, infatti, può essere addestrato a segnalare al medico che l’abbinamento tra un medicinale e lo specifico paziente (con determinate patologie o allergie) è a rischio reazioni avverse.

Una volta avvertito, quindi, il sanitario può scientemente confermare la prescrizione o modificarla. Un vantaggio collaterale è poi il corretto utilizzo delle risorse. La presenza di sistemi informatici per la somministrazione di farmaci lega indissolubilmente un paziente ai farmaci che gli vengono somministrati, rendendo quindi facile calcolare quanti ne sono stati consumati. Sapere che il controllo esiste, immediatamente fa diminuire l’”evaporazione” dei medicinali, magari utilizzati a casa dal personale. Ridurre i costi permette quindi di liberare risorse per cure più moderne e costose, migliorando quindi l’appropriatezza globale del sistema.

 Quando il bisturi lo maneggia il robot

Il robot chirurgico incarna nell’immaginario collettivo il ruolo del computer in sala operatoria, usurpando un ruolo immeritato. Durante un’operazione di chirurgia robotica il principe resta il chirurgo, mentre l’informatica resta una pallida comprimaria. È il chirurgo a decidere come procedere, quali tessuti tagliare e come, definendo preventivamente la strategia operatoria.

Il ruolo del robot si limita a rendere più fermo il movimento del bisturi, evitando che il taglio sia troppo profondo o troppo lungo, così da rendere minimi i danni collaterali ai tessuti sani. Il vero miracolo consiste nell’unione tra le immagini radiografiche, magari 3d, e la delimitazione del campo operatorio.

In questo modo, il robot “sa” fin dove spingersi, risparmiando strutture anatomiche particolarmente delicate o minute come ad esempio nervi o vasi sanguigni.

Replicanti o infermieri

In un futuro magari lontano verremo accuditi da robot umanoidi o da replicanti alla Blade Runner probabilmente costruiti in Corea, tuttavia, riducendo al meglio il rischio legato a errori evitabili, già oggi possiamo affidarci alle cure di una delle migliori sanità pubbliche e private dell’intero pianeta, che permettono a noi che viviamo in Italia di vantare una speranza di vita terza in assoluto tra tutti i popoli della Terra, dopo Principato di Monaco e Giappone.