situazione difficile in Italia
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El Pibe strumento di rivincite sociali

Invogliato, quasi fisicamente condotto, ho assistito – lo scorso settembre – alla prima nazionale di “Diego Maradona”. Sala gremita e, talvolta, rimbombante con tifo da stadio, coinvolta dalle magie del “Pibe de oro”.

Kapadia, il regista, è nato nel 1972 e, quindi, le gesta del “10” non gli dovrebbero essere sconosciute, ma la giovane età dell’epoca deve, per forza di cose, non avergli consentito di essere molto accorto, attingendo da ricerche parecchio inclini a riconoscere Napoli in maniera distorta.

Credo che, a tali analisi, ha dato troppo spazio sottraendo, pertanto, molto al ruolo di Diego nel rapporto viscerale con la Città.

Non ho mai ammirato, dal vivo, Maradona al San Paolo, ma lo ho visto a Roma, a Milano, a Verona, a Genova ed in diversi Stadi di realtà minori del Nord.

In uno di questi, durante il campionato 1985/86, all’ingresso delle squadre in campo, partirono i soliti insulti: “Terroni”, “Colerosi”, “Terremotati”. Sugli spalti i consueti striscioni: “Lavatevi”, “Vesuvio pensaci tu”.

Quella domenica Diego, dopo le “funzioni” di rito a centrocampo”, si avviò sotto le tribune e fece un cenno verso la propria panchina; Carmando, massaggiatore e amico,  gli lanciò un pallone e “Lui” lo alzò con la punta destra, collo di piede destro, colpo di tacco destro, ginocchio destro, spalla destra, colpo di testa, spalla sinistra, ginocchio sinistro, tacco sinistro, collo di piede sinistro, stop tra i due piedi. Pallone inchiodato a terra. L’intera “giostra” in pochi secondi. Girò le spalle e tornò verso il centrocampo. Dagli spalti, e soprattutto dal tanto ambiente “in” della zona in tribuna, silenzio assoluto. I cori si placarono di botto e “noi” balzammo in piedi ad applaudire.

Mi piace sottolineare che uomini di calcio presenti (un ex portiere nazionale azzurro; un allenatore cecoslovacco, oggi compianto, passato per la panchina zebrata; un arbitro italiano, internazionale, allora quasi alla fine di una carriera prestigiosa) si guardarono compiaciuti e, penso, anche assai soddisfatti per la rivincita che Diego Maradona aveva regalato ai tifosi azzurri al seguito. Quella partita terminò uno ad uno, per noi segnò Daniel Bertoni.

Questo, secondo me, è il Diego Maradona che doveva essere oggetto di più attenta ricerca.

Un po’ come accade oggi: meno retorica – anche se promossa da plateali toni – e più attenzione alla responsabilità di una Città.

Nessuna indulgenza per un talento senza regole?

Durante la visione riflettevo su un dato di fatto; forse soggettivo, ma assai palpabile.

Si può anche essere disposti a perdonare qualcosa a chi dimostra di possedere un grande talento, ma quando si galleggia tra inganno e mistificazione, tra realtà non pervenuta e finzione scellerata, diventa tutto più inquietante. Qualcosa di simile ho avvertito, nei giorni passati, assistendo alla “signorile” reazione di un Dottore napoletano al cospetto di un Professore settentrionale.

Oggi, quella riflessione mi è tornata alla mente; leggo dello stato di assoluta crisi in cui versano tanti settori e ricordo a me stesso di come la “Politica” fosse una cosa seria; ai tempi della ricchezza che si produceva con il lavoro.

Era un’altra epoca; i Consigli Comunali si convocavano alle 21, per dar modo agli eletti di terminare la giornata lavorativa e, inoltre, pur se l’Assise si concludeva a notte fonda, nessuno recuperava il sonno perduto. Tutti, puntualmente, al proprio posto. Impiegati e professionisti, non faceva differenza. Il Bene Comune si soddisfaceva con impegno, ma il dovere al lavoro non subiva deficienze.

E’ evidente che il tema del sommerso è assai coinvolgente; è assolutamente chiaro che le iniziative si dipanano a macchia di leopardo; è realtà come ciò che è vero in un Territorio è smentito in un altro. Il tema delle “Mascherine” ne è il dato lampante.

Se si annuncia che tutte le farmacie distribuiranno le protezioni e poi si scopre non essere così, non sarebbe stato più assennato prima provvedere all’approvvigionamento, poi diramarne la disponibilità?

 Comprensione per mancanze evidenti

Oggi si dovrebbe spiegare che spendere per investire, non significa erogare per comprare consenso e capire, nel mentre, come mai se  un’azienda licenziava e dislocava, le sue quotazioni salivano in borsa.

Siamo alla divulgazione carente, si dovrebbe comunicare quando si ha qualcosa da esprimere, ma si tende a mostrare spontaneità dietro una diffusione preconfezionata. Vige, insomma, l’arte del  decontestualizzare,  e poco importa se l’astrazione della realtà aborra la dignità.

L’opposizione sembra dare minimi cenni, passando dalla assoluta mancanza di segnali vitali alla sala di rianimazione. Da una parte “qualcuno” massacra i suoi compagni di cordata, pensando che intraprendere tale azione, di sterminio a tutto campo, possa portare egli stesso a riprendere le redini. Dall’altra la maestria di  esperti che, operando a tutto campo, affermano il tutto ed il contrario di tutto.

Una sola chiarezza è emersa: la povertà non si combatte e sconfigge per decreto.

Da “Poderosa” a “Ponderosa”; l’importanza di una “n”.

Liquidità, subito e pronta. Questo l’incipit della Conferenza Stampa. Decisioni “pesanti” a favore di piccole, medie e grandi imprese. Professionisti non lasciati a se stessi, studenti incanalati in una nuova dimensione, che dovrà tener conto – in qualche modo – di meritocrazia e non tendente al “sei politico” di nessuna valenza. Si dovrà, comunque, fare i conti con una platea complessa e assai variegata; inoltre non appare improbabile – da quello che è sembrato comprendere – un’estensione all’insegnamento online all’apertura del prossimo anno scolastico. Un impatto davvero problematico per i “remigini” di un tempo? Non è detto; oggi sin da piccoli, i bambini, sembrano perfettamente a proprio agio alle prese con le odierne diavolerie telematiche.

Le tecniche di applicazione, è sembrato di capire, saranno efficienti e sburocratizzate; pochi fronzoli e tanti fatti.

“La storia è con noi e vedremo, alla fine, la storia quale via prenderà”, ha concluso il Presidente del Consiglio dei Ministri visibilmente soddisfatto e ottimista circa la ripresa.

I soldi in ballo sono tanti, ma delle positive attese ne avremo presto riscontro; l’auspicata speranza nel confidare al ritorno alle competenze? Solo la storia futura – appunto – potrà rivelarlo.

Intanto, come sempre, auguri a noi.