La scena del dopo Attentato di Sarajevo
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L’Attentato di Sarajevo, avvenuto il 28 giugno 1914, ha innescato la I Guerra Mondiale. Vediamone i retroscena

Nessuno si sarebbe mai immaginato, quel 28 giugno 1914, che uno sparo avrebbe cambiato per sempre l’assetto geopolitico del mondo. Uno uomo uccise l’erede al trono di un vasto impero multietnico e il mondo non fu più lo stesso.

Ma perché si arrivò a questo tragico epilogo, conosciuto da tutti come Attentato di Sarajevo? Lo scopriremo in questo numero di Pillole di Storia.

La polveriera Bosnia Erzegovina

La Bosnia e l’Erzegovina erano due province dell’Impero Ottomano amministrate dal 1878 (Congresso di Berlino) dall’Impero Austro-Ungarico. Questa situazione paradossale venne risolta nel 1908, quando Vienna procedette alla definitiva annessione della due province ottomane.

Questa decisione non venne presa di buon grado dalla Serbia, che considerava soprattutto la Bosnia come suo territorio irredento.

In breve tempo i Balcani divennero una polveriera, pronta ad esplodere per il minimo incidente.

Come si arrivò all’Attentato di Sarajevo?

Gavrilo Princip nacque il 25 luglio 1894 a Obliaj (Bosnia). Amava profondamente il suo Paese e la Serbia, tanto da entrare giovanissimo nella Mlada Bosna (Giovane Bosnia), un gruppo terroristico che voleva l’unione della Bosnia con il Regno di Serbia.

Gavrilo Princip (Fonte Wikipedia)

Ben presto questo gruppo di giovani ribelli trovò un valido sostegno nella temuta Crna Ruka (Mano Nera), emanazione dei servizi segreti serbi con sede a Belgrado.

Venne deciso dai decisori politici di Belgrado che i membri della Giovane Bosnia avrebbero dovuto assassinare un’importante figura politica austroungarica: l’erede al trono, Francesco Ferdinando.

A capo della congiura pare che vi fosse il colonnello Dragutin Dimitrijević, meglio noto come Apis.

Più di uno a partecipare all’attentato

Non tutti sanno che il 28 giugno 1914 non c’era solo Gavrilo a partecipare all’attentato. Altri membri erano appostati lungo il tragitto che doveva seguire quel giorno il povero Arciduca e la moglie, Sofia Chotek.

In quel giorno infausto, un primo attentato provocò la morte di due ufficiali che si trovavano a bordo del veicolo di scorta ai principi. Una bomba era stata lanciata dalla folla.

Lo stesso Princip, sembra, che abbia fallito due volte prima di colpire il bersaglio e dare così inizio, inavvertitamente, alla I Guerra Mondiale.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.