La scienza a servizio della follia…Per non dimenticare

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la giornata della memoria
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La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare. Primo Levi

Il nostro è il secolo delle ricerche scientifiche sempre più avanzate, in special modo in campo medico. Ore di studio di applicazione, capitali investiti, tutto lavoro a disposizione dell’umanità per consentire la sopravvivenza fisica e civile dell’essere umano.

Ciò che oggi noi siamo, il nostro stato di uomini liberi e coscienti delle nostre potenzialità, lo dobbiamo a coloro che nei millenni, dall’antichità ad oggi, hanno creduto e lottato per le proprie idee, per dare dignità all’essere umano, per aiutarlo a per farne rispettare i diritti.

Pensare che la “Prima carta dei diritti dell’uomo” porta la firma di Ciro il Grande ed è stata scritta nel 539 a.C. e che persone come Alexander Fleming, Edward Jenner, Albert Einstein, Jacinto Convit, hanno studiato per debellare morbi e malattie antiche e non solo del corpo, ma dello spirito, fa riflettere su quanto lavoro sia stato fatto.

Eppure nel secolo scorso ci sono stati eventi che hanno fatto sprofondare l’umanità in un vortice di violenza inaudita, lo sterminio di un popolo, un genocidio di proporzioni inimmaginabili “La shoah”. E allora riflettendo su di essa e sull’involuzione del genere umano sono altri i nomi che riecheggiano nella nostra storia.

Molte le brutture, le perversioni compiute da un popolo impazzito dietro un folle con mania di onnipotenza.

Molti i nomi da annoverare tra i criminali di guerra che utilizzarono l’essere umano come un giocattolo da usare, rompere e poi buttare, in nome della negazione del più semplice dei diritti umani, in nome di una medicina o una scienza che nessuno, seppure un folle scienziato mai esistito, gli avrebbe riconosciuto.

Un nome su tutti torna alla memoria: Adolf Hitler e con lui alcuni collaboratori che scelleratamente lo seguirono in nome della creazione di una razza pura quella ariana. Karl Brant, Carl Clauberg Host Schuman Eduard Wirths Carl Peter Vaerne che si macchiarono a vario titolo di crimini su persone deboli, imprigionate, violando non solo i loro corpi ma anche la loro dignità.

Il Caso Mengele, dove la follia di un essere umano può arrivare

Su tutti e contro tutto ciò che l’umanità era riuscita a creare fino ad allora, echeggia in particolar modo, il nome di Mengele un ex-antropologo che si era già avvicinato nei suoi studi alla differenziazione della razza umana. Con una personalità così contorta, e divenuto poi medico, trovò la sua giusta collocazione tra coloro che erano i più stretti collaboratori del Füher.

Ciò che distingue l’uomo dagli animali, è la pietas, inteso come sentimento che spinge ad amare, comprendere e rispettare i propri simili. Ed è questo l’aspetto che da sempre, ci si aspetta di trovare in un medico, per questo la personalità di Mengele appare tanto distorta in quanto medico, ma ancora di più disumana per la perversione dei suoi studi rivolti ai bambini.

La sua presenza nel campo di concentramento di Auschwitz rappresentò tutto il male che l’essere umano potesse concepire verso un proprio simile. La sua figura fu del tutto ingannevole, infatti con il suo ruolo di medico, con il suo camice bianco in contrasto alle scure divise dei soldati, rassicurava i genitori che gli affidavano i figli.

Sotto sua indicazione i bambini venivano separati dai genitori e alloggiati nella famosa “Baracca 10” un’area destinata a loro

Qui le loro condizioni di vita e le razioni di cibo erano inizialmente migliori, rispetto a quelle degli altri ospiti del “campo”, naturalmente al dottore interessava che i bambini rimanessero, finché era possibile, in buona salute perché queste creature innocenti non erano altro che cavie da laboratorio per lui.

Non venivano loro rasati i capelli, non erano costretti a cambiare abito, non erano costretti a lavorare ma potevano giocare tra loro. Tutto questo nella più assoluta freddezza. Molto presto le sue morbose ricerche divennero insoddisfacenti e per andare oltre focalizzò i suoi esperimenti su due gemelli in particolare. Realizzò per loro delle specie di asili detti “Kindergaten” qui il medico osservava i bambini, li studiava e programmava per loro allucinanti esperimenti.

Nonostante la cura apparente dopo un po’la situazione igienica iniziò anche a peggiorare. Molto spesso i bambini manifestavano eruzioni cutanee che non venivano curate, Mengele ne studiava le evoluzioni interagendo sulle ferite, senza mai anestetizzare la parte, provocando ai bambini atroci sofferenze che li debilitava rendendoli inutili ai suoi occhi e decretandoli, infine, pronti per le camere a gas.

Successivamente il dottore avviò un programma di ricerca più strutturato. Sui poveri corpicini veniva tatuato un numero identificativo, e tutti i giorni loro venivano esaminati, misurati e minuziosamente annotato.

Veniva iniettato loro del medicinale per poi studiare le reazioni di un gemello e dell’altro, le iniezioni erano dolorose e spesso procuravano infezioni, venivano loro iniettati virus per studiare il decorso delle malattie, e spesso venivano fatti prelievi di sangue e trasfusioni dello stesso da un gemello all’altro. Mengele si dedicò allo studio dell’Eterocromia, un fenomeno per cui l’iride di un occhio scolorisce fino a diventare più chiara di quella dell’altro occhio. Gli occhi azzurri erano simbolo della razza ariana, e lui si concentrò a far diventare così gli occhi delle sue cavie, proprio, iniettando metilene blu direttamente nell’iride, non curante dell’atroce dolore e della cecità provocato.

Ci furono inoltre esperimenti inenarrabili e sempre più aberranti: un esempio, il caso di due gemelli cuciti assieme per la schiena per studiarne le reazioni, e quando ormai, ridotti in condizioni terribili e non avendo soddisfatto le aspettative di Mengele furono restituiti ai genitori, questi li soffocarono per porre fine alle loro estreme sofferenze.  Tanti   i soprusi e le offese perpetuate nei confronti di quei poveri esseri indifesi, giunte a noi anche grazie alle testimonianze di un medico patologo ebreo deportato ad Auschwitz e divenuto suo collaboratore: Miklos Nyiszli

Ecco alcuni suoi appunti:

(…) Dal momento che la dissezione e l’osservazione dei diversi organi deve essere eseguita nello stesso tempo, occorre che la morte dei gemelli si verifichi nel medesimo momento. E nella baracca sperimentale del kappa-zeta di Auschwitz, campo B II d, la morte simultanea di gemelli avviene regolarmente. Ci pensa il dottor Mengele a privarli della vita.

Leggendo queste poche righe si rimane senza parole, una sola considerazione va fatta, un solo pensiero deve accompagnarci, ricordare, mantenere viva la memoria perché non accadano più simili violenze. Per non dimenticare.

Un po’ di me...mi chiamo Patrizia, amo la mia città. Adoro girare per le sue strade intervistando persone comuni per rimanere sempre legata alle tradizioni storiche, artistiche e fantastiche della mia città. Ritengo alcuni valori fondamentali, il senso di appartenza, la memoria, il rispetto per l’altro. Sono molto attiva nel campo del sociale collaborando con un CAV di cui sono anche socio, in qualità di counselor. Adoro fotografare e scrivere, amo leggere romanzi storici italiani o stranieri, in modo particolare amo gli scrittori dell’America latina, Gabriel García Márquez, Isabel Allende, Paulo Coelho, Jorge Amado, Sivulpeda. Tra gli scrittori italiani, oltre ai grandi classici, come Manzoni, tra i moderni e contemporanei Enzo Striano e il mitico Maurizio De Giovanni. Eccomi questa sono io Storia e Leggenda, Mito e Realtà in breve il resto lo lascio a voi