violenza domestica
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Un isolamento che non deve diventare prigione. La violenza domestica non è magicamente scomparsa

Per tutti noi è scattato il lockdown a causa del Covid-19. Sembrava lontano anni luce e l’Oriente lo abbiamo sempre visto come un mondo che corre senza limiti di spazio e tempo. E invece anche lui si è piegato ai dettami di un’entità fantasma che annienta senza distinzione di razza e sesso.

Non solo paura  e l’ “io resto a casa” martellato e martellante come un mantra tatuato nel pensiero che difficilmente dimenticheremo.

La casa per ognuno di noi dovrebbe essere un porto sicuro, dove coltivare e proteggere gli affetti eppure il rovescio della medaglia è che tutto d’un tratto il sole della casa può trasformarsi come il buio più nero di una notte senza fine.

Tra le pareti e dietro giorni e settimane di confinamenti e convivenze forzose rimbalzano su tramezzi di gomma silenzi pesanti come macigni, numeri che non registrano pandemiche morti, ma percentuali di dissennata possessività.

Aumentano i casi di violenza di genere, ma paradossalmente diminuiscono le denunce e i dati rischiano di diventare delle piste sbagliate. Eppure i numeri pre-quarantena erano già da brividi.

“E’ “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà”. Così recita l’art 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne…

La violenza di genere

Con l’espressione violenza di genere si indicano tutte quelle forme di violenza da quella psicologica e fisica a quella sessuale, dagli atti persecutori del cosiddetto stalking allo stupro, fino al femminicidio, che riguardano un numero sempre in aumento di persone discriminate in base al sesso.

L’amore insano, che si palesa con balistica precisione sul volto, come un uppercut ben studiato, la convivenza costretta con compagni partner mariti figli, di cui si erano perse le condivisioni a tempo prolungato hanno sicuramente cambiato il nostro modo di vivere.

E’ impennata verticalmente la percentuale di stress psicologico e fisico su cui ha avuto un ruolo centrale la paura e l’ansia causate dalla reclusione che al contempo ha fatto riemergere attriti latenti, nascosti come polvere sotto i tappeti.

Dal dopoguerra ad oggi sono tante le associazioni  e i centri antiviolenza nati in Italia, per aiutare le donne, nonostante questo sembra sempre che manchi qualcosa per portare i numeri al di sotto di statistiche drammatiche.

E allora mi domando perché su queste tematiche non si riesce a correre, a cambiare il sistema delle leggi, inasprendo davvero le pene.

E’ inconcepibile che nel giro di pochi anni chi si è macchiato di un reato deprecabile come la privazione della vita altrui, con la premeditazione, con l’acredine del “o con me o sei nulla”, poi esca fuori alla luce del sole come se niente fosse.

Vale davvero così poco la vita di una persona?

Eppure si legge che tra le proposte di emendamenti al decreto Cura Italia, spicca un dato: servono risorse, denaro. In questa direzione va la previsione di un fondo da 5 milioni di euro pensato per sostenere il percorso di fuoriuscita dalla violenza; un altro da 4 milioni, destinato a rinforzare la rete delle case rifugio e favorire l’emersione del fenomeno con la garanzia di un’adeguata protezione per le vittime.

Non ultimo, quello che viene definito come «Fondo per la sostenibilità sociale» e che sposta la mira sulle attività di interesse generale, legate  ai temi delle pari opportunità e del contrasto alla discriminazione.

Varie le iniziative lockdown-covid19, che è un virus pandemico mondiale, ma anche il femminicidio è un problema di proporzioni planetarie che non conosce limiti geografici, né di età.

Un hashtag per non lasciare le donne da sole

In qualche pagina social timidamente appare l’hashtag #leirestaacasa perché sarebbe più giusto che chi usa violenza venga davvero allontanato da quella casa.

Oppure un altro codice di richiesta aiuto-alternativa, ci si può recare in farmacia e pronunciare il messaggio in codice: “Mascherina 1522”. Saranno tenuti a tenere in considerazione la richiesta di aiuto. 1522 è il numero antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24.

L’importante è far sapere alle donne a rischio che non sono sole, anche articoli come questo che attirano l’attenzione possono essere un modo per dar voce ai silenzi del cuore.

Ungheria non ratifica la Convenzione di Instanbul

Intanto in Ungheria, con 137 voti a favore e 53 contrari, il Parlamento di Budapest approva la ‘Legge di autorizzazione’ che assicura al primo ministro Viktor Orban pieni poteri per, ufficialmente, contrastare il coronavirus ma, in modo del tutto autarchico, Orban con il Parlamento Ungherese non ha ratificato la Convenzione di Istanbul.

Il testo più avanzato e primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica adottato dal Consiglio d’Europa nel 2011 e sottoscritto dall’Ungheria nel 2014, piombando di fatto in un medioevo storico sociale. 

Irene Sparagna [E’ da sempre interessata al mondo delle manifestazioni culturali e sociali, soprattutto per quanto concerne il campo dell’integrazione e delle fasce meno protette].