Lady Diana e il Principe Carlo (Fonte Flickr)
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Un incidente automobilistico mise fine alla “favola” della Principessa Triste, a Lady Diana Spencer

Quel 31 agosto del 1997 doveva essere una tranquilla  domenica a Parigi. Una giornata che cambiò radicalmente alle ore 00:23, quando l’auto sulla quale si trovava, tra gli altri, Lady Diana Spencer sbandò andando a schiantarsi sul tredicesimo pilastro di sostegno del tunnel del Ponte dell’Alma. 

L’incidente del 31 agosto

Dopo alcuni giorni trascorsi tra le coste italiane e francesi (sullo yacht Jonikal) Diana Spencer e il suo fidanzato Dodi Al-Fayed sarebbero dovuti tornare a Londra ma lasciata la Sardegna, il 30 agosto, decisero di pernottare al Ritz, hotel di proprietà della famiglia di Dodi. 

A causa dell’eccessiva attenzione mediatica, la coppia decise di lasciare l’hotel, attorno alle 00.20, per recarsi in un appartamento in Rue Arsène Houssaye

Sull’auto (una Mercedes S280) c’erano, oltre a Lady Diana e Dodi Al-Fayed,  Trevor Rees-Jones (guardia del corpo) e Henri Paul (capo della sicurezza del Ritz). 

Era quest’ultimo a guidare e ad aver perso il controllo della vettura. 

La morte di Lady Diana 

Dopo circa 40 minuti Diana Spencer fu estratta dal veicolo, uno spostamento che le provocò un arresto cardiaco che fu affrontato, positivamente, tramite rianimazione. L’ambulanza giunse all’Ospedale Pitié-Salpêtrière alle 2:06. 

Fu tentato di tutto ma i danni interni erano troppo estesi: il decesso di Diana fu dichiarato alle ore 04.00. 

Al-Fayed e Paul morirono sul colpo mentre Rees-Jones, unico ad indossare la cintura di sicurezza, riuscì a salvarsi nonostante fosse davanti e le ferite riportate. 

John Travolta e Lady Diana (Fonte Wikipedia)

Fatalità o morte mirata?

Da quel giorno, sono fiorite tante teorie sulla morte di Lady Diana: una tragica fatalità o un attentato da parte dei Servizi Segreti Britannici? 

Prima di tutto bisogna ricordare che c’erano dei paparazzi che stavano inseguendo l’auto per scattare foto alla coppia del momento. Il veicolo inoltre era guidato da una persona alla quale furono riscontrati, post mortem, un alto tasso alcolico nel sangue e psicofarmaci dei quali faceva uso Henri Paul a causa di una recente depressione. 

Perché i Servizi Segreti Britannici avrebbero dovuto organizzare e attuare “l’omicidio” di Diana Spencer? 

Secondo diverse teorie il rapporto tra Diana e l’egiziano Emad El-Din Mohamed Abdel Moneim Fayed, e un loro eventuale figlio, avrebbe compromesso la tenuta della Monarchia nel Regno Unito. 

Un personaggio scomodo, dunque, pericoloso, che doveva essere eliminato per il bene supremo della stabilità reale. 

Richard Tomlinson, ex agente dei Servizi Segreti Britannici, rivelò alcuni anni fa che sarebbe stato utilizzato un raggio laser per disorientare l’autista e farlo andare a sbattere sui piloni del ponte. 

Un’affermazione che va a suffragare le dichiarazioni dei testimoni che affermarono di aver visto una luce intensa prima dello schianto. 

Alcune persone, inoltre, collegate alle indagini, ad esempio il fotografo James Andanson (presente quel giorno nel tunnel con la sua Fiat Uno), sono morte in maniera più o meno sospetta. 

La Principessa Triste

Fino ad ora, però, nessuna prova realmente decisiva suffraga le teorie del complotto. 

Quello che è certo è che tre persone morirono in quel tragico evento, tra le quali la Principessa Triste, Lady Diana Spencer. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.