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I marmi di Ascoli Satriano sono un complesso di reperti in marmo del IV sec. a. C.  appartenuti ad una tomba dell’élite principesca dauna.

I due grifoni, attualmente si trovano nel Polo Museale di Ascoli Satriano, in Puglia.

Gli scavi

Negli anni ‘70 (forse tra il 1976 e 1977) furono effettuati scavi clandestini da tombaroli locali nella zona di Ascoli Satriano.

I reperti furono subito smembrati. Alcuni di essi, frammentari, furono sequestrati dalla Guardia di Finanza e conservati in casse nei magazzini della Soprintendenza a Foggia, dove se ne persero le tracce, in attesa del processo. Altri pezzi, i più pregiati, il trapezophoros e il podanipter, furono venduti dai tombaroli ad un famoso mercante d’arte, Giacomo Medici. I pezzi finirono, quindi, per il tramite di un noto trafficante internazionale, R. Symes, nella collezione di M. Tempelsman, magnate di miniere e mercante di diamanti belga-americano.

La vendita

Successivamente, sempre con l’intermediazione di Symes, i due straordinari oggetti del IV sec. a.C., pagati rispettivamente 5,5 e 2,2 milioni di dollari, furono venduti, insieme alla statua di Apollo (pagato 2,5 milioni di dollari) al J. Paul Getty Museum di Malibù in California. Il curatore della sezione di arte antica del Getty Museum, A. Houghton, venne a conoscenza nel 1985 della provenienza illegale degli oggetti acquistati da Tempelsman dallo stesso Medici, che dichiarò di aver acquistato nel 1976 o 1977 i pezzi e di averli venduti a due trafficanti internazionali: il podanipter a R. Hecht, il trapezophoros e l’Apollo a R. Symes. Houghton, inoltre aveva appreso da Hecht che il luogo di provenienza era Orta Nova, base dei tombaroli.

Intanto uno dei tombaroli, Savino Berardi, gravemente ammalato, poco prima di morire, nel 2002, indicò ai marescialli dei Carabinieri Salvatore Morando e Roberto Lai il sito di provenienza nel territorio di Ascoli Satriano, e, chiedendo ai militari di riportare i Grifoni in Italia, li informò dell’esistenza di altro materiale che gli fu sequestrato all’epoca.

L’indagine

I carabinieri allora avviarono una complessa indagine negli archivi della ex Pretura di Orta Nova, le cui competenze erano nel frattempo state trasferite a quella di Cerignola. Tra faldoni ormai destinati al macero, trovarono i documenti risalenti al 1978 e, quindi, mediante uno ‘scavo’ nei magazzini della Soprintendenza a Foggia, riscoprirono una cassa di materiali sequestrati, a nome Berardi, con 19 pezzi di marmo.

Il processo

È il 5 maggio 2006. A questo punto le due vicende tornano ad intrecciarsi: nell’ambito di un processo per commercio illegale di reperti archeologici contro il trafficante Hecht e l’archeologa Marion True, che nel 1986 aveva sostituito Houghton come curatrice dell’arte antica al Getty Museum. Angelo Bottini (allora Soprintendente Archeologo di Roma) riconosce l’alta qualità dei reperti ritrovati dai Carabinieri e stabilisce un collegamento con gli oggetti acquistati dal Getty Museum.

Dopo lunghe trattative condotte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a 22 anni dall’acquisto effettuato nel 1985, i reperti sono stati restituiti all’Italia il 1° agosto del 2007. Nel giugno 2010 il Ministero ha autorizzato il ‘ritorno a casa’ di questi straordinari oggetti.