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Diatribe e confusioni senza cognizione della realtà

Diversi anno or sono, troppi finanche, ad una precisa domanda circa l’identità della politica, il Professor Enzo Spaltro rispose che, secondo il suo punto di vista, l’impegno politico – per essere davvero definito tale – doveva transitare per una visione, ampia e totale, del coordinamento progettuale, atto ad agevolare il benessere soggettivo. Doveva, pertanto, produrre prosperità tramite relazioni, ma con una focale peculiarità, quella di dichiarare ciò che persegue e perseguendo ciò che dichiara.
L’eminente accademico – novantuno anni lo scorso 3 luglio – è tra i massimi esperti, a livello mondiale, di psicologia del lavoro; a  partire dal 1967 si è interessato all’associazionismo studentesco, analizzandone ogni aspetto e sviluppandone idee che avrebbero trovato conferme con il passare del tempo.

In uno dei suoi ultimi studi si è occupato – a seguito di una proposta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – di trattare, coadiuvato da Lancioni e Gorini, i metodi per prevenire il rischio ambientale, da rumore ed inquinamento afferente, negli ambienti di lavoro relativo al settore dello svago e del divertimento.
In pratica, il veloce mutamento della realtà sociale e le variate condizioni economiche dovevano avere una seria riorganizzazione, sull’evoluzione della vita notturna.

Da tale riflessione mi è venuta, quasi spontanea, l’analogia con quanto viviamo oggi.
Davanti a cotanta confusione e altrettanta disorganizzazione – culturale, cognitiva, comunicativa e propositiva – ci sarebbe da pensare ad una seria riorganizzazione dell’intero sistema. Ma non nel senso che ci stanno “bombardando” da tempo, ma nell’accezione di quanto espresso, a proposito della politica, dal Professore.

Nessuna volontà di arginare le pecche

In effetti, e non dovrebbe sfuggire a nessuno, qui si parla di scarsa democrazia politica; promesse non mantenute, annunci senza conseguenze, provvedimenti avulsi da applicazioni reali, tutti – indistintamente – atteggiamenti connotanti mancanza di rispetto delle più elementari regole democratiche.

Non esiste estensione, alla provata Comunità, di quanto davvero si percepisca – anche in maniera errata e convulsa – nella centralità del Potere.
Decisioni offerte al Paese, ma non supportate da concretezza e, quindi, nessuna possibilità di essere attuate.
Nessun controllo su quanto propagandato e quello realizzato; autodeterminazione della presa d’atto del tutto assente. Ciò che ormai si percepisce, dalla parte cui il disagio è ormai insopportabile, è solo un senso di insolenza a cura di coloro che continuano in inefficaci diatribe.
Qui ci sta in gioco il futuro del Paese e, quindi, delle future generazioni.

Quando si capirà?

Auguri a noi.