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Il caso di Nembro e Alzano: 2 focolai di Coronavirus ma i  comuni non sono stati trasformati in “zone rosse”

Nembro e Alzano sono due comuni della Val Seriana, in provincia di Bergamo, in cui da giorni è scoppiata la polemica sulla mancata attuazione della “zona rossa”.
All’inizio di marzo, quando i contagiati erano 74 a Nembro e 35 ad Alzano, c’erano tutti i presupposti per il via alla quarantena.

All’alba del 7 marzo  300 tra carabinieri e poliziotti erano pronti a sigillare i due paesi.
Alle  9 di mattina nelle chat si parla di transenne già ai lati delle strade, di bloccare i confini, come a Codogno.
In quell’infinito giorno invece non succede nulla. Il via libera alla zona rossa non arriva e non arriverà mai.

Cosa è successo in quei giorni così tesi per la provincia di Bergamo?

Per capire meglio la successione dei fatti è bene partire dall’inizio.
Domenica 23 febbraio l’ospedale di Alzano Lombardo, il «Pesenti Fenaroli», viene chiuso dopo l’accertamento di un caso positivo al Covid-19 nel pronto soccorso, poi trasferito all’interno dell’ospedale.
Viene riaperto nella serata della stessa domenica, dopo qualche ora di stop.

Alcune testimonianze confermano che alcuni pazienti hanno cominciato ad accusare sintomi nei giorni precedenti al primo caso ufficiale. Un’ipotesi che, se verificata, potrebbe spiegare l’inizio del focolaio nei due paesi e all’interno dello stesso ospedale, dove oltre ai tanti decessi, si sono ammalati anche molti medici e infermieri.
Due giorni dopo la chiusura lampo dell’ospedale di Alzano si inizia a parlare di zona rossa.

Sono i giorni in cui si levano tante voci preoccupate per le conseguenze del blocco totale dei due paesi, soprattutto per le eventuali ripercussioni su uno dei territori più industrializzati della Bergamasca. (Quasi 4 mila lavoratori, più di 370 aziende, quasi 700 milioni di euro di fatturato)

Erano anche i giorni, bisogna ricordarlo del “Milano non si ferma” e “Bergamo non si ferma“.
I giorni in cui, dopo 48 ore di chiusura di bar e ristoranti dopo le sei di pomeriggio, veniva loro concesso di rimanere comunque aperti, rispettando un metro di distanza tra i clienti.
Erano i giorni in cui la classe imprenditoriale lombarda premeva per evitare ulteriori restrizioni e superare quelle appena stabilite.

Il numero dei morti potrebbe essere “sostanzialmente sottostimato”

Queste sono le conclusioni di uno studio fatto dall’Ospedale Universitario della Charitè di Berlino. I ricercatori tedeschi hanno osservato che nel mese di marzo, nella città di Nembro, si sono verificati molti più decessi rispetto ad ogni singolo anno dal 2012, ma che solo la metà dei decessi è avvenuta a causa del Covid-19.

Gli studiosi hanno riscontrato che tra gennaio 2012 e febbraio 2020 si sono verificati in media 10 decessi ogni mille persone, con un massimo di 21,5 morti per mille persone in alcuni casi. Nel marzo 2020, il tasso di mortalità ha raggiunto un picco di 154,4 ogni mille persone, per tutte le cause, dichiarando le loro perplessità anche sulla base di altri studi più ampi svolti su centinaia di città italiane, dove il tasso di mortalità è salito notevolmente durante la pandemia.

Il bisogno di risposte si fa largo tra i cittadini, soprattutto tra coloro che hanno perso persone care.