Veduta di Shangai
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In questi ultimi mesi la tecnologia è sempre più al centro della competizione per la supremazia mondiale tra la Repubblica Popolare Cinese e gli Stati Uniti d’America

Attualmente la Ruota della Storia sta girando a favore degli Stati Uniti ma si sa, nulla è per sempre, dunque per mantenere la supremazia mondiale Washington deve bloccare tutte le manovre dei suoi diretti rivali che nel lungo periodo potrebbero minarne la supremazia.

Per riuscire a comprendere al meglio, a mio avviso, lo scenario globale dobbiamo immaginare il teatro geopolitico come un’enorme partita a scacchi in “simultanea”, nella quale un giocatore (nel caso specifico gli Usa), che in gergo viene chiamato simultaneista, affronta contemporaneamente più competitors (attualmente, Cina, Russia, Germania e pochi altri ancora) al fine di contendersi la supremazia globale. In realtà l’avversario principale di Washington è Pechino, perché rappresenta (al momento) l’unica Nazione che può competere con gli Usa per peso demografico, potenziamento delle Forze Armate e sviluppo della tecnologia.

Le mosse della Cina per la supremazia tecnologica

Per quanto concerne quest’ultimo ambito, la Cina ha deciso di attuare una politica di sviluppo tecnologico a tappe, fissando degli obiettivi intermedi che dovranno essere pienamente raggiunti prima di poter passare alla tappa successiva.

Uno dei centri di tale attività si trova l’azienda ZTE Corporation, occultamente gestita da società statali (come ad esempio la China Aerospace Science and Industry Corporation e la China Aerospace Science Technology Corporation) afferenti alle Forze Armate Cinesi.

ZTE punta di diamante “dell’invasione” tecnologica cinese

La Zhongxing Telecommunication Equipment Corporation (ZTE), la cui sede principale si trova a Shenzen, è stata fondata nel 1985 da Hou Weigui allo scopo di diventare il leader incontrastato, prima in Cina e poi nel Mondo, nel settore delle Telecomunicazioni. Soltanto con l’avvento del nuovo millennio l’azienda è cresciuta esponenzialmente, tanto da arrivare nel 2009 al terzo posto tra le società venditrici di apparecchiature GSM (acronimo inglese per Global System for Mobile Communications).

Questo tipo di tecnologia necessita, per poter funzionare al meglio delle sue potenzialità, del know-how statunitense in merito, soprattutto, al software e all’hardware. La ZTE, nel corso del tempo, ha aperto delle filiali in diverse Nazioni del Mondo tra le quali possiamo citare il Brasile, l’India, la Germania, Singapore, l’Australia, gli Stati Uniti e l’Italia.

ZTE Italia

La sede principale della ZTE Italia si trova a Roma, a via Laurentina. A partire dal 2011 la filiale italiana ha stretto un’intesa commerciale con Poste Mobile. Nel dicembre 2016, invece, la ZTE Italia ha firmato un importante accordo con il gigante della telefonia Wind Tre per lavori di rafforzamento e aggiornamento delle sue reti.

ZTE al centro del contenzioso tra Washington e Pechino

Nell’aprile 2018 il Dipartimento del Commercio degli USA, guidato dal Segretario al Commercio Wilbur Ross, ha posto il blocco totale alla vendita (fino al 2025), da parte di aziende americane, di accessori tecnologici alla Zhongxing Telecommunication Equipment Corporation.

Non solo, nel maggio 2018 la ZTE è stata costretta a chiudere i battenti in tutto il territorio afferente agli Stati Uniti d’America. Ciò perché Pechino è stata accusata di furto di tecnologia a danno di importanti aziende americane.

Risoluzione del problema

È notizia degli ultimi giorni che la Repubblica a Stelle e Strisce ha stipulato un accordo con la Repubblica Popolare Cinese, riguardante anche la ZTE. Entro trenta giorni l’azienda cinese dovrà sostituire la dirigenza e l’intero consiglio di amministrazione, inoltre dovrà pagare una multa da un miliardo di dollari più quattrocento milioni posti a garanzia.

Nonostante che sia stata riscontrata buona volontà da entrambe le parti nella soluzione del caso ZTE, capitolo importante ma non definitivo di questa Guerra Fredda tecnologica, lo scontro generale è ben lungi dall’essere concluso. Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti, ha deciso, infatti, di porre dei dazi (per un valore complessivo di 50 miliardi di dollari) su merci cinesi allo scopo di punire Pechino accusata dal Governo da lui presieduto di atti ostili verso il suo Paese, come ad esempio la concorrenza sleale operata da alcune aziende cinesi.

Ovviamente Pechino sarà costretta a rispondere a questo colpo, anche se il quando non si ancora…

Se siete interessati ad ulteriori approfondimenti potete consultare il sito di geopolitica http://www.limesonline.com/

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.