Tecnologia e furbizia non sono un binomio vincente
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Furbizia non è sinonimo di intelligenza, a maggior ragione nell’applicazione tecnologica. Infatti, Roberto Gervaso asseriva fosse più facile riscontrare furbizia in un cretino che in una persona intelligente

In un’intervista, una piccola attrice “geniale”, alla domanda su cosa le piacesse del ruolo interpretato, rispose: “…mi piace il fatto che è molto furba, intelligente ed anche un po’ ribelle, però molto buona di cuore in fondo“.

La sincerità, il candore e l’innocenza della mini diva è fuori discussione, ma il fatto che già da giovanissimi si faccia commistione tra la furbizia e l’intelligenza, è un chiaro segnale della visione delle cose.

Tra intelligenza e furbizia

Furbizia è, ad esempio, una scorciatoia o un modo per arrivare ad un risultato cui, evidentemente, l’intelligenza non sarebbe in grado di fare. È come chi sta, compostamente e doverosamente, in fila osservando lo scorrere della stessa in attesa del proprio turno e si rende conto che il “furbo” di turno (appunto), escogita qualche espediente per guadagnare posti.

Per i cinefili amanti di Totò, qualcosa tipo l’omino delle file, nel film “Siamo uomini o caporali”, con il grande Paolo Stoppa nel ruolo del caporale intransigente.

Nella furbizia, in effetti, ci sta sempre un briciolo di malizia; nell’intelligenza è preminente la sensatezza.

A tal proposito mi è venuto alla mente quanto raccontatomi da un amico qualche tempo addietro.

Un caso di cattivo uso della tecnologia

Gli era stato chiesto, da parte della proprietà, in maniera amichevole, senza alcun interesse e profitto reconditi, di analizzare l’andamento del sito afferente; un esame della sostanza, del contesto, degli argomenti e dell’esegesi di quanto, di volta in volta, postato.

Delucidazioni da fornire, a seguito di un ambito temporale abbastanza corroborante, onde poter, di conseguenza, verificare come migliorare i vari aspetti.

Mi spiegò, l’amico in argomento, di essersi imbattuto, in un articolo postato alle ore 19,33 e che dopo 17 minuti aveva ottenuto 274 visualizzazioni. Dati assolutamente significativi, meritori di particolare attenzione. Alle ore 19,57 le visualizzazioni erano arrivate a 333. In 24 minuti la media era di circa 14 visualizzazioni al minuto.

L’interesse era, evidentemente, altissimo e, quindi, l’argomento trattato doveva, per forza di cose, essere preso nella massima considerazione, ai fini di un efficace strumento da sottoporre alla “redazione-proprietà-direzione“. Il fine principale è quello di coltivare talenti, premiandone le qualità.

Il mio amico, pertanto, continuò a monitorare l’andamento e alle 20,30 le visualizzazioni erano attestate a 330; alle 22,05 il numero era 340. Considerando che le “visite” in sede di analisi erano state 6, il calcolo ultimo, all’ora finale citata, era di 334.

In breve, pure sorvolando sulle “visualizzazioni-analisi”, alle 19,57 i lettori-visualizzatori erano 333; alle 22,05 il numero era 340. Sette visualizzazioni in 128 minuti.

Dopo aver ascoltato attentamente l’esposizione chiesi, quasi spontaneamente, se non avesse preso in considerazione l’eventualità di domandare, all’autore dell’articolo in tema, una circostanziata e dettagliata relazione sul metodo di “penetrazione di interesse” (se non erro qualcosa che gli addetti chiamano “stakeholder“, sempre se non ho azzardato una bestialità, essendo io un neofita).

Un risultato talmente importante nei 17 minuti iniziali è roba da grandi quotidiani on-line e, quindi, sarebbe stato interessante, davvero, capire come poter estendere il coinvolgimento; dove e come intervenire per poter raggiungere obiettivi inattesi, insperati e assolutamente ragguardevoli.

Il mio amico mi guardò, tra il perplesso e lo stupito, dandomi netta la sensazione che pensasse di me “…ma questo ci è o ci fa?“.

Evidentemente ebbe, però, la carineria e la cortesia di smaliziarmi, spiegandomi che le visualizzazioni potevano essere “alterate“.

“Alterate?”, domandai, quasi dubbioso; e lui mi confermò l’esistenza di metodi idonei ad assicurare tale risultato.

Nel salutarci, mi confessò di avere un dilemma, tuttavia, circa il modo di esporre, quanto emerso, a chi gli aveva chiesto l’analisi e di avere in mente due soluzioni.

Le due soluzioni

La prima, che avrebbe denominato a), quella di chiamare l’autore dell’articolo a spiegare alla redazione come poter ottenere un simile risultato, nell’interesse primario della redazione stessa, della proprietà e della direzione; la seconda, citata come b), cercare di illustrare ai redattori, in primis, se non fosse il caso di comprendere, nel loro stesso interesse, quale dei due casi imperasse: prendersi in giro da soli o non farsi prendere gioco di loro stessi. Insomma, tentare di illustrare come i fischi non possono essere confusi con gli applausi.

Non so cosa decise, ma di certo qualcosa di simile, tra furbizia e intelligenza, doveva entrarci qualcosa. Con un’aggravante: la tecnologia dove supportare e non essere utilizzata per ingannare.